Avevamo da poco aperto la Gazzetta di Lucca. Nella nostra proverbiale incoscienza, ci eravamo resi conto che un avvocato sarebbe stato fondamentale, soprattutto, per quel tipo di giornalismo più o meno d'assalto che avremmo voluto fare. Inizialmente, ma siamo nel 2012, eravamo assistiti da un avvocato residente a Lucca, ma originario di Tivoli, persona disponibile ed educata. Poi, però, e non ricordiamo se a presentarcela fu una collaboratrice di Viareggio, Letizia Tassinari, ci imbattemmo in Cristiana Francesconi, avvocato grintoso e di poche storie che ci fece subito una ottima impressione e con la quale imbastimmo un discorso che suonava più o meno così: siamo un giornale appena nato, ancora tutto da inventare e con tutto, in particolare, da dimostrare. Abbiamo, però, la consapevolezza di quello che vogliamo, di come lo vogliamo e di quando, soprattutto, lo vogliamo. Cerchiamo un legale che sia disposto a darci una mano, sostanzialmente, gratis o con tariffe molto, ma molto basse se non inesistenti in cambio di una eterna gratitudine e di una pubblicità anch'essa gratuita derivante dalle possibili e probabili cause giudiziarie che avremmo dovuto sopportare. Cristiana Francesconi disse sì e fu l'artefice della sopravvivenza della Gazzette per sempre.
Sono passati tanti anni - e che anni - da quando si strinse quell'accordo. Eravamo, noi si intende, giovani o, quantomeno, meno anziani di oggi e avevamo una carica dirompente e scatenante. La morte di nostro figlio, come ha più volte sostenuto l'avvocato della famiglia Marcucci Carlo Cacciapuoti, ci aveva devastato, ma anche spinto ad agire non più in punta di penna, ma con la clava sulle spalle. La Gazzetta di Lucca, intanto, cresceva mese dopo mese e la soddisfazione era enorme, vedevamo la nostra creatura aprire gli occhi e guardarsi intorno senza paura o timori reverenziali. Non avremmo mai accettato - mai e poi mai - di piegare la testa davanti a qualcuno e gli scontri, a base di articoli, cominciarono a diventare un appuntamento quasi fisso per tutti coloro che avevano voglia di leggere un giornalismo di aria nuova, dove si scriveva come si parlava e si parlava come si mangiava. Avevamo Silvia Toniolo che era diventata indispensabile perché riusciva a coprire tutto oltre a stare al desk e impaginare. Era precisa, puntuale, maniacale diremmo nel voler realizzare una impaginazione che fosse perfettamente simmetrica e senza anomalie. Poi c'erano altri collaboratori con una grande voglia di imparare. Ne vogliamo ricordare una in particolare: Barbara Ghiselli, per noi sempre Barbarina. Si era presentata con un fare timido e avevamo compreso che era come bloccata. Non riusciva a estrapolare quello che avrebbe voluto. Una volta, al termine di una delle nostre cene pantagrueliche organizzate per cementare lo spirito di squadra, ci disse che voleva parlarci da sola. Aspettammo di sentire ciò che voleva dirci. Ci spiegò che ci aveva provato, che ci aveva messo la sua buona volontà, ma che non era riuscita a fare quello che avrebbe voluto, quindi, preferiva rinunciare e alzare bandiera bianca. All'epoca non eravamo così buoni come siamo adesso. E avevamo la convinzione che le parole avessero un peso maggiore se dette con un tono che non ammette repliche. Cogliemmo, in un attimo, il punto fondamentale per scardinare le sue difese e le dicemmo, senza se e senza ma, che a noi non fregava assolutamente un c...o delle sue esitazioni, che era del segno del leone e che, quindi si mostrasse degna di questo. Condimmo il tutto con una dolcezza mista ai soliti amaretti di... Saronno e alle fine le intimammo di continuare e di non romperci i coglioni. Lei incassò, annuì e, poi, cominciò a pedalare. Ebbene, quando prese, al termine dei due anni, il tesserino di giornalista pubblicista, era cambiata totalmente, diventando coraggiosa, appassionata, socievole. E' stata una delle nostre vittorie più significative e ci rafforzò nel nostro comportamento tutt'altro che ortodosso.
Tornando a Cristiana Francesconi, non abbiamo problemi ad ammettere che se non ci fosse stata lei le Gazzette non sarebbero sopravvissute così a lungo. A lei va il merito di averci assistito nei quasi 30 processi ai quali siamo stati sottoposti durante i 15 anni di carriera dei giornali in questione. Poche le cause perse, le altre tutte vinte. Ci sono stati momenti in cui abbiamo dovuto pagare qualcosa, ma la stragrande maggioranza delle volte siamo stati assolti. Per questo saremo per tutta la vita grati a una persona che, a dispetto di una apparente durezza, ha un cuore grande così. Potrà sembrare strano, ma quando hai un debito di riconoscenza senza fine verso qualcuno, inevitabilmente sorge la coscienza di quanto sia stato fondamentale per la nostra vita. Anche se adesso i processi sono rari, Francesconi è rimasta, comunque, il legale anche di Inluccaveritas.it Oltre ai processi abbiamo avuto anche il maggior numero di esposti disciplinari all'ordine dei giornalisti di Roma da quando era stata aperta la commissione disciplinare. In alcuni di questi procedimenti, era intervenuta anche lei per difenderci e via remoto. Sempre presente, sempre coraggiosa al punto che l'abbiamo definita la Pantera di Lucca anche se vive e lavora tra Viareggio e Lido di Camaiore.
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