Due anni fa esattamente il 31 marzo 2024, giorno di Pasqua, recensii un libro dello stesso autore che ha avuto un grande successo, "La solitudine della sera". Tanto questo tenero romanzo quanto il precedente, "Questo amore così vero" si sono aggiudicati vari riconoscimenti, anche importanti come il Premio "Logos cultura" al prestigioso festival letterario internazionale "Città di Cattolica". Ha al suo attivo anche "Le braccia al collo. Amore e politica nel '68" (Maria Pacini Fazzi editore), "Natalia. Storia di donna" (Tra le righe libri).
Anche quest'ultimo lavoro è uscito per i tipi di Tralerighe Libri, una casa editrice lucchese che si sta affermando in Italia per il suo pregevole catalogo, soprattutto a riguardo dei periodi di guerra che, credo, non abbia, per completezza, uguale nel nostro Paese.
Olivo Ghilarducci è stato sindaco di Capannori, il comune rurale più vasto d'Italia, ed esponente di primo piano della locale Democrazia Cristiana, quando questo partito dominava la politica ed aveva a rappresentarla uomini come Aldo Moro. È stato anche professore di statistica presso l'Università di Pisa.
Discepolo di Maria Eletta Martini, morotea, anche Ghilarducci appartenne a questa piccola corrente, ma determinante nelle decisioni da prendere da parte del partito, grazie alle qualità e al prestigio del presidente Aldo Moro, assassinato, come si sa, poiché politico scomodo, dalle Brigate Rosse (rapito il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio 1978).
La nuova opera, che sarà presentata a Lucca il 23 settembre, ore 17, presso la Sala Tobino di Palazzo Ducale, a 110 anni dalla nascita di Aldo Moro (23 settembre 1916), rievoca quegli anni e questa amicizia. È, dunque, anche un documento storico.
Veniamo all'opera.
I primi 3 nomi (di fantasia) che appaiono sono quelli del Prefetto di Lucca, Giulio Cangi, di suo cognato il Presidente del Consiglio Domenico Murro, della segretaria del Prefetto Lucia Gianni.
Il Presidente del Consiglio aveva l'abitudine di trascorrere qualche giorno di riposo presso l'abitazione del Prefetto, sito nel Palazzo Ducale. Così avviene anche questa volta, ma c'è un ma. Questa volta ha bisogno di dettare una lettera importante e il Prefetto gli mette a disposizione la sua segretaria, la quale è una bella donna e Domenico, senza rendersene conto, se ne innamora e non può fare a meno di pensare a lei.
Comincia così il romanzo che dà subito la sensazione di essere intrigante e di avviarci ad una grande storia d'amore.
Ghilarducci ci ha già dato dimostrazione nelle sue opere precedenti, come, ad esempio, "La solitudine della sera", di avere confidenza coi sentimenti e di saperne trarre tutti i succosi frutti, che vanno dalla passione alla tenerezza, al ricordo, alla malinconia.
Il lettore avrà modo di seguire con particolare interesse lo sviluppo di questo amore nato per caso, ma sviluppatosi e vissuto intensamente. Dopo quell'incontro ecco che Domenico non può fare a meno di scriverle una delicata ed affettuosa lettera, nella quale troviamo anche queste parole: "Forse sei solo la luce che accende in me una speranza o potrai essere come ora mi permetto di credere, un approdo umano. Forse quello che ho sentito è frutto di una sorta di pazzia che domina il mio cuore. È certo che in pochi minuti sono rimasto sconvolto. Forse mi illudo ma non ti manderei questo mio scritto che nasce dal profondo della mia anima se non sentissi la ricchezza di ciò che si è manifestato per caso e improvvisamente nella mia esistenza.".
Di Lucia, percorreremo anche, attraverso una scrittura dalla forte componente psicologica, tratti della sua infanzia e della sua giovinezza, in cui sapremo dei travagli di nonna Adele, ricoverata nel manicomio di Maggiano. La paura della pazzia avrà parte nella vita della ragazza. Partecipa attivamente ai movimenti studenteschi del '68, che le infonderanno un carattere ribelle, anche se dentro di sé permarrà un senso di insoddisfazione e di insicurezza. Affronterà le inquietudini dei primi amori, fatte di delusioni, di sofferenze e anche di un dramma, quello dell'aborto, il cui dibattito acceso e anche violento stava scuotendo il Paese.
Ghilarducci a poco a poco, con questo lungo flash-back, capitolo per capitolo (sapientemente brevi), ci fa conoscere la Lucia di cui Domenico, il Presidente del Consiglio, si sta innamorando, e del quale, allo stesso modo, percorreremo gli anni giovanili, meno inquietanti di quelli di Lucia, e ricchi di un impegno politico che, assai presto, lo porterà ad occupare posti di rilievo nel partito egemone della Democrazia Cristiana.
Da militante in quel partito e grazie alle cariche ricoperte, Ghilarducci ci farà entrare negli snodi intricati e a volte imprevedibili della politica italiana di quegli anni, in cui il terrorismo stava portando un attacco violento alle Istituzioni democratiche ("al cuore dello Stato") e non si capiva se esse fossero state in grado di difendersi e resistere. Gli sviluppi di questo stato di disagio porteranno alla politica delle "convergenze parallele" e, da lì, al "Compromesso Storico" e al governo della "Non Sfiducia". Interessanti le parole (realmente pronunciate) che il presidente del Consiglio, qui chiamato Aldo Mauro, rivolge all'Assemblea dei parlamentari della Democrazia Cristiana per chiedere il consenso all'apertura verso il Partito Comunista Italiano in un governo di "Unità Nazionale". Nonostante i nomi di fantasia, tutti i personaggi politici sono riconoscibili, a cominciare da quello di cui al celebre titolo e a finire con l'autore stesso. Chi è avanti con gli anni, come me, rivive, come dal vivo, quelle lontane vicende.
È un romanzo testimonianza, in cui il rapporto difficile e a volte contrapposto tra famiglia e impegno politico è messo dolorosamente in risalto (ci sarà il ritorno alla relazione Domenico-Lucia, entrambi già sposati, ma il cui amore riuscirà a superare le prove più difficili: "in lui era cresciuta più l'importanza dei sentimenti rispetto alle ambizioni della politica.") e assemblato con la facilità di una scrittura che si amalgama strettamente al contenuto, al punto di divenire alla fine un tutt'uno, restando il romanzo intrigante e formativo sino alla fine.
Interessante, infine, il modo in cui l'autore immagina, a conclusione del libro, un'ipotesi di liberazione del prigioniero onde scongiurarne la condanna a morte, dopo avercene dato, di questo caso, una cronaca precisa, coinvolgente e di grande emozione, soprattutto quando riporterà il contenuto di alcune lettere scritte dal rapito (alla moglie Giorgia, per esempio) e provenienti dalla sua, allora sconosciuta, prigione. Nella supposta liberazione, avranno una parte importante il sostegno e l'amore di Lucia. Commovente anche la preghiera rivolta a Dio da Papa Paolo VI il 13 maggio 1978, durante la messa esequiale celebrata nella Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, a cui il libro accenna e che io conservo intera come un capolavoro di fede e di pietà. Soprattutto nel punto in cui il Papa si lamenta del non ascolto di Dio: "E chi può ascoltare il nostro lamento, se non ancora Tu, o Dio della vita e della morte? Tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo Uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico".
È anche un'opera che i giovani di oggi dovrebbero leggere e possedere per avere contezza del momento più drammatico e terribile attraversato dalla democrazia nel nostro Paese.



