Dopo l'ennesimo episodio di violenza in centro storico, leggo sui giornali le stesse parole di sempre dell'assessore e vicesindaco Barsanti, lo stesso copione:
condanna, solidarietà, richiami generici alla sicurezza, gli stranieri, la sinistra. Parole che, da sole, non sono più sufficienti. Una narrazione stanca, ripetuta, che non convince più nessuno. Perché Barsanti non è un commentatore esterno, né un osservatore preoccupato: amministra Lucca da quasi quattro anni. E chi governa non può limitarsi a commentare i problemi, deve risolverli.
Un tempo le ricette erano "pronte". Si prometteva fermezza, controllo del territorio, risposte rapide. Oggi, di fronte a una città segnata da degrado, disagio e violenza mai viste prima, quelle ricette si sono dissolte nel nulla. Restano solo i comunicati stampa, mentre il centro storico continua a essere lasciato a se stesso.
Accanto alla solidarietà espressa ai due commercianti colpiti dall'ultimo grave episodio, l'assessore dovrebbe aggiungere qualcosa di più difficile ma più vero: chiedere scusa. Da parte sua e dall'intera amministrazione. Scusa ai commercianti, ai residenti, a chi ogni giorno vive e lavora in un centro storico sempre più fragile. Scusa per non aver saputo prevenire, per non aver costruito risposte, per una gestione che, sul tema sicurezza, continua a mostrarsi inadeguata rispetto alla complessità del disagio che attraversa la città. La solidarietà è doverosa, ma non basta quando chi governa ha precise responsabilità politiche.
Il nostro sostegno va senza esitazioni alle forze di polizia, che ogni giorno lavorano con professionalità e senso del dovere. Ma non può sfuggire un dato evidente: troppo spesso sono lasciate sole chiamate a intervenire là dove mancano politiche sociali, educative e giovanili capaci di prevenire il disagio prima che diventi violenza. La sicurezza non è solo sirene e repressione, è anche cura delle relazioni, attenzione alle fragilità, investimento sulla comunità. Tutto ciò che questa amministrazione ha scelto di non fare.
A questo si aggiunge un silenzio istituzionale che pesa come un macigno. Dal mese di agosto 2024 la città attende un segnale istituzionale importante: il consiglio comunale straordinario sulla sicurezza, annunciato dal presidente del consiglio Enrico Torrini e mai convocato. Avrebbe potuto essere un luogo di ascolto e confronto con cittadini, associazioni, realtà sociali ed educative del territorio. Un'occasione preziosa per condividere analisi e costruire insieme soluzioni. Il silenzio su questa iniziativa pesa e interroga.
Ormai è evidente: la destra e la maggioranza che sostiene il sindaco Pardini non vogliono alcun confronto pubblico vero, preferendo iniziative spot, comunicati e dichiarazioni a un percorso condiviso. Pare che si preferisca lasciare che si alimenti il conflitto, attraverso social e media, invece di migliorare le condizioni delle persone. Sarebbe una scelta miope e pericolosa.
Il sondaggio di Demopolis svolto nella nostra città nel 2025 indica che per il 60% dei lucchesi la sicurezza negli ultimi 3 anni è diminuita, per il 58% dei cittadini le cause sono da individuare nell'insufficiente attenzione delle Istituzioni. Ecco, governare significa anche assumersi responsabilità scomode, riconoscere i limiti, cambiare strada quando quella intrapresa non funziona. Lucca merita di più, ha bisogno di meno parole e di più scelte. Di una sicurezza che non alimenti paure e contrapposizioni, ma che ricostruisca fiducia e coesione sociale. E' su questo terreno che oggi si misura la credibilità della politica.
Chi dopo quasi quattro anni non ha soluzioni, abbia almeno il coraggio di chiedere scusa.