La recente scelta di eliminare la presenza del medico a bordo delle ambulanze dell’Emergenza Territoriale presso le Misericordie di Borgo a Mozzano e Castelnuovo Garfagnana impone una riflessione attenta e responsabile.
Tale atto non costituisce una semplice riorganizzazione del servizio, ma configura una decisione che rischia di incidere in modo significativo sulla qualità, sulla tempestività e sull’efficacia delle cure prestate ai cittadini nei momenti critici.
L’emergenza sanitaria è per definizione il contesto in cui il tempo e la competenza fanno la differenza tra esiti favorevoli e conseguenze drammatiche. In numerosi studi clinici (dall’arresto cardiaco al trauma maggiore, dall’ictus all’infarto miocardico) la presenza del medico accanto all’infermiere consente non solo una valutazione diagnostica immediata e più approfondita, ma anche l’attivazione di interventi terapeutici avanzati; si tratta di competenze che non possono essere considerate accessorie o sostituibili, ma che rappresentano un elemento essenziale della catena di sopravvivenza.
Questa criticità assume un rilievo ancora maggiore in territori come la Garfagnana e la Valle del Serchio, caratterizzati da una morfologia complessa, da collegamenti viari talora disagevoli e da tempi di percorrenza verso i presidi ospedalieri inevitabilmente più lunghi rispetto alle aree urbane. In questi contesti il mezzo di soccorso non è soltanto un vettore di trasporto, ma un vero e proprio presidio sanitario mobile; privarlo della componente medica significa ridurre le possibilità di intervento avanzato proprio laddove ce ne sarebbe la maggiore necessità.
E’ doveroso sottolineare con chiarezza il valore e la professionalità degli infermieri e dei soccorritori che rappresentano, accanto al medico, una risorsa fondamentale del sistema di Emergenza Territoriale; tuttavia il riconoscimento del loro ruolo non può tradursi in una sovrapposizione impropria di competenze, l’efficacia del sistema si fonda sull’integrazione delle diverse figure professionali, non sulla loro sostituzione.
Non può essere invocato il motivo della mancanza di medici per giustificare tale atteggiamento poiché con adeguati incentivi la difficoltà può essere superata e in questo caso non è proprio il caso di lesinare risorse poiché in tal modo si evitano i costi legati a complicanze evitabili e i ricoveri più complessi con maggior utilizzo delle risorse ospedaliere.
Inoltre viene leso in tal modo il principio dell’equità nell’accesso alle cure, garantire lo stesso livello di tutela della salute indipendentemente dal luogo in cui si vive è un dovere imprescindibile di un servizio sanitario pubblico.
In conclusione questo ordine professionale chiede una revisione delle scelte adottata ed auspica che ogni modifica organizzativa sia supportata da evidenze scientifiche solide, da un’analisi approfondita degli impatti clinici, da una valutazione dei territori interessati e da un confronto con i professionisti del settore. Proprio per garantire ai cittadini il miglior livello possibile di tutela della salute.
L’Emergenza non è il luogo della semplificazione, ma della massima competenza e dell’integrazione delle varie professionalità a difesa del diritto alla salute.



