Anno XI 
Giovedì 10 Settembre 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
18 Gennaio 2025

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Molto meglio di tante telenovelas il serrato succedersi d’idiozie da parte di commentatori schierati a prescindere, su questa vicenda Rami. In particolare sono esterrefatto delle capacità logico-dialettiche dimostrate il 17 gennaio con Del Debbio dal dr. Matteo Pucciarelli, l’uomo di “La Repubblica” che ha costruito il mito-Vannacci, ma anche da quelle di altri esponenti di questa mirabile scuola di pensiero. 
Le immagini ci dicono che i carabinieri cercano di soccorrere il Rami agonizzante? Non rileva, prima hanno fatto di tutto per ammazzarlo.
Ma non c’è una frase che lo dimostri, fra quelle registrate! Fa nulla, forse le pensavano. E comunque è morto un ragazzo.
Qualcuno spiega che l’inseguimento, per legge, doveva essere condotto obbligatoriamente? È morto un ragazzo, cosa che “cambia tutto”. E un ragazzo ha il diritto di cazzeggiare. Al proposito abbiamo scoperto – dopo il diritto all’eleganza – altro cardine della libertà, che dovrà essere inserito nella Carta dei Diritti dell’Uomo.
I carabinieri non potevano sapere se chi fuggiva l’avesse fatto solo perché privo di patente, o perché avesse commesso un grave reato? Fa nulla, poiché poteva essere una bazzecola, nel dubbio, non si doveva inseguire.
Ma i carabinieri non potevano sapere che il fuggitivo fosse un ragazzo! Fa nulla, anche se fosse stato un quarantenne non andava inseguito per non rischiare d’ucciderlo.
Non si vede da nessuna parte uno speronamento volontario da parte dei carabinieri? Fa nulla, doloso o colposo lo speronamento c’è stato (perché poi, se la perizia dei VVU lo esclude?) e quindi non bisognava inseguire.
Insomma, riassumendo la logica alla base delle tesi colpevoliste – a carico dei carabinieri, ça va sans dire – del connubio maranza-cronisti di sinistra, viene fuori quanto segue:
poiché un inseguimento potrebbe concludersi con la morte dell’inseguito, allora non lo si pone in essere;
poiché non si può sapere chi è il fuggitivo, se pericoloso criminale o sconsiderato giovanotto, nel dubbio non si fa nulla;
le forze di polizia hanno sbagliato tutto in materia di addestramento e equipaggiamento dei loro uomini impegnati su gazzelle e pantere. Hanno fornito PC, sistemi di videoripresa e registrazione audio, radio, strutture di contenimento per fermati e arrestati da allocare nel lato posteriore dell’abitacolo, dimenticando lo strumento principale: la palla di cristallo. Per usare al meglio la quale si può assoldare il Mago Otelma. Così l’equipaggio prima di lanciarsi all’inseguimento ha un’idea di chi deve rincorrere e – magari – se si andranno a schiantare da soli e non ci sarà bisogno di mettergli pressione.
Ora però emerge un problema, evidenziato dalle prime pagine dei quotidiani di oggi 18 gennaio. Per la Procura di Milano non c’è stato nulla d’errato nelle procedure impiegate per inseguire l’elettricista Rami e l’amico abile centauro. Potrebbe esserci qualcosa di penalmente rilevante nell’eventuale impatto – ove verrà dimostrato – dolo o colpa che sia. Ma almeno un punto fermo è stato messo: l’inseguimento si fa, naturalmente senza puntare a speronare e ammazzare lo sconosciuto motociclista, che il casco lo deve indossare come previsto.
E mo’ che farà il Pucciarelli? A cosa si aggrapperà? A cosa si attaccherà?
Beh, semplice. Alle toghe nere. Che da quando Meloni e Nordio sono al potere cominciano a non avere più paura di dire la loro.
O magari tornerà a dire che, comunque sia, la vita di un fuggitivo vale più del dovere di reprimere un reato. Perché è inutile spiegarglielo a questi signori: non li smuovi. È così e basta.
E con questo chiudo il cerchio, andando dove volevo andare a parare.
Tutti i fumatori incalliti che m’inondano di video contro il sindaco Sala che vieta di fumare passeggiando sui marciapiedi di Milano, stiano sereni e la piantino d’ingolfarmi il cellulare. Basta che se la diano a gambe. Sicuramente i “Ghisa” – almeno quelli, considerato il punto di riferimento dottrinale che hanno – non li inseguiranno. 

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