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Scritto da Redazione
Economia e lavoro
16 Febbraio 2021

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Un 4° trimestre in chiaroscuro, quello della produzione industriale a Lucca, Pistoia e Prato rilevata dal Centro studi di Confindustria Toscana Nord: a seconda dei settori, si manifesta tutta la gamma delle possibilità, da un sensibile miglioramento rispetto ai nove mesi precedenti alla stasi fino anche a situazioni di maggiore criticità.

Con i dati dell'ultimo trimestre è stato possibile anche calcolare una media dei trimestri dell'intero 2020: una chiusura dell'anno, quindi, in cui il segno meno è largamente prevalente, anche se con accentuazioni diverse in relazione – di nuovo – ai vari settori e di conseguenza ai territori in cui questi si concentrano maggiormente.

I risultati finali per il 2020 rispetto al 2019 vanno dal -5,4% della provincia di Lucca, probabilmente uno dei migliori risultati a livello nazionale, al -19,8% della provincia di Prato, che viceversa è, almeno per un territorio ad alta concentrazione di manifatturiero, verosimilmente fra i più problematici; intermedio il risultato di Pistoia, che segna un – 11,4% esattamente uguale al dato nazionale diffuso dall'Istat.

"Il quadro complessivo è di un sistema produttivo in sofferenza, nonostante la determinazione con cui le imprese affrontano le difficoltà della pandemia – commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi -. Una vera ripresa è legata a due fattori fondamentali: un nuovo decollo dei consumi, difficile finché i piani vaccinali non saranno giunti a livelli avanzati, e gli interventi pubblici. Mi riferisco al Recovery Plan ma anche ai fondi strutturali europei veicolati dai bandi regionali e ai vari bonus per l'edilizia. Il nostro presidente confederale Bonomi ha usato una sintesi tanto semplice quanto efficace: c'è molto da fare e va fatto presto e bene. Al nuovo Governo spetta un compito di grande complessità. Le specifiche difficoltà generate dalla pandemia si sono innestate su un quadro nazionale di ritardo cronico su molti fronti. Adesso sarà necessario affrontare in contemporanea problemi contingenti e riforme attese da lungo tempo, dal lavoro al fisco, dall'efficientamento della pubblica amministrazione al rilancio degli investimenti, per citarne solo alcuni. E' da questa doppia sfida – interventi contingenti e riforme strutturali - che passa il rilancio dell'industria e del paese."

"Il dato pistoiese, per quanto in assoluto negativo (-11,4% annuo), sta piano piano risalendo la china; l'ultimo trimestre (-7%) è fortemente condizionato al ribasso dagli altri nove mesi dell'anno, ben peggiori – aggiunge il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Daniele Matteini -. Difficile trovare una chiave di lettura uniforme per l'andamento dell'economia della provincia: alcuni comparti tipici del territorio recuperano (il mobile, con +3,2 % nell'ultimo trimestre), altri, altrettanto peculiari, continuano a faticare (il cuoio-calzature con -30,7%). La pandemia ha messo a dura prova il sistema produttivo di Pistoia, che ha tuttavia reagito a una situazione assolutamente imprevista. La grossa scommessa è da adesso in poi, quando, esauriti i sostegni alle imprese, ci si troverà davanti ai mercati con le fragilità antiche e con quelle accumulate. Ma il 2020 ha anche costituito un'esperienza forzata, che ha indotto molte aziende a cambiare passo, digitalizzando lavorazioni e rapporti, ed a vivere in un mondo che pareva virtuale e si è dimostrato decisamente reale: occasione da cogliere e, ove possibile, capitalizzare per il futuro. Non per tutti questa può essere una soluzione (penso al turismo, per esempio): per questi comparti si dovrà continuare a pensare a robuste forme di sostegno, in attesa di superare anche questo periodo, che speriamo sia l'ultimo."

"La chiusura del 2020 della produzione industriale pratese porta un segno meno particolarmente accentuato: con -19,8% la contrazione sfiora un quinto del totale – conclude il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Francesco Marini -. Fin dall'inizio della pandemia la moda, che a Prato costituisce gran parte delle attività industriali, è il settore manifatturiero in maggior sofferenza. E' così anche a livello nazionale, dove nella media dei 4 trimestri 2020 la moda segna -27,7% rispetto al 2019, mentre quasi tutto il restante manifatturiero italiano perde in misura inferiore al 12%-15%. Esiste quindi nella pandemia un caso-moda, che la distingue dagli altri settori manifatturieri e che riguarda i mercati internazionali non meno che quello interno. Vanno lette in questa chiave anche le prestazioni del meccanotessile pratese, la cui chiusura del 2020 è a -14,4% e che è molto penalizzato anche dalla cancellazione delle fiere. Le imprese utilizzano questi tempi di stasi per capire come ripartire al meglio, appena ci saranno le condizioni, facendo leva sulle specificità delle produzioni pratesi e investendo in innovazione e riorganizzazione. Ma per il nostro settore occorre un piano di sostegno ad hoc, con misure eccezionali come eccezionale è la crisi che stiamo vivendo."

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