Se non addirittura temerario. Almeno qui in Italia, dove abbiamo avuto un ventennio fascista che ha lasciato il segno per molti anni, dopo la sua caduta, e ancora oggi si grida “fascista” a chi non la pensa come te.
Non so se in Germania, dove ha allogato un regime assai più violento e tragico, il nazismo, ancora oggi si usi definire l’avversario politico che non la pensa come te con l’appellativo di “nazista”. Spero di no. Perché questo permanere di un’accusa che non ha più ragione di essere degrada chi la pronuncia ad un essere umano non più capace di dialogare. È il dialogo la cartina di tornasole della democrazia, congiuntamente al rispetto di chi ha idee diverse. La società è regolata da leggi che, almeno in Italia attualmente, sono generate da un confronto democratico tra maggioranza e minoranza, quali sono uscite dalle elezioni politiche liberamente indette e svoltesi.
Ho voluto scandagliare questa atmosfera (che mi addolora e anche mi indigna) in 2 libri che hanno cercato di fotografare la situazione del dibattito politico nel nostro Paese. Il primo è costituito da un solo volume e s’intitola “La politica su Facebook”, che va dal 4 marzo 2018 al 10 settembre 2019, e l’altro è costituito da 3 grossi volumi con il titolo “Un anno vissuto politicamente”, che va dal 14 settembre 2019 all’8 novembre 2020. (Si trovano entrambi su Amazon.it)
Ebbene, ciò che ne è uscito è qualcosa di tragicamente penoso. Si sono ascoltate voci che non esitavano a dire una cosa e, in un’altra occasione, a contraddirsi. La rabbia accompagnava ogni intervento, e le offese di ogni tipo non sono mancate. Lo storico che vorrà esaminare questo periodo troverà la verità, ossia l’atmosfera reale che abbiamo vissuto, in questi due miei libri, e credo che non troverà altra documentazione più puntuale e esauriente. L’anima dell’italiano politicamente contorto emerge con l’impeto di un ciclone e ogni avversario è demolito brutalmente. Constaterete nei due libri che la parola più significativa per tacitare l’avversario e tentare di farlo sentire inferiore e ridicolo è sempre stata quella di “fascista”. Qualche volta gli si è risposto che l’avversario solcava le orme di un comunismo che non aveva niente da invidiare al fascismo, ma il fronte schierato contro il presunto fascismo ha superato di molto l’altro, al punto che, chi credesse in talune e frequenti dichiarazioni rilasciate dai miei molti protagonisti, potrebbe essere indotto a pensare che in quei periodi presi in esame, l’Italia fosse davvero governata dal fascismo.
Che è una grande e stolida menzogna. Infatti, in Italia dalla caduta del fascismo in poi, le elezioni si sono svolte sempre liberamente, senza costrizioni e minacce, e la partecipazione del popolo è stata sempre lusinghiera, anche se oggi si deve registrare un calo della fiducia nel nostro sistema democratico. Il perché è presto detto. I partiti, e quelli di sinistra in particolare (sono d’accordo con Marco Rizzo, che più a sinistra di lui non si può), non rappresentano più il popolo, ma un’élite che gode di potere, di protezione, di credito e produce uno stolido fascino sulle menti che si credono più evolute, al modo in cui nel ‘700 l’intellighenzia nulla sapeva e nulla le importava di coloro che languivano nella fascia più bassa della popolazione. La sinistra di oggi le assomiglia. E la destra? La ritengo migliore, meno ipocrita e più vicina ai cittadini, anche se governare l’Italia è ed è stata sempre un’impresa ardua. Una faticaccia, che non raccoglie simpatie, ma quasi sempre, negazioni e rigetto.
A Lucca governa il Centrodestra, e continue sono le critiche, ma io ho 84 anni e posso dire ai più giovani che sono rare le amministrazioni che hanno bene operato. Ricordo quelle di Favilla, Martinelli e Fazzi. E oggi Mario Pardini con i suoi assessori, tutti impegnati e bravi, sta smuovendo una città che, ai tempi in cui ero giovane, era criticata per il fatto che pochi nel mondo la conoscevano e pochi erano quelli che desideravano visitarla. Oggi il turismo abbonda, facendo la felicità dei commercianti. Alcune sue manifestazioni culturali da qualche anno sono conosciute nel mondo. Si dice che forse è troppo. Ma Lucca è diventata attrattiva e richiesta come Firenze, Venezia, Napoli, Palermo e, dunque, che male c’è?
(disegno di Dario Lustro)



