Anno XI 
Lunedì 13 Aprile 2026

Scritto da Redazione
Politica
02 Gennaio 2023

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Noi, antifascisti, vi spieghiamo perché abbiamo chiesto e ottenuto di cambiare l’illiberale norma per la concessione di benefici pubblici a Lucca”. Non potrebbe partire con titolo più piccato il comunicato ufficiale, pubblicato dal gruppo consiliare Forza Italia-Udc, per difendere la scelta dell’esecutivo lucchese di rimpiazzare il vecchio “patentino antifascista” con una dichiarazione di rispetto in riferimento ai valori della costituzione per l’assegnazione e la concessione di beni e suolo pubblico.

La mozione portata in consiglio, e approvata con sicurezza dalla giunta Pardini, aveva infatti trovato le perplessità e l’indignazione di tutto il fronte dell’opposizione e di associazioni extra-consiliari, che vedono nella disposizione dell’amministrazione l’ennesima un grave errore che fa piacere solo a chi non vede nell’antifascismo la base della repubblica.

La nota di FI, firmata dai consiglieri Alessandro Di Vito Giovanni Ricci, dall’assessore Remo Santini e dal coordinatore comunale Matteo Scannerini, prova a ribaltare la narrazione dei gruppi di minoranza, sottolineando invece come la nuova regolamentazione permetta un sistema più democratico e meno ideologico di concedere gli spazi pubblici.

L’argomentazione di Fi parte da due punti principali: il primo è quello che, impostato in quella maniera, il “patentino antifascista” vada a ledere nella forma l’articolo 21 della costituzione, laddove parla di libertà di manifestare il proprio pensiero e di diritto al silenzio. L’altro elemento che il gruppo forzista porta come riprova è quello del concetto stesso di “antifascista”: non essendoci infatti una formula infallibile per definire qualcuno in questa maniera (anche se molti probabilmente troveranno da ridire a una simile affermazione), risulta anche inficiato il processo liberale e democratico di assegnazione, che potrebbe basarsi solo su simpatie politiche o personali.

Si sono lette numerose falsità sulla mozione che ha riformato la normativa per la concessione di beni pubblici, e del suolo pubblico, da parte del comune di Lucca. La sostituzione del patentino antifascista con il riferimento ai valori della costituzione ha molteplici ragioni. Adesso ve le spieghiamo in breve: la prima causa che ci ha spinto ad una revisione della dichiarazione è che, così impostata, presentava dei chiari difetti di illegittimità costituzionale ed amministrativa. Questo non lo diciamo noi, ma lo dice la giurisprudenza amministrativa, o meglio, il consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia, che con la pronuncia 797/2019, ripresa poi dal Tar siciliano con le quali si impugna e si annulla la delibera del consiglio comunale di Trapani che instituiva anche la una dichiarazione simile dopo il ricorso da parte di due cittadini e che mette il punto a qualsiasi discussione. Infatti, viene chiaramente rilevato come questo tipo di dichiarazioni vadano a ledere nella forma l’articolo 21 della costituzione laddove parla di libertà di manifestare il proprio pensiero e di diritto al silenzio cioè di non manifestare le proprie convinzioni in pubblico. Per rispondere a chi invocava la disposizione transitoria numero XII – spiega FI – la stessa era comunque già stata integrata dalla Legge 645 del 1952 (Legge “Scelba”); nella pronuncia del Cga della regione Sicilia viene chiaramente detto come le limitazioni alla libertà, che certo concerne la costituzione in taluni casi, non si applichino quando la libertà di manifestazione del pensiero riguarda ancora la sfera delle opinioni personali di una persona, ma esclusivamente quando questo commento degli illeciti nella sfera pubblica. Nella seconda parte, sempre la pronuncia in oggetto, si sposta nel campo amministrativo, dicendo come questi provvedimenti vadano a toccare il principio di non aggravamento del procedimento amministrativo; richiedendo la firma del suddetto “patentino”, se ne condiziona la conclusione e il principio di proporzionalità, laddove l’ente pubblico che vuole perseguire il suo obiettivo non può ottenerlo opprimendo le libertà di pensiero ma ha a disposizione altri mezzi per perseguirlo”.

FI spiega anche come un primo tentativo di modifica, nel momento stesso dell’entrata del “patentino”, venne fatto nel 2017, quando la consigliera Simona Testaferrata propose di inserire anche una dicitura legata all’anticomunismo e a tutte le dittature.

La postilla di Testaferrata venne respinta, e per il gruppo forzista quello fu l’ennesima riprova di un atteggiamento ideologico da parte della sinistra, che più che democratico si lega ad una visione ristretta della partecipazione repubblicana.

Per Forza Italia sono loro i veri “antifascisti” contro tutte le dittature: ed è più che ovvio che le opposizioni non resteranno in silenzio di fronte ad una constatazione così decisa.

Paradossalmente, mancando parametri oggettivi per individuare il perfetto antifascista, l’amministrazione potrebbe negare arbitrariamente il suolo a chi non è gradito, incidendo appunto su principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale, come la libertà di pensiero e di manifestazione. Perché decidere di approvare questo provvedimento oggi? Semplice. Nel 2017, l’allora consigliere e oggi assessore Simona Testaferrata, al momento della presentazione dell’istanza in consiglio che avrebbe portato l’amministrazione Tambellini ad approvare il patentino, presentò un emendamento con il quale chiedeva di inserire la dicitura anticomunismo e contro tutte le dittature; subito dopo la parola antifascismo ovvero di chiese la condanna di tutte le dittature. Ovviamente fu bocciato. I consiglieri di SìAmoLucca, Alessandro Di Vito e Remo Santini (adesso assessore) nella campagna elettorale 2017 furono accusati di essere fascisti senza alcuna ragione, e durante la precedente consiliatura gli stessi consiglieri di

SìAmoLucca, e oggi qui presenti in Forza Italia – continuano i firmatari – manifestarono sostegno all’emendamento Testaferrata e perplessità generali su questa operazione della sinistra, chiaramente ideologica. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che sia la stessa Forza Italia a riprendere in mano la questione. Lo stesso sindaco Pardini, al corrente della questione passata, ha condiviso con noi tutto il procedimento, poiché la mozione era perfettamente in linea con le dichiarazioni che lo stesso aveva rilasciato alla stampa alcuni giorni prima delle elezioni comunali del 12 giugno. Avevamo messo in conto attacchi diffamanti e indignazioni varie da parte della platea radical chic. Siamo stati demonizzati da queste persone per anni, perché sostenitori del presidente Berlusconi e abbiamo subito campagne d’odio e diffamazione. Come sempre, andiamo avanti a testa alta e senza farci intimidire. Ringraziamo la nostra base e in generale tutti coloro che ci hanno cercato di persona e telefonato, anche in maniera privata e silenziosa come di nostra consuetudine, per manifestare apprezzamento sincero sul lavoro fatto anche in questa occasione. La libertà è un valore assoluto. Noi che siamo antifascisti e contro tutte le dittature da sempre sottolineiamo che proprio la libertà non deve e non dovrà mai essere influenzata da ideologie di parte”.

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