Anno XI 
Mercoledì 22 Luglio 2026

Scritto da Redazione
Politica
22 Marzo 2026

Visite: 198

Il pensiero liberale e alla sua declinazione in tutti i comparti della vita democratica del nostro Paese Italia , dalle  istituzioni, lavoro, sicurezza,  fino ovviamente ovviamente al capitolo  giustizia.
Una riflessione pienamente e compiutamente politica ci pone una delle domande urgenti della convivenza civile: quanta autorità è  necessaria perché una società resti umana, e quanta libertà occorre perché non diventi una gabbia.
Nella critica della “presunzione fatale” di chi immagina di poter rifondare la vita collettiva dall’alto, secondo schemi astratti, come se la società fosse un congegno da progettare a tavolino e non un organismo vivente, in continuo movimento e animato da continue contraddizioni.
Stiamo di certo parlando della più pura tradizione liberale e antitotalitaria. I totalitarismi del Novecento sono richiamati come monito permanente contro ogni tentazione di rinchiudere l’incompiutezza democratica in un improvvido sistema definitivo. Ogni volta che il potere pretende di incarnare la verità ultima dell’ordine, il confine con la tirannide si assottiglia. D’altronde c’è chi in modo provocatorio definisce la democrazia una dittatura della maggioranza.
Troppo Stato non significa soltanto più amministrazione, più tasse, più burocrazia; significa soprattutto la progressiva colonizzazione dell’esperienza umana da parte di un’autorità che si ritiene fonte esclusiva del diritto, del bene e perfino del senso.
Da qui la critica implacabile al positivismo giuridico e all’identificazione tra diritto e legge. Prima del comando vi è il tessuto delle relazioni, prima della norma scritta vi sono pratiche, usi, accordi, riconoscimenti reciproci. La lingua, il mercato, persino il web diventano esempi di ordini nati non dalla pianificazione ma dalla cooperazione spontanea. Quando invece tutto viene assorbito nella sfera della decisione pubblica, il cittadino cessa di essere soggetto di libertà e diventa destinatario di concessioni revocabili. È una diagnosi che individua una patologia tipicamente italiana: la proliferazione normativa come surrogato dell’azione politica, l’ipertrofia burocratica come segno di sfiducia nella responsabilità sociale.
Ma qui viene il bello. Se è vero, infatti, che uno Stato onnipresente comprime la creatività, protegge le rendite, rallenta l’innovazione e controlla i cittadini, è altrettanto vero che la libertà non coincide mai con la pura assenza di vincoli. Una società non può reggersi sull’iniziativa individuale perché vive anche di limiti interiorizzati, di forme comuni, di regole riconosciute come legittime. L’ordine spontaneo, se vuole essere qualcosa di più di uno slogan, ha bisogno di un ethos condiviso, di una grammatica civile, di argini entro cui il pluralismo non degeneri in sopraffazione dei forti sui deboli. In tal senso la riflessione offre intuizioni preziose, specie quando richiama la pari dignità delle aspettative, la tolleranza, la compassione, il destino comune, con molte analogie con la Dottrina sociale della Chiesa.
A leggere bene, la chiave che emerge è che il vero contrario dello statalismo non è l’anarchia del desiderio, come quella dei diritti che vengono prima dei doveri, e dei diritti delle minoranze che vengono prima di quelli della maggioranza, ma una società veramente e compiutamente adulta. Troppo Stato produce sudditi; troppa licenza produce solitudini armate, corporazioni, oligarchie private, manipolatori dell’opinione. La libertà, per essere feconda, deve restare insieme fondamento e argine. Massima libertà significa massima responsabilità. Un equilibrio sempre incompiuto tra autonomia personale e disciplina comune. 
E che il senso della misura, virtù traghettata dai sofisti, che erano tutt’altro che disquisitori di lana caprina, è tuttora la più attuale delle risposte: meno idolatria dello Stato, meno febbre palingenetica, ma anche meno infantilismo libertario. Solo dentro regole condivise la libertà della persona, in sinergia con il diritto natura-le, appunto,  diventa educazione civile. A scuola insegnano Educazione civica. Ecco, ai nostri cittadini serve l’educazione civile, che si fonda necessariamente sul pensiero liberale.

Pin It

ULTIME NOTIZIE BREVI

Spazio disponibilie

Gustavo Vélez cittadino onorario di Pietrasanta: ad annunciare la proposta, che dovrà ora seguire il consueto percorso amministrativo, è stato…

La natura da coltivare e da mangiare sarà al centro del nuovo appuntamento – domani (mercoledì 22 luglio) alle ore 18 – con "Libri a Palazzo", la rassegna promossa dalla biblioteca comunale "Sirio Giannini" nel giardino del Mediceo

Spazio disponibilie

Prosegue a pieno ritmo la settima edizione di Bicinema nello scenario verde del Parco Bussoladomani a Lido di Camaiore

La Versiliana ospita il festival giovanile “Hit Giovani – Canzone d’autore” 2026 che  si propone di offrire un’occasione…

Spazio disponibilie

Prosegue la rassegna "Lido Book", il ciclo di incontri con l'autore promosso da Balneari Lido di Camaiore, in collaborazione…

Tanti auguri di buon compleanno a Rossana Casale, grande interprete della musica più raffinata, che risiede in versilia…

Giovedi 23 Luglio alle ore 21.15, presso la chiesa della Badia in Camaiore, terzo appuntamento del XXXI Festival…

Nuovo appuntamento con Lido Show, la rassegna di spettacolo dal vivo condotta da Claudio Sottili all'interno del cartellone di Lido Estate 2026.

Spazio disponibilie

Storie che attraversano il dolore, il mistero, la memoria e la capacità della scrittura di dare voce a…

La Regione Toscana ha emesso un'allerta gialla per temporali forti con rischio idrogeologico-idraulico sul reticolo minore, valida dalle ore 8.00 alle ore 23.59…

Spazio disponibilie

RICERCA NEL SITO

Duetto - 160
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie
Spazio disponibilie