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Martedì 8 Settembre 2026
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Scritto da Redazione
Cultura
07 Settembre 2026

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Per il fumetto Leo Ortolani, quello di Rat-Man e questo basti. Per la parodia Giulia Vecchio. 54 anni di storia. A Forte dei Marmi. Questa volta non alla Capannina, quella di Sapore di mare, film cult dei Vanzina, ma in Piazza Garibaldi. Tra il Fortino e il Quarto Platano che rievoca una gloriosa storia culturale che a partire dalla stagione degli anni Venti ha visto l'aggregazione tra i tavoli disseminati all'ombra del "quarto platano" del Caffè Roma, di una prodigiosa schiera di pittori, scultori, letterati, poeti, architetti, intellettuali. Ancora meglio.
Così come il Premio satira che ha premiato il graffio satirico di scrittori, giornalisti, disegnatori, comici italiani e internazionali, da Achille Campanile a Corrado Guzzanti, Valerio Lundini e Emanuela Fanelli. Da Cesare Zavattini a Renzo Arbore, Gigi Proietti, Fiorello e Roberto Benigni. Passando per Dino Risi, Paolo Villaggio, Carlo Verdone, Nanni Moretti. Per il disegno: da Altan, Staino e Tullio Pericoli a Zerocalcare, Makkox, Fumettibrutti e Maicol &.Mirco. Scrittori del calibro di Leonardo Sciascia, Fruttero e Lucentini, Alberto Arbasino, Giuseppe Pontiggia, Andrea Camilleri. Il professor Cipolla, quello delle leggi sulla stupidità, il perfido professore della politica Giovanni Sartori, Edmondo Berselli, quello del più mancino dei tiri. Più di recente il professor Claudio Giunta che prese per i fondelli Renzi in una divertente fenomenologia, e Walter Siti, scrittore massimo contro l'impegno. Dal mondo: la strepitosa cartoonist del New Yorker Liza Donnelly, Plantu vignettista di Le Monde, Jules Feiffer che ha vinto anche un Oscar e un Pulitzer, come Gary Trudeau per il fumetto Doonesbury, David Levine per sue caricature sulla New York Review of Books. Grandi giornalisti come Indro Montanelli e Enzo Biagi, e ancora, Dario Fo, Serena Dandini, Ficarra e Picone, Virginia Raffaele, Geppi Cucciari, Paola Cortellesi, Michela Giraud. Per il giornalismo più recente: Filippo Ceccarelli, Teresa Ciabatti, Marco Damilano, Curzio Maltese, Stefano Bartezzaghi, Guia Soncini, Michele Masneri, Mattia Feltri. Scrittori come Antonio Manzini, Marco Malvaldi, Franceso Piccolo. Premi internazionali: Mikhail Zlatkovsky, Gore Vidal, Fran Lebowitz, due anni fa. Testate come Le Canard Enchaîné, Charlie Hebdo, quelli dell'attentato terroristico del 2015 a Parigi, morirono i vignettisti Wolinski, Cabut e Charbonnier, tutti passati da Forte dei Mami. E poi Linus, Il Male, Cuore, Comix, Il Vernacoliere. È il Premio di Satira Politica di Forte dei Marmi, il riconoscimento alla critica più dissacrante, non solo sulla carta stampata dei libri e dei giornali ma in tv, nel teatro, nell'arte, nel cinema, nella musica. Ora anche nei social e nei podcast. La satira è critica attraverso l'umorismo. Due tratti distintivi essenziali: essere feroce e fare ridere. Citando le parole di Sciascia pronunciate in occasione del ritiro del suo premio, «la satira è il luogo di confine tra la letteratura, il potere e la gente».

"Il Premio Satira -dichiara il sindaco Bruno Murzi- è parte della storia culturale di Forte dei Marmi e questa cornice meravigliosa richiama l'importanza storica di una piazza sulla quale si sono affacciati alcuni tra i più grandi artisti del Novecento. Auspico che si possa continuare a leggere il presente con libertà, intelligenza e ironia, come la storia di questo Premio ci insegna."


---IL PROGRAMMA---
Il 19 settembre alle ore 18 in Piazza Garibaldi la cerimonia di premiazione del 54° Premio Internazionale di Satira Politica di Forte dei Marmi.
Il Satiro meraviglioso disegnato Altan. E in questo consiste il Premio di Satira Politica di Forte dei Marmi. Un privilegio. Un graffio. E uno sberleffo.

Premio Satira alla carriera ad Antonio Albanese
Premio Satira per il fumetto a Leo Ortolani
Premio Satira per la parodia a Giulia Vecchio
Premio Satira per il libro a Alessandro Robecchi
Premio Satira per la stand up a Francesco Fanucchi
Premio Satira per la poesia a Alessandra Carnaroli
Premio Satira per la tv a Federico Basso
Premio Satira italiani all'estero a Francesco De Carlo
Premio Satira per il web a enricocosadici
Premio Satira per il web Forte dei Marmi a Alessio Rubino

Motivazione del Premio Satira per il libro a Alessandro Robecchi
Fare i killer è un mestieraccio, diciamolo. Soprattutto se devi fatturare. Ecco il Biondo e Quello con la cravatta, professionisti con partita iva, alle prese con un nuovo incarico, un omicidio di alta gamma, con parcella a sei zeri.
Omicidi Srl è una crime story, in blu Sellerio, in forma di commedia che contiene una satira cinica su quel che abbiamo fatto della nostra società e che rappresenta la stratigrafia ironica e grottesca di una città che è al contempo la «capitale attrattiva e moderna che moltiplica i soldi» e l'agglomerato in cui vive «la folla di quelli che soldi ne hanno pochi e li cercano dove possono»: la Milano nera di Alessandro Robecchi.
Motivazione del Premio Satira per il Fumetto a Leo Ortolani
Leo Ortolani ha compiuto un piccolo miracolo: dimostrare che il fumetto umoristico può essere insieme popolarissimo e coltissimo, irresistibilmente demenziale e sorprendentemente filosofico. Con Rat-Man ha preso i supereroi, li ha smontati pezzo per pezzo e, nel farlo, ha raccontato con intelligenza i nostri difetti, le nostre ossessioni e le infinite goffaggini della condizione umana. Per una satira che non si limita a prendere in giro il mondo, ma lo comprende abbastanza da perdonarlo con una risata, il Premio Satira per il Fumetto è assegnato a Leo Ortolani.

Motivazione del Premio Satira per la Parodia a Giulia Vecchio
Imitare non significa soltanto riprodurre una voce: significa decifrare la grammatica segreta con cui un personaggio occupa lo spazio, indirizza il suo sguardo e si rivolge all'interlocutore. Giulia Vecchio lo fa con energia impetuosa e precisione teatrale, dando vita ad autentiche maschere contemporanee. Virtuosa della voce e dei dialetti, già apprezzata nel collettivo Contenuti Zero (irresistibile la sua Beatrice insofferente ai messaggi vocali di Dante), al GialappaShow ha trovato l'ambiente ideale per restituire all'imitazione una nuova centralità. E quando l'originale non ride, significa che la parodia ha colto nel segno.
Motivazione del Premio Satira alla Carriera ad Antonio Albanese
Antonio Albanese non ha semplicemente inventato personaggi: ha costruito l'autobiografia satirica dell'Italia contemporanea. Da Cetto La Qualunque ad Alex Drastico, le sue maschere sono diventate archetipi nazionali, capaci di raccontare con ironia e precisione antropologica i vizi, le illusioni e le contraddizioni del nostro Paese. Attore, autore, regista e scrittore, ha dimostrato che la grande comicità non consola né semplifica: osserva, comprende e ci restituisce allo specchio con una risata. Per aver trasformato la satira in uno straordinario esercizio di conoscenza civile, il Premio Satira alla Carriera è assegnato ad Antonio Albanese.
Motivazione lunga del Premio Satira alla Carriera ad Antonio Albanese
Ci sono comici che fanno ridere. Antonio Albanese costringe gli italiani a riconoscersi.
Da oltre trent'anni Albanese costruisce un'opera che somiglia meno a una galleria di personaggi che a un atlante antropologico della Repubblica italiana. Cetto La Qualunque, politico calabrese corrotto e depravato, il gentile Epifanio, l'aggressivo Alex Drastico, il telecronista-ballerino Frengo e Pier Piero, il giardiniere di Berlusconi gay e interista, il visionario Ivo Perego, il filosofo Mino Martinelli, cocainomane presuntuoso, il Sommelier, il Ministro della Paura: non sono maschere, sono diagnosi. Se la commedia dell'arte fotografava i caratteri eterni, Albanese ha catalogato le mutazioni genetiche dell'Italia contemporanea. Ci mostra i meccanismi che producono il potere, il conformismo, l'opportunismo. Ride del sistema operativo, non dell'ultima applicazione.
È un umorista come Achille Campanile, Flaiano o Guareschi, sa che una battuta non serve a chiudere un discorso, ma ad aprirlo. Dietro ogni sua risata c'è una domanda. E dietro ogni suo personaggio si nasconde una domanda ancora più inquietante: perché ci sembra così familiare?
Attore, autore, regista, scrittore, Antonio Albanese ha attraversato cinema, teatro e televisione senza mai perdere la propria autonomia. È rimasto fedele a un'idea antica e modernissima della comicità: non quella che consola, ma quella che smonta. Non quella che distrae dalla realtà, ma quella che la rende improvvisamente più nitida.
Nel suo lavoro convivono Dario Fo e Jacques Tati, Giorgio Gaber e Buster Keaton, Eduardo e il teatro dell'assurdo. Ma soprattutto convive la capacità di osservare gli esseri umani senza superiorità morale. I suoi personaggi sono ridicoli, mai disprezzati. Persino Cetto La Qualunque, monumento nazionale all'analfabetismo etico, conserva una sua tragica innocenza. Albanese sa che il comico non nasce dall'odio, ma dalla comprensione.
Molti suoi personaggi sembravano caricature. Col tempo si sono candidati alle elezioni, hanno aperto canali televisivi, fondato partiti, amministrato aziende, commentato i talk show.
È il destino della buona satira: essere scambiata per esagerazione fino al giorno in cui diventa cronaca.
Per aver raccontato l'Italia con lo sguardo del moralista che non moralizza, del filosofo che non pontifica e del comico che sa che una risata, quando è davvero riuscita, è sempre una forma di conoscenza, il Premio Satira alla Carriera è assegnato ad Antonio Albanese. Perché, come accade ai grandi satirici, non ha semplicemente fatto ridere gli italiani: li ha costretti, ogni tanto, a guardarsi allo specchio. E a scoprire che lo specchio rideva per primo.


FRANCESCO FANUCCHI per la stand-up
Lontano anni luce da lezioni edificanti e storytelling motivazionali, Francesco Fanucchi fa quello che solo i grandi comici sanno fare: portare sul palco le proprie fragilità e trasformarle in materia comica, in maniera diretta e spietata, senza concedersi alibi né cercare scorciatoie. Con l'autoironia disinnesca l'imbarazzo del pubblico, poi lo usa per mostrare quanto siano fragili i nostri concetti di normalità, inclusione e buon gusto. Un talento vero: fosse nato in America anziché a Lucca, avrebbe già due o tre speciali su Netflix.

ALESSANDRA CARNAROLI per la poesia
È impossibile leggerla e restare indenni, perché Alessandra Carnaroli usa le parole come oggetti contundenti. Le accosta, le scompone, le spezza per restituire le fratture dei corpi, dell'infanzia, della maternità, della violenza quotidiana. La sua è una poesia politica senza proclami, comica senza consolazione, capace di trasformare in versi il linguaggio dei social, della cronaca, dei supermercati e delle metropolitane: i luoghi nei quali la società rivela involontariamente ciò che è.

FEDERICO BASSO per la tv
In un'epoca in cui per attirare l'attenzione sembra necessario urlare, Federico Basso ha fatto del suo profilo basso un gesto quasi sovversivo. La sua comicità – forte di una lunga militanza come autore – parte dall'osservazione delle piccole nevrosi quotidiane, le manie che crediamo di avere solo noi e che invece, raccontate con la sua flemma tutta sabauda, fanno ridere un teatro intero. Anche sui social riesce a condensare in pochi secondi sprazzi di genialità impersonando animali, oggetti, persino bolle di sapone. Uno che sa ancora ridere con il pubblico, e mai del pubblico.

FRANCESCO DE CARLO italiani all'estero
Cosmopolita senza smettere di essere romano, Francesco De Carlo è riuscito in un'impresa che sembrava impossibile: esportare la comicità italiana senza dover imbarcare, insieme al microfono, l'intero bagaglio degli stereotipi nazionali. Mettendo insieme storia e politica, identità e vita quotidiana, ha saputo trasformare lo spaesamento dell'italiano all'estero in uno strumento di osservazione universale. Una ricetta semplice solo in apparenza, che lo ha portato a esibirsi sui palcoscenici più prestigiosi della scena americana, fino al Tonight Show di Jimmy Fallon.

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