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Scritto da Luciano Luciani
StoricaMente
26 Aprile 2026

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Si attribuisce al prof. Carlo Del Bianco e al gruppo formato da studenti ancora liceali ed ex studenti ormai universitari che a lui faceva riferimento l’organizzazione della prima iniziativa dichiaratamente antifascista avvenuta a Lucca da parecchi anni. Si tratta di un volantinaggio che si svolge il 24 maggio 1942 in occasione dell’anniversario dell’inizio della Grande Guerra. Un gesto coraggioso, addirittura audace soprattutto se si considera il quadro generale del conflitto in corso: tra la primavera e l’estate del ’42, infatti, gli eserciti dell’Asse producono il massimo del loro sforzo bellico ottenendo su tutti i teatri di guerra importanti risultati che ampliano l’area delle conquiste territoriali e fanno temere una sconfitta irrimediabile per le forze inglesi in Africa e sovietiche in Russia. Meno felice in Italia la situazione sul fronte interno dove non mancano malumori e scontento diffusi. In febbraio, 200.000 lavoratori sono inviati in Germania per sostituire i tedeschi chiamati a riempire i vuoti creatisi nell’esercito a causa delle gravi perdite subite in Russia dove il contingente italiano CSIR (Corpo di spedizione italiana in Russia), tre divisioni che si battono a fianco dei tedeschi, viene ampliato con quattro divisioni di fanterie e tre di alpini sino a raggiungere un totale di 230.000 uomini che ora costituiscono l’ARMIR (Armata italiana in Russia) al comando del generale Italo Gariboldi. 
Intanto, a partire da marzo la razione giornaliera di pane è ridotta a soli 150 grammi e il senso di sfiducia che comincia a serpeggiare tra le fila del PNF viene contrastato a forza di epurazioni. Il 26 maggio sui principali quotidiani appare una nota del Direttorio nazionale del partito che, acclamando la dichiarazione redatta da Mussolini, invita a una più rigorosa selezione degli iscritti e all’allontanamento di quanti “non meritano più di militare sotto i gagliardetti del Littorio, consacrati dal sacrificio e dal sangue di migliaia di camerati”. 
La gente è stanca di guerra e anche un piccolo episodio come quello lucchese lo rivela. “L’impressione che l’avvenimento suscitò in Lucca fu assai viva e lo spiegamento di forza pubblica il giorno seguente fu notevole” leggiamo nella Relazione sulla formazione Del Bianco, un documento conservato presso l’ISREC Lucca, che continua: “In seguito a questa prima azione l’attività fu ripresa ancor più intensamente nei mesi successivi, il gruppo si ingrandì e si mise in contatto con altri gruppi di antifascisti anziani. Il trait- d’union fra i giovani e gli anziani veniva tenuto dal prof. Carlo Del Bianco nella casa del quale si tennero per lo più le riunioni”. (41)

La casa del docente in via Busdraghi, 41 diventa il luogo privilegiato dell’antifascismo lucchese che si palesa il 26 luglio ’43, poche ore dopo la congiura di palazzo del Gran Consiglio, con una manifestazione che, partita da piazza Napoleone, dilagando per le vie della città, festeggia la caduta del fascismo. Organizzata dagli antifascisti storici di Lucca, questa iniziativa vede la partecipazione di molti giovani “che sorpresero la forza pubblica, della quale non si conoscevano le intenzioni.” Tra i più attivi e determinati gli studenti di Del Bianco che, secondo la già citata relazione del Ministero della Difesa, si pongono “alle dipendenze dirette del C.L.N. che in quei giorni era stato fondato dall’avv. Carignani, il prof. Mancini, Baldassari, il prof. Muston, l’ing. Di Ricco, il dr. Francesconi e l’avv. De Vita. Si tennero molte riunioni e fu eletto un consiglio direttivo nelle persone di Giovanni Guerrini, Adolfo Kissopoulos e Piero Del Magro e con la partecipazione del prof. Del Bianco e del prof. Don Arturo Paoli si iniziavano con profitto i giovani alla democrazia”.(42 )

Poi, i convulsi 45 giorni che portano all’8 settembre: alle 19:45 di quel giorno, alla radio, il capo del governo Pietro Badoglio legge un comunicato con cui informa il Paese che” il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno a eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza”. 
Privo di direttive l’esercito si sbanda. È un disordinato, confuso, doloroso “tutti a casa” e la fuga del re a Brindisi esprime plasticamente l’anarchia civile e militare che si diffonde nel Paese: Quando il sole scomparve all’orizzonte, la sera dell’8 settembre, vi erano milioni di italiani inquadrati nelle forze armate dello stato. Meno di quattro giorni dopo, all’alba del 12 settembre, nulla rimaneva in Italia delle armate, i corpi d’armata, le divisioni; restavano qua e là, con effettivi ridotti, qualche reggimento e qualche battaglione. I tedeschi, bene armati, disciplinati…, agirono in base a piani accuratamente messi a punto durante le settimane precedenti… occuparono con forze esigue, spesso senza colpo ferire, i punti strategici, s’impadronirono delle caserme, dei depositi, delle artiglierie, dei carri armati, degli automezzi, degli aeroplani. I loro bandi – subito affissi – dissero chiaramente che alla forza avrebbero risposto con la forza, che avrebbero passato per le armi chi resisteva, che avrebbero compiuto rappresaglie severe contro la popolazione (M. Salvadori).
Anche a Lucca la presenza tedesca si annuncia fin da subito come un duro regime di occupazione militare. Il 10 settembre 1943 una squadra di una decina di tedeschi, provenienti dall'aeroporto di Tassignano dove si erano insediati da qualche tempo, intima al colonnello Vincenzo Cione, responsabile del campo di concentramento di Colle di Compito, la consegna della struttura. Al rifiuto dell'anziano graduato, veterano della Grande Guerra, i tedeschi aprono il fuoco e lo uccidono insieme al capitano Massimo De Felice e al soldato Domenico Mastrippolito, mentre, approfittando della confusione, molti prigionieri si danno alla fuga. (44 ) 
Un tragico episodio che inaugura il durissimo anno di resistenza e di lotta al nazifascismo in Lucchesia.

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