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Scritto da Redazione
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23 Settembre 2020

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Infranto il sogno di un ragazzo che desiderava giocare nella squadra del cuore. Così si potrebbe sintetizzare la brutta storia che Massimo Romiti, padre di Marco, classe 2005 (entrambi super tifosi della Lucchese), racconta con tanta amarezza e delusione.

Partiamo dall’inizio, dal momento in cui la Lucchese tornata nei professionisti inizia ad allestire le squadre giovanili e chiede al San Donato, società dove Marco Romiti ha giocato negli ultimi tre anni, di poter portare in rossonero l’attaccante capace di segnare tanti gol. Una proposta accolta in maniera entusiasta sia dalla famiglia Romiti, sia dallo stesso club orgoglioso di aver formato un ragazzo per il calcio professionistico.

Trovato l’accordo con il San Donato, i primi di luglio si viene a sapere che ci potrebbero essere problemi di tesseramento con il Luccasette, società dove Marco ha giocato fino all’età di dodici anni. “Ci sono delle norme federali, articolo 96 delle N.O.I.F. – racconta babbo Massimo – che prevedono la possibile richiesta di un “premio di preparazione” da parte delle società in cui il ragazzo ha militato nelle cinque stagioni precedenti verso il club professionistico. Vengo così a sapere dalla Lucchese che il Luccasette non aveva intenzione di dare una liberatoria senza il pagamento del corrispettivo di 2 mila 500 euro”.

E qua scoppia la grana. “La Lucchese alla fine di un’estenuante trattativa con il Luccasette è arrivata a proporre il pagamento immediato di 500 euro e un diritto di riscatto di 2000 euro al termine della stagione. Una proposta non accettata”.

Nel frattempo Marco aveva iniziato la preparazione con la nuova squadra degli Allievi nazionale 2004/2005 della Lucchese, trovandosi subito bene con i compagni e con l’allenatore Davide Guasti. Al momento in cui c’è stato da tesserarlo ufficialmente, la Lucchese ha spiegato al padre di Marco di non poterlo fare per il mancato accordo con il Luccasette. “Alla luce di questa situazione, ho cercato di capire anche con amici che ho nel settore, quali sono le prassi usate e ho scoperto che in questi casi, spesso è il genitore che si va a sostituire al club professionistico, “liberando” il figlio con un suo personale esborso. Ne abbiamo parlato in famiglia e lo stesso Marco ha detto esplicitamente che non era la maniera per risolvere, dimostrandosi prima uomo che calciatore, mostrandosi disponibile a rinunciare alla Lucchese e tornare al San Donato”.

Una scelta controcorrente che Massimo Romiti e la sua famiglia rivendicano con orgoglio. “Che insegnamento diamo ai nostri ragazzi se i genitori pagano per farli giocare in un club professionistico? Sto scoprendo che in questo ambiente purtroppo avviene ed è una logica che non accetto. Marco ha rinunciato al sogno della sua vita perché il Luccasette si è irrigidito non accettando la proposta della Lucchese”.

Dopo il danno però la beffa, perché Romiti padre scopre nei giorni successivi che il Luccasette non aveva diritto a richiedere il premio preparazione. “Dopo varie ricerche, ho chiamato direttamente la Commissione Premi preparazione della F.I.G.C. di Roma che mi ha comunicato il fatto che nella corrente stagione 2020-2021 il Luccasette (matricola 750668) è “società di puro settore giovanile” e quindi non poteva chiedere il premio”.

Le considerazioni sono davvero amare e Romiti le sottolinea. “Il comportamento dei soggetti in causa mi fa davvero pensare. Perché il Luccasette ha preteso per mio figlio una somma di denaro che non aveva alcun diritto di esigere? La stessa Lucchese doveva secondo me avere maggiore professionalità nel trattare questo argomento, visti i tanti problemi che so aver avuto per allestire le squadre con ragazzi presi da altre realtà”.

C’è poi la componente ragazzo e il “danno” che viene fatto sulla sua pelle. “Mio figlio ha dimostrato una maturità fuori dal comune perché non era facile lasciare tutto come ha fatto ed andare a giocare in un campionato provinciale con gli amici del cuore. Di fatto però, ha perso un’occasione che spero un domani possa riavere. Ma nella vita prima bisogna essere uomini”.

 

Commento del direttore: Caro Romiti al di là dell'onestà di suo figlio, quello che mi fa veramente specie - se quello che dice corrisponde al vero - è il comportamento della società calcistica Luccasette. Sono appena rientrato da una cena deliziosa a base di funghi e dopo aver letto le sue righe, sono stato colto da conati di vomito che ho represso a fatica. Voglio sperare che gli amici Daniele Deoma, Mario Santoro e Bruno Russo riescano a portare, ORA, suo figlio nella squadra rossonera. Quanto al Luccasette, che venga pure alla Gazzetta e dal sottoscritto, qualche soldino glielo possiamo dare anche noi. Del resto, l'elemosina non si dovrebbe negare a nessuno...

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