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Scritto da claudio pardini cattani
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27 Ottobre 2022

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Questa mattina si è svolta la riunione della commissione LL.PP del Comune, presieduta da Santi Guerrieri, ordine del giorno: i 5 Lecci di Villa Bottini. Alla riunione era stato chiesto, a norma di regolamento, da alcuni consiglieri di minoranza, al presidente della stessa commissione, in data 21 ottobre 2022, di poter far partecipare con diritto di parola, alcuni esperti tra cui il sottoscritto.

Purtroppo ci è stata negata la parola da parte del presidente della stessa Commissione, sembra perché la richiesta è giunta in ritardo, pur non contenendo il regolamento limiti di tempo al riguardo, ci è stato detto.

Ciò premesso mi trovo costretto a far conoscere il mio pensiero indirettamente, extra commissione.

Intanto si prende atto che il muro in questione, adiacente ai 5 grandi Lecci, si trova attualmente in sicurezza, in ragione dell’apparato di sostegno posto in essere, visto che recentemente si sono svolti nel giardino di villa Bottini eventi molto partecipati e ve ne sono molti altri in programma prossimamente.

Stiamo parlando di un muro ultrasecolare, sopraelevato a più riprese, con caratteristiche che lo rendono particolarmente fragile, sia per il legante utilizzato, che il tempo ha deteriorato, sia per i materiali impiegati che si presentano i più diversi tra loro e che formano una composizione incoerente di pietrame, mattoni, pillole di fiume. Ad oggi, come detto, può essere considerato in sicurezza in ragione degli apparati di sostegno posti in essere.

La richiesta di intervento avanzata anni addietro dal Comune, riguardante la messa in sicurezza del Muro e il taglio dei 5 Lecci, fu accolta dalla Soprintendenza in maniera definitiva nel 2021 abbiamo appreso. L’intervento risulta finanziato anche con fondi regionali.

Tale intervento non conosciuto dai partecipanti nello specifico, è stato sommariamente illustrato durante la riunione e prevede il taglio da due a tre Lecci per la messa in opera di martinetti, inseriti sul muro stesso, con l’obiettivo di raddrizzarlo nel tempo. Una volta tolti gli apparati di sostegno attuali, con il muro raddrizzato, senza ulteriore consolidamento del muro, il rischio è che con una scossa sismica di lieve/media intensità si produca un crollo dello stesso. Oltre al raddrizzamento è stato previsto un consolidamento del muro? In che modo?

Le mie perplessità su tale intervento derivano dalle caratteristiche altamente incoerenti del muro che fanno ritenere che non sia sufficiente il semplice raddrizzamento. Rimarrebbe l’intrinseca fragilità dovuta al materiale disomogeneo che costituisce il muro, unito al legante deteriorato dal tempo, e ancora l’eccessiva snellezza del muro stesso che può essere una concausa del suo attuale sbilanciamento. In pratica siamo in presenza quasi di un muro a secco, con tutte le conseguenze del caso. Non siamo a conoscenza se queste fragilità sono state prese in considerazione e nel caso che lo siano state, come si sia pensato di risolverle, e se siano state rappresentate, a suo tempo, alla Soprintendenza in sede autorizzatoria ed eventualmente al Genio Civile per l’aspetto sismico.

In tal senso la proposta alternativa di intervento sul muro, basata sulla tecnica di restauro del cuci/scuci, tenderebbe al consolidamento strutturale dello stesso in quanto verrebbe smontato e rimontato, scartando materiale degradato e/o inadeguato utilizzando un legante di qualità. Questo intervento risolverebbe anche lo sbilanciamento del muro semplicemente spostandolo alla base verso l’esterno di circa 30 cm, spostamento che impegnerebbe lo spazio verso via S. Chiara in misura ridotta rispetto alle attuali apparecchiature di sostegno messe in opera. Il muro potrebbe ulteriormente essere ancorato a dei contrafforti del tipo di quelli già realizzati alla ricostruzione della porzione di muro crollato la sera del 21 settembre del 2007, che risolverebbe anche il problema della sua snellezza.

A mio parere se il Comune vuol percorrere la strada per tentare di salvare i 5 Lecci e contestualmente mettere in sicurezza il muro, deve richiedere una Variante al progetto autorizzato a suo tempo, che preveda un intervento alternativo a quello già accolto dalla Soprintendenza e ciò alla luce di quanto sta emergendo sull’importanza di mantenere e aumentare le componenti vegetali che restituiscono indispensabili funzioni ecosistemiche alla Città e ai suoi fruitori e non ultimo l’aumentata sensibilità dei cittadini nei confronti delle piante, esseri viventi, che restituiscono identità ai luoghi, li rendono più belli, più vivibili e sicuri. Alla Soprintendenza dovrebbe essere presentato un progetto supportato da motivazioni oggettive scaturite dal sapere non solo dei progettisti, ma anche dei biologi, botanici, arboricoltori e storici dell’arte in modo da non lasciare niente di intentato, nel tentativo di cambiare paradigma, di aggiornarlo alle nuove esigenze e sensibilità, contemperando i valori storici, paesaggistici, monumentali, ecologici.

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