È quanto dichiarano Daniele Bianucci, esponente di Alleanza Verdi Sinistra Lucca, e Marta Glenda Lugano e Luca Fidia Pardini, coportavoce di Europa Verde Lucca, presentando il presidio pubblico «Non ce la facciamo più. In piazza per chiedere risposte sul caro prezzi e il caro bollette», in programma venerdì 23 ottobre, alle ore 18, nel Cortile degli Svizzeri, davanti alla Prefettura di Lucca, sede territoriale del Governo nazionale.
Cinque i contributi previsti, per raccontare il caro vita attraverso le esperienze concrete di chi ogni giorno ne affronta le conseguenze: Stefano Cristiano, del sindacato inquilini SUNIA, affronterà l'emergenza abitativa; Elena Dinelli, operatrice della scuola, porterà il punto di vista del mondo dell'istruzione e delle famiglie; Gemma Urbani, dei comitati cittadini per la sanità, interverrà sulle difficoltà di accesso alle cure; Marcello Massei, del sindacato pensionati SPI-CGIL, darà voce alle difficoltà delle persone anziane; Duccio Checchi, giovane precario della segreteria provinciale NIDIL, parlerà della condizione dei giovani e del lavoro precario.
«Vogliamo partire dalle persone e dai loro problemi. I numeri che emergono dalle indagini pubblicate negli ultimi mesi, soprattutto per il territorio lucchese, sono impressionanti».
A Lucca, secondo le stime sui rincari alimentari, l'aumento del costo della spesa comporta un aggravio di circa 740 euro all'anno per famiglia, secondo soltanto a Firenze nella regione. La casa è sempre meno accessibile: la provincia lucchese è la seconda più cara della Toscana per l'acquisto di abitazioni, con un prezzo medio richiesto di 2.442 euro al metro quadrato, aumentato del 7,8% in un anno. Nel capoluogo, secondo un'indagine relativa al 2024, gli affitti assorbivano già il 28,5% del reddito medio annuo. Una situazione aggravata dalla pressione turistica e dalla diffusione degli affitti brevi, che rendono sempre più difficile trovare casa per chi vuole vivere e lavorare in città.
Anche il caro carburanti presenta un conto pesantissimo: secondo le stime della Cgia di Mestre, nel 2026 la spesa per benzina e gasolio nella provincia di Lucca potrebbe raggiungere 571 milioni di euro, 94 milioni in più rispetto al 2025, mentre in tutta la Toscana l'aggravio stimato arriva a 898 milioni.
«Per noi la risposta strutturale al caro carburante è investire davvero nel trasporto pubblico, a partire da quello locale. A Lucca e nella Piana troppe persone sono costrette a utilizzare quotidianamente l'auto perché mancano alternative adeguate. Servono autobus più frequenti, collegamenti efficienti con le frazioni e un trasporto ferroviario migliore. È una questione ambientale, ma anche di giustizia sociale».
Il caro energia colpisce intanto famiglie e imprese. Le rilevazioni sui costi energetici segnalano aumenti del 32% per biomasse e pellet e del 15% per il riscaldamento condominiale. Nel distretto cartario di Lucca e Pistoia, che conta 324 aziende e oltre 11mila addetti, Confindustria Toscana Nord denuncia bollette del gas cresciute del 50,6% rispetto al 2025. Nel manifatturiero lucchese, nel primo semestre del 2026, sono state autorizzate oltre 908mila ore di cassa integrazione, l'11,9% in più rispetto all'anno precedente. Rincari che pesano sulla competitività delle imprese e rischiano di avere conseguenze sull'occupazione.
«E mentre aumentano anche i costi dell'istruzione, con libri scolastici che in alcuni istituti del territorio arrivano a sfiorare i 600 euro, la situazione diventa particolarmente grave sul fronte della salute. Tante lucchesi e tanti lucchesi rinunciano a curarsi perché ormai non se lo possono permettere. Le liste d'attesa della sanità pubblica costringono spesso a rivolgersi al privato, ma non tutti hanno i soldi necessari. Non possiamo accettare che sia il reddito a decidere chi può curarsi e chi no».
Per Bianucci, Lugano e Pardini, il problema richiede scelte politiche precise.
«Chiediamo al Governo nazionale interventi strutturali per aumentare salari e pensioni, contrastare il lavoro povero e precario, alleggerire il peso delle bollette, sostenere le famiglie e le imprese, garantire il diritto alla casa e rafforzare i servizi pubblici. Occorre intervenire sulle rendite e sugli extraprofitti, anziché continuare a scaricare il peso delle crisi su chi ha meno».
«Abbiamo scelto di manifestare davanti alla Prefettura proprio per rivolgerci direttamente al Governo nazionale. Il caro vita non è una fatalità davanti alla quale rassegnarsi: servono scelte diverse, che mettano al centro la dignità delle persone. Invitiamo tutte le cittadine e tutti i cittadini a partecipare al presidio di venerdì 23 ottobre. Perché vivere dignitosamente non può diventare un privilegio».


