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Lunedì 14 Settembre 2026
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Scritto da Redazione
Cronaca
14 Settembre 2026

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Negli occhi e nel cuore dei più, c'era ancora la larga partecipazione alla Luminara della sera prima, una partecipazione che è stata di gran lunga più alta di qualsiasi aspettativa. Lunedì 14 settembre, però, è il giorno della festa liturgica dell'Esaltazione della Santa Croce e in cattedrale si celebra la solenne messa presieduta dall'arcivescovo: da ben oltre mille anni questa festa è il cuore religioso della Chiesa e della città di Lucca. Durante l'omelia, monsignor Paolo Giulietti ha pronunciato parole appassionate, partendo dalle letture proprie della festa per poi ampliare lo sguardo alla comunità cristiana e a tutta la società. Con lui ha concelebrato monsignor Fausto Tardelli, vescovo di Pistoia e Pescia, insieme a numerosi preti e diaconi e al Capitolo della Cattedrale. 

«Lo sguardo non deve fermarsi ai problemi, ma deve puntare sull'ideale, sulla prospettiva, sulla promessa. Questo è lo sguardo che Dio chiede al suo popolo», ha sottolineato l'arcivescovo, commentando il racconto del Libro dei Numeri letto nella liturgia. Da qui l'invito all'oggi: «Bisogna convertire lo sguardo: cioè convertire la destinazione delle nostre risorse, non più ai problemi di piccolo cabotaggio, che tanto quelli non si eliminano, ma all'ideale, alla prospettiva, al desiderio, al sogno: lì bisogna investire, dice Dio al suo popolo».

«Quando accompagno i ragazzi in cattedrale – e penso succeda a chiunque – lo sguardo è subito attirato da questa architettura verso l'alto. Subito, appena entri, lo sguardo va su. Perché questo è il movimento di conversione a cui il Signore costantemente ci chiama: non guardare solo dove metti i piedi, ma guarda in alto, dove c'è la croce del Signore Gesù, c'è l'amore crocifisso forte e potente che indica la nostra prospettiva». 

«Ora, cari amici, purtroppo non mancano le occasioni in cui anche noi, come Israele nel deserto, guardiamo in basso. Uno sguardo che nasce evidentemente dalla paura. Si guarda in basso perché si ha paura dei serpenti, si ha paura di essere morsi, si ha paura di perdere la vita, allora ci si sta attenti. Anche quelli che passano per potenti, spesso sono persone che hanno una grande paura e per questo diventano aggressive. E anche tante cose che accadono intorno a noi hanno alla loro radice uno sguardo ispirato dalla paura. In questi giorni tutti abbiamo sentito caldo e sappiamo che dobbiamo cambiare; è evidente che dobbiamo cambiare il nostro stile di vita, ma abbiamo paura di farlo. Invertire la tendenza ci chiede di fare scelte coraggiose, ma abbiamo paura e allora non le facciamo; ci penserà chi viene dopo, se ancora qualcuno ci sarà. Sappiamo che le migrazioni umane sono una realtà che accade e con cui abbiamo bisogno di confrontarci, anche perché i nostri fratelli migranti sono una realtà di cui non possiamo fare a meno. Però abbiamo paura, ci invitano ad avere paura di questa cosa e, siccome abbiamo paura, allora diventiamo incapaci di gestirla intelligentemente. E potrei andare avanti con molte altre paure che ci impediscono di risolvere i problemi». 

«Non ci salveremo continuando a guardare per terra, ma solo alzando gli occhi a Colui che ci attira a sé nel suo mistero di amore senza condizioni e senza confini. Guidati da questo sguardo, i nostri padri hanno fatto cose grandi e ci hanno lasciato cose belle. I problemi restano, ma se si alza lo sguardo ogni ostacolo è superabile, come Cristo che decide di passare attraverso la passione e la croce per entrare nella gloria». 

In conclusione dell'omelia, uno sguardo alla Chiesa diocesana: «Questa estate molti ragazzi sono andati in viaggio missionario nelle nostre chiese sorelle, in Africa e in America Latina. Io sono reduce, da pochi giorni, da un pellegrinaggio in Giordania. In questi viaggi abbiamo incontrato molte persone, molte realtà piene di problemi, persino più dei nostri. Eppure, persone e realtà che, nonostante questi problemi, fanno cose belle e grandi e riescono a fronteggiare situazioni che noi nemmeno immaginiamo. Allora, guardando in alto e guardandoci intorno, ovvero levando lo sguardo dai nostri piedi, siamo davvero incoraggiati ad avere un atteggiamento di speranza verso quella meta di pienezza e di amore che il Signore, crocifisso e risorto, mette davanti a noi».

Infine, due annunci: «Il 6 ottobre concluderemo solennemente la visita pastorale, iniziata tre anni fa. Il 17 ottobre vivremo l'anniversario della Giornata Missionaria Mondiale, a 100 anni dalla prima celebrazione. Questi due avvenimenti, che ci invitano a pensare la nostra Chiesa nell'orizzonte della missione, sono anch'essi occasioni per alzare lo sguardo e fissarlo sull'ideale di una Chiesa missionaria, di una Chiesa in uscita, di una Chiesa artefice di un mondo pacificato e giusto, come oramai da anni ci ricordano il Magistero dei Papi e il Concilio. Affido al Volto Santo, oggi, questo nostro cammino di Chiesa, perché ci guidino non le nostre paure, ma il desiderio del Regno e la passione per il Vangelo».

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