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Scritto da Redazione
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19 Febbraio 2020

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Riceviamo e pubblichiamo questo intervento del segretario del movimento federalista toscano sulla ipotetica realizzazione di una pista ciclabile a San Concordio:

Abbiamo letto qualche giorno fa della costruzione della pistina per i tricicli dei bambini attuata sbranando uno degli ultimi pezzetti verdi di un parchino a S. Concordio.

Costruzione realizzata con fondi ministeriali di 400.000 euro.

L’ennesima operazione incongrua e nociva dell’ amministrazione comunale, per poter spendere per i quartieri “social”(sic!) in inglese. 

In arrivo poi il compimento della cementificazione area ex Gesam e altri orrori del genere, assolutamente inutili, un’operazione fine a se stessa, in una zona che messa in condizioni particolari dalla costruzione ferroviaria e dall’interramento del porto 150 anni fa, già da decenni aveva oltrepassato il limite di guardia con speculazione edilizia in mezzo a ruderi ed edifici vuoti anche da cinquant’anni, vedi ex officine Lenzi. 

Ora vedendo la pistina già in costruzione ci chiediamo se il comitato di S. Concordio è stato preso alla sprovvista e se questo avvio di cantiere sia stato compiuto in silenzio e con un blitz. Sui giornali prima non abbiamo letto niente. 

Le motivazioni dell’ opera sono ridicole: i bambini devono andare a correre con il triciclo su un asfalto costruito in mezzo al verde che sicuramente sarà ecologico ci mancherebbe, e forse anche il cemento armato sottostante; crediamo che sarebbe stato più economico e meno impattante una spianatina in terra battuta, tagliare l’ erba e curare la manutenzione. 

Non vediamo poi altro che spavento in ragionamenti aberranti del genere, che per non vedersi ritirare dei fondi ministeriali si debbano per forza attuare degli sprechi insensati con operazioni dannose; sarebbe invece meglio rinunciare ai soldi o utilizzarli per trasformare il reddito di sopravvivenza (unica cosa buona realizzata dal M5S, ora speriamo che riescano a rendere impignorabile la 1° casa) in un reddito di dignità, questo sì veramente di cittadinanza, ma solo ai cittadini italici da prima del 1989 e in nessun caso agli immigrati. 

Quanto al comitato, con cui avevamo preso contatto lo scorso anno, ci dissero che non intendevano mescolarsi con partiti o movimenti politici e ne abbiamo preso atto, pur cercando di aiutarli nei limiti delle nostre possibilità; toglierci il nostro nome vorrebbe dire nasconderci e non avrebbe senso.

Purtroppo i giornali non pubblicano niente di nostro (continuiamo a tentare) e siamo ridotti ai manifesti murali, come i dazebao nella Cina Maoista.

 

 

 

 

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