Anno XI 
Domenica 20 Settembre 2026

Scritto da Redazione
Politica
09 Dicembre 2022

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Se c’è una zona che potrebbe essere definita la vera “locomotiva economica” della Toscana, senza ovviamente considerare il blocco Firenze-Prato-Pistoia, sarebbe di certo la costa nordovest, tra le province di Lucca, Livorno, Pisa e Massa.

Una zona di industrie, strade ultra trafficate, porti, in cui uomini e merci si spostano costantemente tra il nord e la capitale.

Si fattura, sì, ma si inquina anche un casino, e sembra che le amministrazioni provinciali, e quelle delle grandi città, stiano puntando parecchio su nuove strutture e viabilità solo per gomma, senza considerare minimamente l’idea di potenziare il trasporto pubblico, in particolare quello su rotaia.

Una svolta, come spiega anche Legambiente Città di Lucca, che abbatterebbe il traffico pesante del venti per cento su tutto il territorio costiero, con un conseguente miglioramento della qualità dell’aria e della vita dei cittadini.

L’idea di puntare ancora sul cemento è un qualcosa, spiega Legambiente, che denuncia una mancanza di prospettiva a medio-lungo termine delle amministrazioni, legate ancora a metodi di costruzioni in voga quarant’anni fa.

C’è bisogno di un cambiamento strutturale, nei progetti e nelle idee in primis: un appello che l’associazione ha voluto fare alla giunta comune del comune di Lucca, per provare ad aprire un tavolo di discussione in cui parlare davvero di sviluppo sostenibile.

“Si assiste ormai da decenni al tentativo di realizzare infrastrutture stradali di elevato impatto. L’ultima discussione in consiglio risente della distanza temporale delle proposte che si sono sviluppate, della rarefazione degli incontri che si sono succeduti e mostra una comunità smarrita, senza una chiara visione del futuro. Varie parti sociali mostrano infatti posizioni di attesa, autoreferenti o fideistiche, in un quadro di pianificazione fuori contesto o assente (il piano territoriale di coordinamento di Lucca è del 2000 e il programma di miglioramento della mobilità automobilistica della Piana di Lucca, abbozzato nel 2007, non ha mai visto la fase pubblica e l’approvazione in consiglio provinciale). Non stupiscono quindi le difficoltà del progetto “Assi Viari”. Il secondo stralcio, relativo all’asse ovest-est, è ormai su un binario morto e a breve verrà totalmente de-finanziato, avendo per altro subito già dal 2018 il quasi totale dirottamento delle proprie risorse su altre infrastrutture in Toscana. Le amministrazioni si troveranno a discutere con il concessionario in merito all’utilizzo in senso tangenziale dell’autostrada, su cui pesa l’intesa poco partecipata del cosiddetto “Patto del Cacciucco” , siglata dai soli Comuni di Livorno, Lucca, Pisa e Firenze, che prevede fra l’altro lo spostamento sull’A11 di una parte non definita di mezzi pesanti che attualmente transitano sulla strada regionale Fi-Pi-Li. Come recuperare la coesione civile e individuare la giusta direzione per modernizzare le nostre infrastrutture? La partecipazione, se correttamente utilizzata, è uno strumento che permette scelte condivise e coerenti con gli indirizzi generali che l’Europa richiede. Questa finanzia infatti progetti di mobilità sostenibili che abbiano impatto sull’economia dei territori su cui insistono. Nell’area vasta della costa (il territorio compreso nelle province di Lucca, Livorno e Pisa), si svolge la mobilità di circa un terzo dei cittadini toscani e il transito di merci dirette a poli industriali. Studi esistenti dimostrano che il potenziamento del trasporto pubblico in senso metro-ferro-tranviario, già coerente con gli atti di programmazione regionale, permetterebbe di spostare il 20% del traffico stradale su ferro, come risulta dallo studio della Divisione Infrastruttura FS del 2001, con tangibili benefici ambientali e sulla sicurezza oltre che economici. Vedremo se lo spiraglio aperto dall’ordine del giorno approvato in consiglio determinerà vera partecipazione o sarà altro. È necessario un tavolo permanente, per uscire da una logica di campanile, e avviare un confronto aperto a tutte le parti interessate, senza preclusioni preconcette, per valutare su base paritaria le priorità percorribili.  Ci auguriamo che il comune per primo accolga questo nostro appello. Chi è che frena il futuro?”.

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