"La sentenza del TAR sulla vicenda Geal segna uno spartiacque che il sindaco non può più aggirare con slogan o narrazioni di comodo. Non è soltanto una sconfitta amministrativa: è la certificazione, nero su bianco, di un'impostazione politica sbagliata fin dall'inizio". Inizia così un comunicato del partito democratico.
"Il sindaco e i suoi improvvisati suggeritori – travestiti da giuristi di settore e frettolosamente elevati da una parte della stampa a salvatori dell'acqua lucchese – hanno costruito una strategia contro la realtà normativa, prima ancora che contro gli altri soggetti istituzionali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la strada della conservazione di Geal viene, come era del tutto prevedibile, sbarrata dalle norme e dai tribunali - incalza il Pd lucchese - Ma il punto più grave è un altro. Mentre si alimentava una battaglia ideologica destinata a finire così, non è stata messa sul tavolo una sola, concreta strategia per governare il passaggio. Oggi Lucca si trova con un gestore scaduto da mesi e senza alcuna prospettiva chiara di subentro ordinato e dignitoso dentro Gaia. Questo non è un incidente: è il frutto di una scelta politica precisa, che ha preferito la propaganda alla responsabilità.
"Nel frattempo- continua il partito democratico - i problemi reali non aspettano. Altro che "acqua di qualità". Nell'Oltreserchio, terminati gli investimenti programmati e finanziati dall'amministrazione Tambellini e dal centrosinistra, non si è più realizzato un metro di fognatura. Nella zona est del territorio, centinaia di famiglie convivono con pozzi inquinati. Sono queste le emergenze vere, non le narrazioni autoassolutorie. Ed è qui che l'assenza di una strategia pesa di più. Se oggi Lucca avesse un gestore pienamente operativo, solido e integralmente pubblico, il Sindaco avrebbe gli strumenti per pretendere interventi immediati, piani straordinari, risposte concrete ai cittadini. Invece si è scelto di rimanere sospesi in una terra di mezzo: una società scaduta, priva dell'agilità finanziaria e operativa necessaria, e un passaggio al gestore d'ambito mai realmente preparato".
"Il TAR - prosegue la nota - ha anche chiarito un punto che il sindaco ha volutamente ignorato per mesi: il confronto con Gaia non era nemmeno il terreno della partita. La questione era – ed è – il rispetto dei requisiti di legge. E quei requisiti, semplicemente, non ci sono. Tutto il resto è stato rumore. A questo punto, la metafora è inevitabile. Come Pinocchio, il Sindaco ha pensato che bastasse seppellire le monete per vederle moltiplicare. È successo l'opposto: sono andate perse. Con una differenza sostanziale: Pardini non può nemmeno dare la colpa al Gatto e alla Volpe. La responsabilità è interamente sua, della protervia della sua maggioranza e dell'improvvisazione di chi lo ha spinto su questa strada. Se infatti l'intento di Pardini è dimostrare ai cittadini di aver fatto il possibile per impedire che la legge facesse il suo corso a suon di colpi di TAR, allora bisognerebbe calcolare quanti allacci fognari avrebbe già potuto realizzare con quello che ha speso tra sentenze e parcelle legali. Non va dimenticato che il tribunale non si è limitato a rigettare il ricorso, ma ha persino condannato il Comune al pagamento delle spese processuali, un evento raro che certifica quanto la strategia del Sindaco fosse priva di fondamento giuridico. Mentre l'amministrazione si ostina in questa battaglia, decine di migliaia di euro dei lucchesi vengono spesi inutilmente in avvocati anziché in infrastrutture, lasciando territori come l'Oltreserchio o le zone con i pozzi inquinati in una perenne attesa di risposte. Ora però il tempo delle favole è finito. Restano i problemi veri, quelli che riguardano la qualità dell'acqua, le infrastrutture, la tutela della risorsa e la salute dei cittadini. E su questi, dopo mesi di propaganda, la città aspetta ancora risposte".



