Caro Aldo,
con la consueta irruenza mi solleciti a intervenire sulle vicende che stanno facendo discutere l'intera opinione pubblica italiana: ovvero le violenze di Milano, le vetrine dei negozi sfasciate nel corso di una manifestazione di protesta studentesca, il saccheggio che ne è conseguito. Chiedi il mio parere neppure fossi un Massimo Cacciari o un Paolo Mieli, sempre ben forniti di argomenti e risposte su qualsiasi problema riguardi l'Italia, l'Europa e il mondo... Ma, forse, il mio parere ti interessa per essere io stato per quasi metà dell'esistenza insegnante, dalle scuole professionali al liceo classico. Condizione che non mi dà ancora titoli per argomentare, perché ho l'impressione che dietro quei manifestanti e le loro deprecabili violenze ci sia assai poca scuola e, invece, tanta deprivazione culturale, overdose di infima televisione, pratiche maniaco-ossessive di social, contiguità col mondo delle curve pallonare e violente. I tristi protagonisti di questa storia negativa sono i figli di quello che, a piene mani, abbiamo dato loro. Per quanto mi riguarda ho sempre fatto mia la massima del rissoso Giovenale: Maxima debetur puero reverentia. E quando scrivo reverentia non intendo un atteggiamento servile o ossequioso, ma quello di un garante per i miei studenti di un percorso formativo sistematico, di buona qualità, coerente col progetto di bene pubblico perseguito dalle classi dirigenti di questo Paese. A suo tempo, un impegno del genere l'avevo giurato sulla Costituzione nelle mani del preside Enzo Puccetti. Siamo sicuri di aver sempre dato loro, ai giovani, tutto questo? Perché se non siamo in grado di poter offrire sicure garanzie in questo senso allora ci meritiamo tutto quello che ci tocca. A Milano, come a Torino, come a Parigi...E a proposito di quanto possa interessare il Risorgimento a questi giovani e giovanissimi con i genitori venuti da lontano, racconterò a te e ai Lettori un episodio relativamente lontano nel tempo che mi toccò molto e che sta alla base anche dello sforzo da me e pochi altri (pure con l'aiuto del tuo giornale) compiuto per cercare di tenere aperto il Museo del Risorgimento. Maggio 2010, centocinquantesimo anniversario della spedizione dei Mille. A Palazzo Ducale, in sala Tobino, un ricordo di quei lontani accadimenti e del loro significato, con relatori vari, politici, amministratori, storici... Per iniziativa dell'allora presidente della Provincia, Stefano Baccelli, alla fine dell'incontro, a cui avevano partecipato alcune classi delle scuole cittadine, dal balcone che si affaccia sul cortile Carrara, venne spiegato un enorme tricolore mentre da un altoparlante venivano diffuse le note e le parole del Canto degli Italiani, l'Inno di Mameli per intenderci. Con la mano sul cuore un folto gruppo di ragazzini lo cantava a gola spiegata... Sorprendente. "Di quale scuola siete, ragazzi?" Dell'Istituto Giorgi. E tu come ti chiami" Io? Muhammed. E tu? Omar. E tu? Io sono albanese, mi chiamo Arben.... Siamo stati all'altezza di rispondere alle aspettative di quei giovani che avevano trovato in Italia, a Lucca, la loro patria?


