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Scritto da claudio pardini cattani
lettere alla gazzetta
17 Marzo 2026

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Paragonare, come qualcuno ha fatto, il Palio di Siena ai grandi eventi localizzati negli Spalti, è una cosa fuori luogo. L'occupazione della piazza a Siena con il Palio non dura 8-9 mesi l'anno come invece purtroppo succede per lo Spalto a Lucca, facendo di fatto sostanzialmente venire meno il principio della "reversibilità" e quindi il ripristino in tempi decenti.  

A Lucca, in questo caso, si è oltrepassata la soglia oltre la quale il sovradimensionamento spaziale e temporale che caratterizza l'occupazione dell'area,  produce,  a nostro  parere, un danno al Bene Culturale oltre che all'immagine della città.

Poi ci sono i disagi ai residenti, ai cittadini, e anche ai turisti che non sono da mettere in secondo piano.

Da sottolineare che anche il protocollo stipulato tra Comune e Soprintendenza, alla base della disponibilità della stessa a concedere l'autorizzazione, sembrerebbe non rispettato in diversi punti, tra cui i tempi di occupazione dell'area e successivo ripristino, individuati in 90 giorni, tempi che sembrerebbero ampiamente superati, tra l’altro con   un ripristino che restituisce  un prato stentato frammisto a sassi. Inoltre anche l'altezza delle strutture sembrerebbe non risultare conforme a quanto prescritto nel protocollo citato.

Detto ciò, a Siena il ripristino della Piazza del Campo è pressoché immediato, e il ripristino fatto a regola  d'arte. La piazza ritorna subito fruibile in pochi giorni, inoltre non ci sono impatti prolungati riguardo all'accessibilità al contrario di ciò che si verifica a Lucca. Insomma a Siena si realizza un evento che possiamo considerare  "consustanziale" alla monumentale piazza, mentre a Lucca si realizza uno stupro continuato dello Spalto e all'immagine della Città.

Gli Spalti di Lucca sono stati dichiarati "Bene Culturale" nel Giugno 2017, solo tre mesi dopo si è celebrata una sorta di eterogenesi dei fini, localizzandovi l'evento dei Rolling Stones che il Soprintendente Ficacci, di ritorno a Lucca, avallò, dichiarandone “l'unicità e irrepetibilità“.

Così non è stato, anzi, quella "disponibilità" è stata usata come un grimaldello per fare succedere poi quello che è successo: una persistente e continuativa localizzazione dei grandi eventi nello Spalto, per periodi sempre più lunghi e con strutture e sistemazioni sempre più impattanti, e con un ripristino  sempre più problematico e non a regola d'arte.

Ciò detto, ci teniamo a dire che non siamo contro i grandi eventi, anzi.

Riteniamo che vadano trovate localizzazioni alternative, e non solo per i grandi eventi. Lucca possiede molte opportunità legate alla presenza di aree ed immobili dismessi che, se inquadrati in una visione complessiva potrebbero restituire alla Città un equilibrio e una vivibilità che nel corso degli anni è andata smarrita. Come è andata smarrita, ad oggi, una visione programmatica di realizzare la "Lucca del terzo millennio".

Tra le idee che potrebbero contribuire in tal senso pensiamo che possano essere ricomprese non solo la  localizzazione dei grandi eventi, ma anche di  un   moderno complesso teatrale  capace di ospitare rappresentazioni che oggi  nel teatro del Giglio non sono possibili ed inoltre  un Centro sportivo con annesso Stadio.

L'attuale stadio "Porta Elisa" sembrerebbe idoneo ed adeguato ad ospitare i grandi eventi.

Il centro sportivo e il nuovo stadio a nostro avviso potrebbe essere rilocalizzato sul territorio, vicino alle grandi vie di comunicazione, valutando anche una sinergia con il Comune di Capannori.

Nel caso che i grandi eventi trovino spazio al “Porta Elisa”, il nuovo teatro potrebbe essere collocato nell'area di Pulia, un'area che potrebbe, per il resto,  in gran parte essere demineralizzata e attrezzata a Parco pubblico e parcheggio alberato.

Detto ciò restiamo basiti da certe esternazioni che dichiarano che "i beni monumentali si proteggono e si valorizzano attraverso la promozione ".

Sarebbe interessante sapere in cosa consiste questa "protezione". Per esempio sapere se e quante risorse si ricavano dagli eventi in questione, magari da investire nella protezione/manutenzione delle Mura. O se i grandi eventi costituiscono solo un costo, e a quanto eventualmente ammonti, per le casse comunali e quindi per i cittadini, a vantaggio esclusivo di alcune categorie.

Si dichiara che i beni monumentali si "valorizzano attraverso la promozione", ma nel caso delle Mura di Lucca è fuori luogo, in quanto le stesse sono già molto ben conosciute e questo tipo di promozione sarebbe comunque garantito  anche nel caso che i grandi eventi fossero fatti in Pulia o allo Stadio, entrambi vicinissimi e in vista Mura.

La realtà è un'altra ed è quella che per ben  8-9 mesi l'anno l'immagine degli Spalti e delle Mura è deturpata da occupazioni aliene e da acquitrini e fango, misto a sassi ( che rimangono anche dopo il ripristino), che restituiscono un misero biglietto da visita della Città.

Si accenna a ricadute milionarie per alcune categorie e imprese, che però non tengono conto dei costi legati alla  riduzione dell'accessibilità alla Città e alla drastica diminuzione della qualità della vita dei residenti e di chi viene in città, e ciò per periodi di tempo non indifferenti.

Ricadute che peraltro sarebbero comunque garantite realizzando gli eventi in Pulia o allo stadio, senza interferire negativamente sull'accessibilità e qualità della vita della città.

In conclusione ci sembra che venga fatta una sorta di riscrittura gratuita  del Codice dei Beni Culturali e della disciplina della conservazione e valorizzazione degli stessi, in funzione dei grandi eventi,  in modo esagerato e fuori luogo, che si traduce in una plateale eterogenesi dei fini.

Il fatto è che tutto è stato ridotto a merce di scambio. Anche i Beni Culturali. Alla fine quella che viene meno è la città che perde i suoi connotati, la sua identità, i suoi residenti,  e quindi i servizi e le attività connesse.

Il modello di città, che purtroppo oggi viene proposta ed emerge, si riduce ad una Disneyland dove l'effimero, l'aspetto ludico, ricreativo e di svago, prende il sopravvento.  

Per dirla con il compianto Francesco Petrini, "ogni città ha i suoi Geni - divinità degne di venerazione  -  ..... che i cittadini a volte ignorano, al punto, talvolta, di farli fuggire."

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