Con un’Italia e un universo-Mondo in attesa di conoscer quando verrà posata la prima pietra del Ponte più discusso del globo terracqueo, peraltro da me auspicato in più occasioni, e il partito in progressivo disfacimento, fra le secessioni di sigle come Italexit e il Fontana-Group alla Regione Lumbard, francamente son stupefatto. L’ottimo ministro Salvini continua ad interessarsi alla mia umile persona, approfondendo in progressione la sua conoscenza dei miei dati personali.
Prima era preoccupato delle mie paure d’andar per Stazione Centrale meneghina. E con garbo gli ho spiegato che – aspirando indegnamente a Palazzo marino – devo ragionare da cittadino medio. Che attraverso i sondaggi esterna preoccupazione. Non potevo certo – sarebbe stato indecoroso – rodomonteggiare su riconoscimenti attestanti che all’occasione la paura l’ho superata più volte. Il passato non lo rivango mai più di tanto e guardo avanti da sempre.
Poi ha voluto render noto a noi (OKKIO, nessun pluralis maiestatis. parlo dei miei collaboratori e della mia umile persona), di dover io istruirmi adeguatamente sulla topografia urbana del capoluogo della Madunina, perché in quanto originario della “Provincia di Roma”, nulla sapesso di Giambellino, Corvetto e Quarto Oggiaro.
Non ho risposto neppure. Ma non perché non dessi adeguato rilievo al tema toccato dall’Illustre Signor Ministro. Bensì è stato il mio profondo rispetto istituzionale, e l’aver già espresso la mia circa queste obiezioni ai rappresentanti dei media, a convincermi a non tediare ulteriormente l’uditorio. E poi so bene che al “Bar del Giambellino” c’era “Cerutti Gino”, chiamato “Drago” dagli amici del citato esercizio pubblico, che lo consideravano un “Mago”. Insomma: qualcosina l’ho studiata!
Adesso però il Signor Ministro (Illustre, ovvio!), torna in argomento. Stavolta sa anche che sono originario di Anzio, ove non risiedo fisicamente da quando feci accesso alla Scuola Militare Nunziatella nel 1972. E – bontà sua – ritiene che di una mia elezione saranno di certo contenti i miei concittadini dell’antica cittadina del litorale romano. Che ricorda le guerre fra Volsci e Romani, e lo sbarco alleato del 1944. Sottintendendo che l’evento potrebbe non avere analogo successo fra i cittadini meneghini, e assicurando che ci penserà lui a mettere in campo un competitor milanese DOC.
Beh, interessante sapere si sia preso la briga di rinvenire su Wikipedia i miei natali.
Peraltro di recente – riprendendo argomenti evidenziati in diverse occasioni dal gen. Vannacci e da chi scrive – ha assicurato che vuole “remigrare” stranieri illegalmente presenti sul territorio nazionale, in particolare se autori di crimini. E ha proposto di rivedere il sistema di bonus e assegni che consentono ad extracomunitari di percepire in pratica un 2° stipendio, e accedere ai benefit (casa popolare, precedenza per asili, tempo pieno a scuola etc.), come se tali somme non fossero introitate, in quanto non inseribili in ISEE.
Beh, rinvenendo più punti di contatto che di discordia – a livello politico – mi sorge un dubbio.
Ma davvero il Signor Ministro è così ossessionato dalla mia umile (e son tre, OK, ma lo faccio solo per chiarire il concetto) persona? E allora presenti questo candidato tutto Madunina e Lorenteggio, Navigli e Porta Ticinese! Almeno inizieremo finalmente a parlar di cose serie e di come si vuole migliorare la situazione del capoluogo, riconoscendo con garbo che tanti nuovi risultati potrebbero anche essere frutto di chi ha lavorato prima di noi.
Che poi, detto fra noi, la mia famiglia è siciliana da sempre. Che se davvero fossimo partito fascista, io una razza da difendere l’avrei. E non lo faccio.
Sarebbe bello un sondaggio per trovare milanesi con altrettanta “purezza” di sangue, non inquinato da apporti calabro-lucani, siculi, camuni, e toscani, per esempio.
E altrettanto bello provare a pensare a quante grandi metropoli hanno sindaci appartenenti addirittura a diversa etnia, provenienti o originari da luoghi a distanze siderali rispetto alle poche centinaia di chilometri fra Anzio e Milano.
Pensiamo ai Rudolph Giuliani e Fiorello LaGuardia insediatisi a New York.
Ma soprattutto pensiamo ai plurimi punti di convergenza politica, che potrebbero pur valere una bella stretta di mano, da galantuomini.
La guerra si fa in due. Non ambisco a farla, ma all’occorrenza so farla.



