A Lucca i ragazzi e le ragazze tra i 15 e i 29 anni sono circa 12.700: poco più del 14 per cento degli 89 mila abitanti del Comune. Gli over 65 sono invece oltre 23 mila. Non è soltanto un dato demografico: è uno dei punti da cui partire per capire la condizione delle nuove generazioni e il loro rapporto con la società e con le decisioni collettive.
Proprio il progressivo ridursi del peso numerico dei giovani è infatti uno dei temi affrontati da Fabrizio Barca e Caterina Manicardi nel saggio "Opportunità e ostacoli di un moto giovanile. La partecipazione delle nuove generazioni come questione democratica": essere una componente sempre più minoritaria della popolazione significa rischiare di avere anche meno peso politico, sociale e culturale, soprattutto se istituzioni e organizzazioni non costruiscono strumenti capaci di riequilibrare questo rapporto.
È partendo anche da questa domanda, profondamente attuale per Lucca, che si è sviluppato il partecipatissimo incontro con Fabrizio Barca nella Sala dell'Antica Armeria di Palazzo Ducale, promosso da Lucca Partecipa insieme a Provincia Casa dei Comuni.
Il confronto ha messo al centro una tesi che attraversa il lavoro di Barca e Manicardi e che rovescia molti luoghi comuni: il problema non è semplicemente che i giovani non partecipano o non si interessano alla realtà che li circonda. Le nuove generazioni mostrano al contrario una forte sensibilità verso temi come le disuguaglianze, l'ambiente e il cambiamento climatico. Il nodo è piuttosto la diffusa convinzione di avere poco potere, di non essere ascoltati e di poter incidere solo marginalmente sulle scelte.
Ed è proprio qui che il dato lucchese assume un significato particolare. Se soltanto poco più di un lucchese su sette ha tra i 15 e i 29 anni, mentre più di uno su quattro ha superato i 65, come si può evitare che il diverso peso numerico delle generazioni determini anche quali problemi vengono considerati prioritari e quali invece rimangono ai margini?
Durante la serata la riflessione nazionale è stata quindi continuamente riportata sulla realtà locale: sulle possibilità che Lucca offre ai giovani per costruire qui il proprio futuro, sul lavoro e sulla precarietà, sul costo dell'abitare, sulla difficoltà di raggiungere un'autonomia economica, sulla disponibilità di spazi di aggregazione, cultura e socialità e, soprattutto, sulla possibilità di avere voce nelle decisioni che riguardano la città.
La stessa formula scelta per l'incontro ha voluto tradurre concretamente questo principio: non parlare soltanto dei giovani, ma far parlare i giovani.
Fabrizio Barca è stato infatti intervistato direttamente da Tommaso Ariani, Isabel Bianchi, Lorenzo Bindocci, Anna Costa, Cristiano Ceragioli e Patrizia Fistesmaire, giovani e persone impegnate a diverso titolo nelle politiche giovanili e nella realtà sociale lucchese, che hanno sottoposto all'autore domande e sollecitazioni partendo anche dalle esperienze del territorio.
Ad aprire l'appuntamento sono stati i saluti di Federico Gilardetti, consigliere provinciale. La serata è stata coordinata da Giulia Cordella, mentre Daniele Bianucci ha introdotto il confronto.
«Le energie esistono – ha sottolineato Bianucci –. Anche a Lucca sarebbe troppo facile dire che i giovani non partecipano. Abbiamo associazioni, gruppi informali, esperienze culturali, sociali, ambientali e di volontariato. La domanda vera è quanto queste energie riescano a incidere sulle decisioni della città e quanto noi adulti, e soprattutto chi si occupa di istituzioni, politica e associazionismo, siamo disponibili non soltanto a "dare spazio" ai giovani, ma a condividere realmente con loro una parte del potere di decidere».
È proprio questo uno dei cambi di prospettiva proposti dal saggio: smettere di domandarsi soltanto come convincere i giovani a partecipare e cominciare a chiedersi quali ostacoli la società debba rimuovere perché possano farlo davvero.
Ostacoli che non sono astratti nemmeno a Lucca. Il lavoro precario o scarsamente retribuito, la difficoltà di trovare una casa a costi sostenibili, il ritardo nel raggiungimento dell'autonomia dalla famiglia, la disponibilità di luoghi nei quali incontrarsi, creare e organizzarsi incidono direttamente anche sulla possibilità di dedicare tempo ed energie alla dimensione collettiva.
E c'è poi la questione delle organizzazioni. Partiti, istituzioni, sindacati e associazioni sono chiamati, secondo la riflessione emersa durante la serata, a diventare più permeabili alle nuove generazioni, accettando che modi di partecipare, linguaggi e priorità possano essere diversi da quelli tradizionali.
«La grande partecipazione all'incontro dimostra che anche a Lucca esiste una forte domanda di confronto sul futuro delle nuove generazioni – sottolineano i promotori –. Il dato dei 12.700 giovani tra i 15 e i 29 anni ci deve far riflettere: rappresentano poco più del 14 per cento della popolazione, ma le decisioni che prendiamo oggi ricadranno soprattutto sul loro futuro. Per questo non possono essere soltanto destinatari delle politiche pubbliche: devono avere gli strumenti per contribuire a costruirle».
L'incontro con Barca ha quindi lasciato alla città una domanda che va oltre la serata stessa: in una Lucca che invecchia e nella quale i giovani hanno un peso demografico sempre più limitato, come possiamo fare in modo che la loro voce abbia invece più forza nelle scelte sul futuro della comunità?



