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Scritto da Luciano Luciani
lettere alla gazzetta
27 Marzo 2026

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Caro direttore,

innanzi tutto grazie per lo spazio che riservi sempre alle mie note di storia e varia umanità. Non ho difficoltà a immaginare che spesso tu non sia d’accordo con i miei argomenti, ma, lo sappiano i Lettori, ai miei pezzi non è mai stata toccata neppure una virgola. I titoli, qualche volta, ma devo ammettere che i tuoi, da un punto di vista giornalistico, risultavano più efficaci. È vero, ci conosciamo da tanto tempo, meno di quarant’anni e più di trenta. Tutti e due abbiamo voluto bene a un maestro del giornalismo come Fidia Gambetti che partì per invadere l’URSS in camicia nera e tornò comunista. Nelle mie trasferte romane mi parlava bene di un certo Aldo Grandi, uno storico insigne, il prof. Enzo Santarelli, comunista del Pci e poi di Rifondazione. Insomma, Aldo, tu e io “abbiamo visto cose… e conosciuto persone che voi umani”, con quel che segue.

Io, come scrivi, sono rimasto a sinistra; tu hai scritto dei bellissimi libri di storia contemporanea e, a poco a poco, ti sei fatto vannacciano e come il tuo mentore sei ossessionato dall’Islam che con la nostra storia c’entra davvero assai poco. Mi chiedi come uno di sinistra può amare il Risorgimento. Perché è stata l’unica mezza rivoluzione di questo Paese: purtroppo è rimasta solo politica e non è riuscita a trasformarsi in radicale trasformazione sociale. Anche se in proposito qualche spunto interessante qua e là riusciamo a trovarlo. E allora, certe vicende, certe pratiche, certi personaggi mi sono risultati particolarmente cari. Il mio Risorgimento è popolato di camicie rosse, di utopisti, di sognatori sconfitti, di uomini e donne che seppero guardare più in là dei propri contemporanei e hanno lasciato tracce che solo molti e molti anni dopo si sono rivelate precorritrici e feconde.

E veniamo alla sinistra. Io non sono di sinistra, sono comunista. Lo diventai nell’aprile del ’65, dopo essere stato aggredito fuori dalla mia scuola il ginnasio Giulio Cesare da una gang di picchiatori fascisti, guidati da un’anima nera il cui nome ti dovrebbe essere noto: Mario Merlino, più tardi inquisito, pare con qualche ragione, per la strage di Piazza Fontana (Milano, dicembre 1969). La mia colpa ai loro occhi? Avere promosso un giornale studentesco che non aveva simpatia per chi preferiva menare le mani piuttosto che discutere. Così mi feci comunista e tal sono rimasto fino all’estinzione del Pci, prima a Roma, poi a Pisa, quindi a Lucca. Comunista e italiano? Certo e in proposito potrei riempire questo testo di citazioni dotte tratte da Gramsci, Togliatti e Berlinguer. Ma non voglio diventare noioso. Nel mio percorso politico–culturale mi hanno aiutato i Quaderni di Gramsci sul Risorgimento e sulle ragioni di quella “rivoluzione passiva”. Ho sempre convintamente condiviso che la Resistenza, da cui è nata la Repubblica e la Carta Costituzionale, sia stata per davvero il nostro secondo Risorgimento. Le cronache politiche di questi ultimi giorni confermano con nettezza quanto questo nesso – Resistenza/Repubblica/Costituzione – sia ancora vivo e presente nella coscienza degli italiani.

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