Le hanno dato della “pesciarola” e della “borgatara”, soprattutto da sinistra ove – ma guarda un po’ – dovrebbero essere vicini all’anima popolare in stile Masaniello e difenderla. O no?
Va bene, l’accento è quello che è – romanesco come il mio – e se la mosca le salta al naso non si perita di mettere da parte il vezzoso ventaglio merlettato e d’usare la paletta di plastica, per ridurla in massa sanguinolenta. Anche s’elegante non è. Ma almeno il personaggio è vero. Per quello che possono essere “veri” coloro che alla politica si danno, e qualche asso nella manica devono pur sempre tenerlo per piazzare il poker. E – per esplicita ammissione di qualche magistrato – non ha scheletri negli armadi, non si diletta in bunga-bunga, non possiede aziende da aiutare, e pertanto è “pericolosa”. Invertendo a questo punto i fattori di ciò che dovrebbe costituire “pericolo” nell’azione di governo.
Di certo mai si era vista una donna al potere, in Italia, insultata come si fa con lei. Dal Landini che la definisce “cortigiana”, giocando sulla propria ignoranza … a proposito, bello difendersi dicendo d’essere un incolto privo di cognizioni sulla lingua italiana!.. A chi l’appende a testa in giù o l’arde “in effige”, in perfetto stile ProPal. A chi gioca sui sottintesi e la dipinge persona adusa all’inginocchiata. Peraltro quando, nel proprio partito e dintorni, di donnine facili all’inginocchiata ve ne sarebbero a iosa.
A proposito, l’unico che ebbe altrettanto cattivo gusto fu Berlusca con la Merkel, criticandone l’eccessivo fondoschiena e il pressochè nullo appeal delle sue “grazie”.
Stavolta, oltre all’incazzatura con il M5S di turno, la PdC ha tirato la stoccata, “a botta dritta”, al transfuga di FdI Emanuele Pozzolo. Il deputato che – a mio sommesso parere – compreso di essere prossimo a concludere ingloriosamente la sua carriera di rappresentante dei cittadini, è passato – è il caso di dire “armi e portasci” – con Vannacci. Che poi – parlo a titolo personale – atteso che le armi le ho ben maneggiate per oltre 53 anni, e non guido in stato d’ebbrezza, mi risulta ostico ritenere come possa rappresentarmi. Giorgia in effetti non ha attaccato altri transfughi, e questo è un segnale della “SUA” linea rossa. Non le ha solo il generale, e l’ha dimostrato facendo saltare Andrea Delmastro e Daniela Santanchè, divenuti ingombranti e improponibili.
L’incazzatura di Giorgia ritengo sia comunque ottimo segnale per la destra e Vannacci. Innanzitutto la premier ha dato mostra di essersi accorta che il generale esista. Lo aveva fatto, tacendo, quando un suo ministro attaccava a sciabolate il generale. Come non si fosse avveduta di nulla. Invece credo avesse capito che ci stava perdendo un po’ di voti, com’è stato.
Il suo dire è semplice: per ora avete sfiduciato 6 volte il governo, unendovi all’oppiosuzione, ma era ininfluente e ci sta nell’ottica di mostrare i muscoli. Per il futuro, però, il vostro 3-5 % potrebbe essere vitale. Da consumato animale politico la PdC sa che con i suoi rimbrotti al deputato dal tasso alcolemico superiore al consentito, difficilmente bloccherà l’emorragia di voti da Lega e FdI, e forse anche da FI, verso Futuro Nazionale. Apprezza tuttavia che il generale abbia ribadito con la gatta e la volpe “rosse” di La7, che lui l’aiuto al campo largo non si sogna di darlo. E chissà, forse apprezza anche che l’incursore pascoli nel campo dei M5S di destra, transfughi pur’essi, e nella prateria degli astensionisti.
Non ci vuole molto a capire che un tracollo della destra nel 2027 alle politiche, sarebbe prodromico ad altro settennato al Colle di autorevole personalità che vorrà far credere che la liberazione dell’Italia sia frutto dell’opera meritoria dei soli partigiani rossi. Facendo officiar sermoni a Geppy Cucciari e Paola Cortellessi, simpatiche donne di spettacolo, che di storia poca ne hanno masticata.
Quindi ritengo sia pronta ad accordarsi, con buona pace di leghisti offesi dal voltafaccia del generale – che peraltro sostiene di averlo subito a sua volta – e di compunti forzisti che non hanno mai gradito un generale che s’imponeva al di fuori degli schemi del clientelato elettorale. Mica solo gli elettori devono turarsi il naso, come diceva Indro Montanelli suggerendo – lui! “Fassista”, “rassista” e profanatore di giovani Madame dalla pelle d’ebano – di votare Democrazia Cristiana.
La posta in gioco è troppo alta. Se nel 2029 va male a Meloni & Co., si arriverà al record di oltre 28 anni di Quirinale in mano alla sinistra. Più di una generazione, in termini demografici. E lì sta il vero potere, più che in Parlamento, specie da quando l’Europa legifera su quasi tutto. A mio avviso solo questo pericolo basterà, unito all’accantonamento del Ponte dello Stretto con la fine del gradimento leghista al Sud, e alla fine dello sbandierato premierato.
Verona e Sardegna, con le loro divisioni a destra, hanno fatto scuola.
E il referendum è stato cartina al tornasole efficace a far comprendere quanto ci possa voler poco a farsi mandare a casa – o “nelle fogne” a dire della controparte sempre gradevole nelle sue espressioni iconiche – per altri 50 anni.
A ben pensarci, il “siete solo dei poveri comunisti” del Berlusca, era un complimento garbato.



