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Domenica 13 Settembre 2026
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Scritto da luciano luciani
Cultura
16 Maggio 2025

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Ironico inventore di verosimili scenari provinciali ben calati nella contemporaneità e loro disincantato affabulatore, lo scrittore toscano Stefano Tofani torna sui luoghi che hanno ispirato le sue prime esperienze di scrittura: Cuzzole, concretissimo borgo di fantasia tra Lucca e Pisa, una manciata di case per qualche centinaio d’abitanti e per dirla con le sue parole “pigro paese che poltriva tra una curva del Serchio e spelacchiati cuscini di colline che non avevano nulla a che vedere con la Toscana patinata attira-vip.” Un luogo se non brutto certo anonimo, banale. Qui, nel cortile della locale scuola elementare, durante la ricreazione, un colpo d’arma da fuoco pone termine alla giovane esistenza della maestra Sonia. Chi è il responsabile del delitto e quali le motivazioni di un crimine tanto efferato quanto misterioso? Se lo chiedono i carabinieri della locale stazione, il brigadiere Caso e l’appuntato Pozzessere, tutori dell’ordine solerti, ma certo non provvisti di un particolare acume investigativo; preoccupati per la sicurezza pubblica esigono la verità anche i paesani fin da subito pettegoli, quando non addirittura maligni e maldicenti, circa il vissuto della vittima; soprattutto reclamano una spiegazione soddisfacente i familiari segnati nel profondo da quella perdita traumatica e dolorosa: Giorgio, il marito, uomo senza qualità; il figlio adolescente e non poco problematico, Nicola; Marcella, la vecchia madre, alle soglie, talora ampiamente superate, della demenza senile. La bestia che cercate, titolo tratto da un brevissimo e icastico componimento poetico di un grande novecentesco, Giorgio Caproni, sembrerebbe dunque connotarsi secondo le modalità proprie del poliziesco di provincia, alla Simenon per intenderci: un luogo minore e ristretto dove tutti si conoscono e tutti, nessuno escluso, sembrano custodire segreti intimi e inconfessabili e dove si rivela ancora più difficile la ricerca del colpevole, del movente e del grumo tossico del male da isolare e rimuovere. Ma lo scrittore toscano ancora una volta ci sorprende. E non tanto per il finale spiazzante del romanzo o perché si fa acre e impietosa la descrizione dei vizi e dei vezzi provinciali… Quanto perché la sua narrazione dedica una particolare attenzione alla sofferenza connessa con l’elaborazione del lutto per la perdita di una persona cara: la sua assenza che è ancora presenza nella memoria e anche nelle prassi quotidiane di chi continua a vivere. Niente e nessuno può risarcire quel dolore che resta unico, personalissimo, acuto e tagliente come una lama di rasoio. Sono queste che danno parola all’afflizione e alla tristezza le pagine più complesse di Tofani che ci appare non più solo scrittore leggero, ironico e disincantato, ma narratore maturo e umanissimo. Capace di modulare sentimenti e situazioni già toccati nei suoi lavori precedenti, ma mai con questa intensità: l’incomunicabilità tra le generazioni; il destino di solitudine di tanti anziani; l’egoismo degli adulti e delle famiglie, infelici ciascuna a suo modo… E intanto la piccola opinione pubblica paesana rimuove e dimentica e la grande, dopo appena qualche giorno d’interesse e di sovraesposizione mediatica, dimentica e rimuove. Chi, invece, alla vittima, alla maestra Sonia ha voluto veramente bene non si dà pace. La pensa e la ripensa, continua a vederla viva, ci parla addirittura, la sente presente nelle proprie azioni… Ed è proprio da questo lavorio della memoria e del cuore che emergeranno dettagli forse utili alle indagini…  Attento, vibrante e partecipe lavoro di scavo intorno al gran guazzabuglio del cuore umano, declinato ai malmostosi tempi social del nostro presente, questo ultimo romanzo di Stefano Tofani non consola e sembra portarsi dentro il cruccio di riflettere più il fango delle pozzanghere che l’azzurro del cielo.

Stefano Tofani, La bestia che cercate, Guanda Milano, 2025, pp. 248, Euro, 19,00

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