“Se rendiamo i nostri luoghi più accoglienti e fruibili anche per le persone neurodivergenti, questo produrrà salute per tutta la comunità”: così Eluisa Lo Presti, direttrice della zona distretto piana di Lucca per l’ASL, ha dichiarato in occasione della conferenza stampa di presentazione di Libellula, la nuova applicazione che ambisce a trasformare la nostra città in un luogo sempre più accessibile a tutti, a partire dall’Orto Botanico.
Pensata soprattutto per le persone autistiche e neurodivergenti, ma adatta a chiunque, Libellula (acronimo di Liberi e Leggeri Unici Liberamente Autonomi) vuole guidare i visitatori alla scoperta dei 12 alberi monumentali dell’Orto Botanico, con giochi e funzionalità speciali che sfruttando le tecniche della comunicazione aumentativa e alternativa possano rendere la cultura piacevole e accessibile per chiunque.
“Un’app del genere è stata una grande opportunità per l’Orto Botanico, che in quanto luogo di cultura ha tra le sue missioni quella di essere sempre più accessibile e accogliente. Abbiamo individuato come percorso tematico quello relativo ai nostri alberi monumentali, uno degli elementi più identitari e immediatamente percepibili e stupefacenti, e abbiamo fornito alcune informazioni importanti su questi bellissimi esseri viventi che tutti potranno trovare interessanti”, ha spiegato Alessandra Sani, curatrice dell’orto.
“Molto bello vedere che attraverso la comunicazione aumentativa possiamo fare tante cose, sia giocare e divertirci che fare esperienze conoscitive importanti: grazie alle nuove tecnologie, combinate con le conoscenze di persone autorevoli e specializzate e con la collaborazione fra tanti enti, si può veramente fare un bel lavoro. Oggi cominciamo un percorso sempre più innovativo, ma anche molto inclusivo”, ha aggiunto Simona Testaferrata, assessore a istruzione, famiglia e pari opportunità.
Tante le realtà che hanno contribuito alla realizzazione dell’app, comprese l’Anffas Lucca e cooperative sociali come La Gardenia, La Salute e L’Impronta, nell’ottica di un più ampio progetto promosso e coordinato dalla zona distretto della piana nell’ambito del fondo per l’inclusione delle persone con disturbi dello spettro autistico.
“Abbiamo scelto di presentare l’applicazione nel mese della consapevolezza dell’autismo, scegliendola come rappresentante del lavoro che svolgiamo da anni. Abbiamo cercato di cambiare il paradigma di lavoro, passando dalla logica prestazionale a quella di accompagnare le persone in un percorso di emancipazione dai propri bisogni. Questa è stata la sfida più grande, che ci sembra riuscita: individuare i supporti più adeguati nell’ottica della personalizzazione del percorso, dell’autodeterminazione, della progettazione di tutte le dimensioni della vita, comprese l’affettività, la sessualità e l’autonomia rispetto alla famiglia d’origine- ha spiegato Lo Presti- La convenzione ONU descrive la disabilità come connubio tra le difficoltà della persona e il contesto in cui vive, le barriere di ogni tipo che rendono la persona disabile: pensiamo di rimuovere queste barriere, così da rendere possibile la partecipazione di tutti alla vita della comunità, applicando l’approccio autism friendly e della città autistica. Per fare questo ci siamo concentrati nello specifico sull’accessibilità della cultura: un diritto, che produce anche salute e benessere”.
“L’app è uno strumento, anche fattivo e tangibile, per rendere la comunità più inclusiva, facilitando i percorsi delle persone fragili: lavorando insieme possiamo produrre strumenti significativi, veri, e anche innovativi. La tecnologia avanza, e noi avremo un prodotto tecnologico che ci aiuta e ci supporta nell’accoglienza e nella comunità inclusiva. Questo risultato ci dimostra che lavorando in rete si arriva a prodotti di qualità e significativi”, ha dichiarato poi Lucia Corrieri Puliti, presidente della Fondazione per la coesione sociale ETS che si è occupata di sviluppare tecnicamente l’applicazione insieme all’agenzia di comunicazione Genau.
Ad avere l’idea per l’app è stata la cooperativa La Mano Amica, nella persona della vicepresidente Rita Taccola, sulla base delle applicazioni che in altre città già sono state costruite per agevolare le visite nei musei delle persone neurodivergenti. Ad essersi occupato della parte clinica è stato invece Federico Gheri, psicologo specializzato in neurodivergenza, grazie a cui è stato possibile sviluppare l’app perché fosse davvero utilizzata da chi ne può aver bisogno, facilitandone l’accessibilità per tutti.
“Abbiamo cercato di applicare i principi della comunicazione aumentativa e alternativa, associando a ogni parola un qualcosa di visivo e percettivo per facilitarne la comprensione, anche in autonomia. L’aspetto più complicato è stato lo sviluppo delle sfide che permettono di passare da un albero a un altro- ha spiegato Gheri- Abbiamo anche creato una sorta di diario dei resti: alla fine di ogni sfida c’è la possibilità di fare foto agli alberi, conservandole in un album cui è sempre possibile accedere, così da rendere le persone che seguono il percorso protagoniste, contro le difficoltà di memoria episodica che tendono a presentare. Le grafiche scelte sono state oggetto di dibattito, perché volevamo evitare che rimandassero all’idea di qualcosa di infantile e non fruibile da parte di un adulto: abbiamo voluto rendere l’app accessibile a tutta la popolazione neurodivergente”.
L’applicazione, già scaricabile da App Store e Google Play, presenta innanzitutto una pagina d’introduzione che ne racconta lo spirito e permette di accedere alla bibliografia e ai fondamenti teorico-clinici alla sua base. Di seguito, una volta arrivati all’Orto Botanico, è possibile impegnarsi in tre tipi diversi di attività, inquadrando i QR code associati a ciascun albero: giocare, accettando delle sfide e ricevendo una volta completate dei premi che permettono di andare avanti; ricevere informazioni sugli alberi monumentali dell’orto, in veste chiara e accessibile; e scattare agli alberi foto che sarà sempre possibile rivisitare. Presente anche una guida per eventuali accompagnatori, che spieghi loro come rendere l’esperienza il più piacevole possibile.
“Spesso ci appiattiamo sull’idea che non serve cambiare quello che abbiamo sempre fatto in un certo modo. Pensare a un progetto di questo tipo, e soprattutto a come realizzarlo, non è affatto banale: è stato possibile perché dietro ci sono notevoli competenze, e un lavoro che parte da lontano e trova nella piana di Lucca associazioni, cooperative e persone di professionalità che riunite a un tavolo possono creare cose virtuose- ha concluso Sara D’Ambrosio, sindaco di Altopascio e vicepresidente della conferenza dei sindaci della piana di Lucca che ha dato il patrocinio al progetto- La coprogettazione ci fa capire che c’è un modo di trovare soluzioni nuove e stare insieme. Un interlocutore per allargare il progetto ad altre realtà della piana potrebbe essere la provincia, guardando dall’alto al mondo della cultura che è necessariamente importante nell’ottica dell’accessibilità e della fruibilità. I 12 principi fondamentali della costituzione ci dicono tutto: non fermiamoci alla necessità di abbattere le barriere, ma guardiamo a come farlo. La cultura è un modo”.



