Anno XI 
Lunedì 23 Marzo 2026

Scritto da Redazione
Politica
01 Settembre 2024

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La Gazzetta di Lucca accoglie e pubblica il comunicato stampa ricevuto da parte di Lucia Del Chiaro, di Sinistra con, in risposta alle dichiarazioni di Monsignor Paolo Giulietti, vescovo di Lucca, in merito alla manifestazione del 7 settembre, il Toscana Pride. “Le parole del vescovo di Lucca sulla manifestazione del 7 settembre – afferma Del Chiaro - non stupiscono ma feriscono”.

Non stupiscono perché non si allontanano dal pensiero attuale della chiesa e delle sue gerarchie, più volte ribadito anche da Papa Francesco – aggiunge - così sempre avanti sui temi dell'accoglienza e della povertà come così terribilmente indietro su quelli dei diritti civili. Non è una sorpresa perché il vescovo stesso, in più di un'occasione, non aveva avuto alcuna remora nell'esprimere posizioni che, ovviamente legittime, raccontano di una chiesa cattolica a parole vicina alla società e alla sua parte più giovane, nei fatti lontana e sempre più incapace di intercettarla e accoglierla in ogni sua differenza”.

“Chi non ricorda – continua - la sua entrata camminante in città, accolto da schiere di ragazze e ragazzi pieni di allegria e di speranza? Qui ecco la ferita rappresentata dalle sue parole”.

“La posizione espressa dalla CEI – come affermato da Monsignor Giulietti – è sufficientemente chiara per cui la condivisione della manifestazione e dei suoi obiettivi non può essere piena”. “Lo sa il vescovo – conclude quindi la sig.ra Del Chiaro - quante ragazze e ragazzi, facenti parte della sua chiesa sono alle prese con la costruzione della propria identità sessuale, di genere, esistenziale? Quanto può fare male, a un ragazzo o a una ragazza di sedici anni, leggersi "contro natura"? Sapersi "sbagliata" o "sbagliato", in ogni caso nemico, avversario? E infine, con quel trito e ritrito appello alla biologia, ai "diritti naturali" dei genitori biologici, quante coppie adottive cattoliche ha ferito? Trattando con l'accetta un argomento che meriterebbe la piuma? Il vescovo deve fare il vescovo. Non c'è dubbio. Ma non c'è altrettanto dubbio che questa chiesa, con queste posizioni, scava un solco fra lei e la società civile che farà molta fatica a ricolmare”.

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