Egregio direttore,
ancora una volta e una volta di più siamo costretti a sperimentare come e quanto facciamo parte di un Paese uso allo sperpero. E non solo di quattrini pubblici, ma anche di intelligenze, saperi, entusiasmi delle persone...
Nella civile Toscana, infatti, in silenzio e con chirurgica brutalità, si azzerano istituzioni culturali importanti: è il caso del Museo del Risorgimento di Lucca riaperto nel 2013, ristrutturato con soldi regionali e di un paio di Fondazioni locali, e trasformato da luogo vecchio, polveroso e claustrofobico in uno spazio accogliente, luminoso ben organizzato nei reperti esposti, tutti convenientemente restaurati, dotato di originali e moderni supporti audiovisivi.
Da allora niente è stato fatto per valorizzarlo, finanziarlo, promuoverlo... Mai supportato, piuttosto sopportato come un corpo estraneo, il MuR di Lucca è stato tenuto aperto sino a ora solo per la generosa testardaggine di un pugno di volontari e dipendenti provinciali che, pur nella assoluta penuria delle risorse, sono riusciti a farne uno spazio di cultura storica, artistica, letteraria incontrando gruppi/classe di scuole di ogni ordine e grado di scuola, turisti, visitatori tenaci risoluti a bucare la cortina di disinformazione che da sempre ha avvolto questa istituzione.
Ora la notizia di una sua prossima dismissione non può che preoccupare. Perché in una città, Lucca, sempre più trasformata in una versione contemporanea del collodiano “Paese dei balocchi”, rischia di venire meno una voce ancora capace di raccontare e interpretare criticamente i momenti fondativi della nostra vicenda nazionale.
Mi chiedo: la Regione Toscana e le due importanti Fondazioni lucchesi che pure nella riapertura del Museo, a suo tempo, hanno investito dei soldi, non hanno nulla da dire? E, sempre in materia di sprechi, come dimenticare i quattrini impiegati nella realizzazione della piattaforma che, con ingresso dal Cortile degli Svizzeri avrebbe dovuto favorire l’accesso al museo delle persone con disabilità? Altri soldi, e non solo, buttati al vento… Un’attitudine, quella allo spreco, che non è proprio nel Dna dei Lucchesi, storicamente sobri e conservativi. Chissà, forse da qualche parte, poco visibili, agiscono altre volontà, altri interessi...



