Anno XI 
Domenica 6 Settembre 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
26 Marzo 2026

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La sconfitta referendaria, fra le tante reazioni, ha evidenziato la solita tendenza a ritenere tutti idioti coloro che hanno votato contro. Manco che sul fronte del sì si sia andati cauti con boiate pazzesche. Qualcuno poi ha tirato fuori, in un mondo che è sempre più comunicazione che contenuti, il solito “difetto di comunicazione”. Che poi è tesi autoreferenziale e auto-assolutiva che sta per “avevo ragione ma non mi son spiegato”. Un po’ meno superbo che dire “avevo ragione, ma tu – poverello – non hai capito”.

Da lungo ho appreso che un approccio siffatto porta a sottovalutare le proprie fesserie, per ricascarci alla prossima. O sempre detto a chi lavorava con me che, prima di criticare un interlocutore che ci chiudeva la porta in faccia, fosse necessario capire se si fosse fatto tutto, ma proprio tutto, perché il portone ci fosse spalancato.

Beh, qui non ci vuol molto a comprendere che di cose che non andavano ve ne fossero. E correre tardivamente a chiudere la stalla stavolta non so manco quanto possa servire. Coi buoi a ramengo.

Non voglio essere esterofilo, ma un ministro che si ritrova indagato, per tasse e contributi, o per aver frodato aiuti di stato, si deve far da parte. Pensiamo alla ministra della Perfida Albione, che per aver voluto risparmiare sulla tassa della casetta, s’è dimessa all’istante. Noi invece, col principio del garantismo, che beninteso ci sovviene solo se fa comodo e riusciamo a proporlo perché sorretti da abbastanza potere in stile Marchese del Grillo, pensiamo di essere un passo avanti. Beh quel principio vale, eccome, ma se fior di piccoli politici locali si vedono distrutta radiosa carriera per analoghe bucce di banana, col partito che si vanta di “aver fatto pulizia” o, almeno, di “aver improntato la propria azione a saggia tutela”, difficile poi spiegare al pubblico pagante e no che invece un alto esponente di partito, cui si è affidato un dicastero, debba fruire di garantismo illimitato. E pensavo che con quell’episodio della “pitonessa” si fosse toccato il fondo. Ma al peggio non c’è mai fine.

Così un giorno un sottosegretario, quello al ministero che è al centro del quesito referendario, si mette in affari con persone poco trasparenti. Nella “perfida Albione” finiva a casa da subito. Da noi si prova a dire che si è solo trattato di “leggerezza”.

Già. Quello che se lo commette un ufficiale delle Forze di Polizia, è la fine e basta. E così, dopo aver visto fior di galantuomini in divisa invitati a “farsi da parte”, in nome della prioritaria necessità di non prestare il fianco alla facile critica, stavolta, per uno “de’ noantri”, si opta per il buffetto.

Ma non basta, si lascia una Capo di Gabinetto, dello stesso ministero nell’occhio del ciclone, invitare il popolo sovrano a “far fuori la magistratura”. E non la si caccia subito.

Chissà se si è considerato che, a non far nulla a questi tre geni della comunicazione, forse, il popolo sovrano s’incazza.

Perché se Vannacci provoca riprovazione per quattro concetti che non è detto si debba condividere, almeno al vaglio del giudizio penale e contabile ne è sempre uscito bene.

Il popolo sovrano s’incazza perché rimugina che forse qualcuno è così sicuro di vincere il referendum, che si può permettere ministri indagati, sottosegretari che fanno affari con la camorra, e flatulenze cerebrali di rampanti Cape di Gabinetto.

E allora te la fa pagare.

E ho paura, con tutto che preferisco un governo di questa parte a ciò che potrebbero fare “Elly-e-i-suoi-fratElly, che la defenestrazione dei tre geni sia stata tardiva. E abbia avuto un prezzo.

Altro che “difetto di comunicazione”: qui ci si era spiegati benissimo.

Una ministra accusata di frodare i soldi dello Stato non si tocca.

Un sottosegretario può fare affari con la camorra.

Una Capa può dire ciò che le pare, invece d’incarnare l’anima del tessuto burocratico di un Dicastero, con tutte le esigenze di cautela nel parlare e nell’agire.

La gente ha compreso e presentato il conto.

Errare è umano, ma perseverare è da ciucci.

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