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Scritto da irene decorte
Summer Festival
06 Luglio 2026

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La delicatezza del pianoforte, la potenza di una voce amata in tutto il mondo, e l’intimità di una serata trascorsa tra le canzoni che l’hanno reso celebre e la storia dietro a queste canzoni: John Legend è tornato al Lucca Summer Festival con “A night of songs and stories”, nella seconda di quattro date italiane di un tour del tutto particolare, tutto giocato sulla connessione tra l’artista e il suo pubblico. 
“È bello essere di nuovo qui a Lucca, sono felice che trascorreremo una bella serata insieme: ripercorreremo la mia storia dalle origini, fin da prima che mi conosceste- l’artista ha dato il benvenuto al pubblico che ha riempito piazza Napoleone dopo le prime canzoni- Sono nato e cresciuto a Springfield, e fino alla prima media i miei genitori hanno insegnato a casa a me e ai miei tre fratelli; il mio primo accenno di fama è arrivato quando sono comparso sulla prima pagina del giornale locale. La mia intera famiglia appartiene alla chiesa pentecostale: a sette anni ho cominciato a cantare nel coro con mia madre e mia nonna, è stato il mio primo assaggio di quella gioia che sto provando con voi adesso, che ci nutriamo dell’energia l’uno degli altri. A casa di mia nonna ho imparato a suonare il pianoforte”.  
Ma dopo la gioia del primo incontro con la musica, una tragedia che ha scosso l’intera famiglia: la morte di quella stessa nonna che indirizzò il giovane John Legend, nato John Roger Stevens, alla musica, e la lotta della madre con la depressione e la dipendenza. Alla nonna, che non ha mai visto fiorire il seme da lei piantato nel nipote, il cantante ha dedicato l’intensa I’m Gonna Lose You. 
Tra le canzoni più rappresentative della sua carriera, che in poco più di vent’anni l’hanno consacrato a una delle voci più rappresentative dell’R&B e neo soul contemporaneo, insieme a cover speciali come God Only Knows dei Beach Boys e Here Comes The Sun dei Beatles, Legend ha ricostruito insieme ai suoi appassionati tutte le tappe di questa fruttuosa carriera.
Dagli inizi a sedici anni come direttore del coro della chiesa ai concorsi musicali, alle prime imprese nel mondo della musica come pianista in Everything Is Everything di Laurynn Hill, per cui ha raccontato con piglio da comico provetto di essersi fatto pagare addirittura 500 dollari, fino ad essere assunto in una professione che certamente l’ha preparato molto alla carriera musicale: consulente di gestione. 
“Ho imparato a fare delle ottime presentazioni PowerPoint e a lavorare su Excel, roba molto sexy. Poi ho chiesto di farmi trasferire a New York per essere più vicino all’industria musicale. La fortuna arriva quando l’opportunità incontra la preparazione: io spesso mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto- ha ricordato l’artista- Allora il mio coinquilino era il cugino di Kanye West, e cominciammo a lavorare insieme; mi portò anche a cantare i cori per Alicia Keys in You Don’t Know My Name, e con una giovane donna dall’Inghilterra, Estelle, scrivemmo American Boy. Nel frattempo la mia musica continuava a migliorare, continuavo ad avvicinarmi a dove volevo essere, e quando uscì il primo album di Kanye tutte le case discografiche che mi avevano rifiutato improvvisamente mi volevano: io firmai con la Columbia, la stessa che nel ’98 mi aveva pagato 500 dollari per suonare il pianoforte. Quella volta, mi pagarono molto di più”.
In questo periodo l’assunzione del nome d’arte John Legend, derivato da un semplice nomignolo affibbiatogli dagli amici, e una curiosa battaglia legale con un produttore di porno dal nome di Johnny Legend; e nel 2004 l’album di debutto da solista, con il successo del secondo singolo Ordinary People, originariamente inteso per i Black Eyed Peas.
“Alcuni dei momenti migliori della mia carriera musicale sono nati quando ho dato sfogo alle mie credenze: sin da bambino mi piaceva leggere le storie degli eroi che hanno combattuto per i diritti civili, e a quindici anni dichiarai, in un concorso di scrittura indetto da McDonald’s, che avrei fatto la storia degli afroamericani diventando un artista musicale famoso e combattendo per la giustizia e l’uguaglianza- il cantante ha dichiarato introducendo la canzone Glory, che gli è valsa nel 2015 il premio Oscar- Da allora vivo quell’aspirazione ogni giorno, pensando a come usare la piattaforma che mi è stata data per il bene della mia comunità. Ho imparato che le persone che fanno problemi con la propria salute mentale e con le dipendenze non hanno bisogno di più punizioni e brutalità, ma aiuto e amore. Alcuni mi dicono di chiudere la bocca e cantare; io mi sento fortunato di avere questo potere, e lo userò”.
Un’ultima storia, e un’ultima canzone: la storia della relazione con la moglie Chrissy Teigen, e della hit All Of Me che per lei scrisse e per lei cantò per la prima volta al loro matrimonio nel 2013. “Ci conoscemmo sul set di un video musicale, e ci fu subito grande chimica tra noi. Nella mia vita privata come nella mia carriera ho trovato la collaborazione importante: è fondamentale avere l’umiltà di aprirsi e ascoltare le idee degli altri, ma anche sapere chi si è e cosa si ha da offrire. Grazie di avere avuto fiducia in me, e di aver trascorso una serata un po’ diversa: siamo tutti alla ricerca di una connessione”. 

Foto Ciprian Gheorghita

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