Quale scenario migliore di Volterra per ambientarvi una trama capace di muoversi tra il mistero e la fantascienza, il noir e la fiction investigativa? Luogo elevato e solitario sullo spartiacque tra l'alta valle del fiume Era, affluente di sinistra dell'Arno e il Cecina, tributario del Tirreno, un paesaggio reso particolare – e inquietante – dalla presenza di "biancane" e calanchi, la città di Volterra vive il respiro di oltre tre millenni di storia: centro della cultura villanoviana, importante città etrusca, municipio romano, sede vescovile, impegnata nelle lotte medioevali con le città vicine - San Gimignano, Firenze, Pisa, Siena – ora guelfa, ora ghibellina e, ai nostri giorni, irrimediabilmente decadente. Crede, Volterra, nella sua storia millenaria di aver visto tutto e il contrario di tutto, ma qualcosa ancora le manca. Per esempio, la scomparsa di tre bambini, due maschi e una femmina, spariti nel nulla da più di sei mesi. Va senza dire che i tutori dell'ordine, in questo caso i carabinieri, brancolano classicamente nel buio. E ormai alla disperazione, pressati dalla stampa social, di carta e televisiva, decidono di rivolgersi a Marino Maltese, di mestiere ufologo di qualche fama su teleschermi importanti. Un ufologo, ovvero uno studioso di Ufo, ovvero di Unidentified Flying Objects, gli oggetti volanti non identificati da quasi ottant'anni al centro dell'interesse morboso di larghi settori dell'opinione pubblica internazionale. E che c'entra Marino Maltese, ricercatore in una disciplina non ancora riconosciuta dalla scienza ufficiale e anzi con questa in perenne rotta di collisione? C'entra, magari poco, ma c'entra.. Perché nelle camerette di tutti e tre i bambini scomparsi vengono ritrovati alcuni graffiti che rimandano a un'altra storia di dolore e follia squisitamente volterrana. Quella di Fernando Oreste Nannetti ristretto per anni nel padiglione Ferri dell'Ospedale Psichiatrico di Volterra che aveva riempito di incisioni simili metri e metri, almeno 180 mq delle mura che lo avevano tenuto prigioniero per almeno un decennio della sua esistenza. Lo strumento di lavoro? La fibbia della cintura dei pantaloni. Strani disegni, frasi incomprensibili o se leggibili prive di senso, una grafia bizzarra senza ordine né apparente significato... Raccontava il Nannetti che, di notte, la voce di un'entità misteriosa si metteva in contatto con lui e perentoriamente gli affidava l'incarico di farsi portavoce della dignità umana. Poteva essere lui il responsabile dei rapimenti? No, perché morto, il Nannetti, da almeno trent'anni: dopo una vita di dirottamenti della psiche, sconfinamenti morbosi, stati di depressione alternati a momenti di esaltazione e parentesi di precaria lucidità.
E allora, come se ne esce? Tranquilli, se ne esce, se ne esce... Nonostante la disistima delle Fiamme Argento nei confronti del nostro improbabile "eroe indagatore", convenientemente stropicciato e sgualcito come attiene a tanta letteratura di genere apparsa in questi ultimi anni; malgrado la neghittosità di chi qualcosa ha capito e non parla e l'improntitudine di chi parla quando avrebbe fatto meglio a tacere... Se il finale rimane, almeno a parere di chi scrive, piuttosto sgangherato, pure le pagine di Vittorio Cotronei, Colonnello astrale NOF4, ETS Pisa 2024, si fanno leggere e apprezzare per il racconto di un' estenuazione provinciale assai ben narrata; per un dolore esistenziale diffuso che sembra toccare, o almeno sfiorare, tutti i personaggi del romanzo; per le tracce significative nel racconto della attuale catastrofe etica e culturale che tanto ci preme da presso.
Vittorio Cotronei, Colonnello astrale NOF4, Edizioni ETS Pisa, 2024, pp. 221, Euro 20,00


