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Sabato 12 Settembre 2026
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Scritto da Luciano Luciani
Cultura
14 Dicembre 2025

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Assolutamente tempestiva la pubblicazione dell’ultimo lavoro di un valente storico lucchese, Roberto Pizzi, che con Carlo Lorenzini. Il “padre” di Pinocchio. A 200 anni dalla sua nascita; MPF, Lucca 2025, esce in perfetta sincronia e addirittura anticipa  l’ormai imminente anno bicentenario della nascita del grande scrittore toscano, autore di uno dei libri più letti e conosciuti al mondo. Di sicuro, le pagine di Pizzi contribuiranno al dibattito che, a partire dai prossimi mesi, non mancherà di svilupparsi intorno alla figura e all’opera, ancora in gran parte trascurate, di Carlo Lorenzini/Collodi (Firenze, 1826 – 1890) finora celebrato come autore di un unico e solo libro, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino (1880/1883)). Tra i meriti dell’agile volumetto del Pizzi, che si muove sulla scia di altri, più ampi studi (Fernando Tempesti, Daniela Marcheschi), quello di aver liberato il Lorenzini/Collodi dall’aura di ingenuo affabulatore per l’infanzia e, invece, averne recuperato lo spessore di robusto protagonista, di convinzioni mazziniane, della vicenda risorgimentale e di letterato capace di molti registri: dal giornalismo militante alla scrittura teatrale sempre nel segno di una laica etica dei doveri civili e di una simpatia, magari un po’ burbera ma piena d’amore, per i giovani e i giovanissimi, i più piccoli e i più indifesi abitanti di un Paese appena costituito, povero e arretrato. “Il mazziniano convinto, il giornalista incorruttibile, il volontario di due guerre“ (Bargellini), in una prosa limpidissima, scrive il racconto di un’emancipazione tanto favolosa quanto dura, difficile, dolorosa e lo fa senza retorica né paternalismi. Una storia in cui sono continuamente rivendicati i diritti della libertà e della fantasia e non mancano motivi satirico-polemici nei confronti delle istituzioni di allora, dalla magistratura ai carabinieri… Da tempo, la critica più avvertita – e Pizzi ne rende puntualmente conto nelle sue pagine – giudica ormai Le avventure di Pinocchio un capolavoro assoluto della letteratura italiana dell’Ottocento e sottolinea come sia un’opera che va ben al di là dei confini della semplice letteratura per l’infanzia. Romanzo di formazione capace di realizzare una straordinaria alchimia tra elementi fantastici dell’ispirazione e quelli realistico-popolari del mondo contadino toscano del XIX secolo, il lavoro collodiano ha conosciuto nel corso di quasi un secolo e mezzo le più diverse interpretazioni, da quelle in chiave religiosa a letture di tipo psicanalitico: c’è un Pinocchio alter Christus e un “compagno Pinocchio”, ci sono, più o meno riusciti, i numerosissimi Pinocchio teatrali, cinematografici e televisivi da Walt Disney, a Luigi Comencini, a Matteo Garrone…
L’ultimo capitolo del prezioso lavoro di Roberto Pizzi è dedicato alla vexata quaestio se il Lorenzini, nel corso della sua esistenza, abbia o meno aderito alla massoneria: un’esperienza comune a molti intellettuali e professionisti in quello scorcio di Ottocento e a non pochi sodali dello scrittore toscano, ma non documentata con certezza per l’inventore di Pinocchio. Anche se alcuni indizi, taluni assai probanti, sembrerebbero dirigersi in tale direzione e certe interpretazioni storico-critiche in tal senso potrebbero risultare più convincenti di altre, non si può dare per sicura l’appartenenza del Lorenzini alla Libera Muratoria. Cosa che nulla toglie al piacere di tornare a leggere Pinocchio e magari ad ampliare le proprie conoscenze intorno al suo creatore, mettendo, sempre con felice sorpresa, gli occhi anche sulle sue opere meno note da i Racconti delle fate, 1875, a Minuzzolo, 1878, a Il viaggio per l’Italia di Giannettino.

Roberto Pizzi, Carlo Lorenzini. Il ‘padre’ di Pinocchio. A 200 anni dalla sua nascita, Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca 2025, pp. 72, Euro 13,00

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