Anno XI 
Domenica 13 Settembre 2026

Scritto da Carmelo Burgio
Politica
29 Agosto 2024

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C’è sempre un barcarolo che “va controcorente”, e stavolta è quello varato dalla Comunità Episcopale Italiana. O almeno da una parte di essa in quanto una robusta costola pare abbia fatto mancare il proprio appoggio.

La CEI non è organo del Vaticano, ha perfettamente titolo d’intervenire nella vita italiana, come le corrispondenti CE francese, polacca, tedesca, etc.. Non le si può chiedere “porta in Vaticano i migranti che raccogli dagli scafisti!”. I vescovi italiani son anche cittadini, votano e – soprattutto – fanno votare, pagano le tasse sui loro stipendi e sui loro personali beni immobili all’Italia. E il turismo religioso porta tanto denaro.

Resta tuttavia il fatto che intervenire su questione delicata come la policy da tenere nei riguardi dei migranti, incrociando le acque del canale di Sicilia, è presa di posizione che si presta a più considerazioni.

Una riguarda la “cattività avignonese”, il periodo in cui il pontefice – dal 1309 al 1377 – ebbe sede nella città francese. Ricordando il gaio rientro a Roma di Urbano V vien da pensare che sia stato festeggiato anche dai governanti d’oltralpe, che scelsero da allora la via laica, comprendendo quale mina vagante avessero allontanata da sé. Ma anche dal papa che, dall’asservimento al re di Francia, tornò a aspirare a un’egemonia territoriale. E la esercitò contrastando ogni tentativo d’unificazione italiana, contrapponendosi a chi si stesse espandendo, anche chiedendo aiuto a potenze straniere. In effetti solo dal 1860 – con l’esito della 2^ Guerra d’Indipendenza, i plebisciti di Toscana e Romagna e l’impresa dei Mille – il papa ha mutato rotta. O almeno ciò è “apparentemente” avvenuto.

Con le Leggi Siccardi del 1850 che espropriavano un bel po’ di patrimonio immobiliare alle congregazioni religiose e la fine del potere temporale del 1870, che portò alla scomunica di Vittorio Emanuele II, meno baciapile dei predecessori sabaudi, la Chiesa è passata dal Non Expedit del 1874 che vietò ai cattolici di far politica, al Concordato del 1929 rivisto nel 1984, sostenendo all’alba della Repubblica la Democrazia Cristiana, abile ad adottare emblema accattivante e a coccolarsi Azione Cattolica e, infine, Comunione e Liberazione del poi condannato Formigoni. Progressivamente la Chiesa divenne soggetto determinante del panorama politico nazionale, capace anche di scongiurare nel 1976 il “sorpasso” del PCI di Berlinguer ai danni della DC, e di ridurre la batosta del 1984, chiedendo pedaggio. La caduta della Prima Repubblica, con il passaggio al bipolarismo (imperfetto) fece venir meno questa rilevanza, i cattolici erano su entrambi i fronti, non avevano più il variegato contenitore della DC in cui raccogliersi, al centro. Eppure la Chiesa non ha abbandonato il suo proposito di contar qualcosa, grazie al forte sentimento religioso e conservatore del popolo del Bel Paese.

Tuttavia in questi ultimi decenni tale sentimento si è affievolito, almeno in termini quantitativi, mentre si è irrobustita la compagine che ad esso si è opposto, puntando su laicità, magari ateismo, e istanze di quello ch’era il mondo social-comunista, ridefinito “progressista”. Non a caso l’attuale PdC si è definita “donna, madre, cattolica!”

Vien da sospettare che tutto questo correre a riattaccare la luce ai palazzi occupati da chi non paga bolletta – confidando nella trovata di Renzi che ha spalmato tale debito su chi la paga – e a raccogliere naufraghi sfruttati e trasportati da organizzazioni criminali, risponda magari all’esigenza di riportare in chiesa qualcuno. O davvero una parte delle gerarchie ecclesiali intende virare a sinistra, indipendentemente dal fatto di non essere seguita dalle frange più estreme, quelle che mai andranno in chiesa?

Questo sembra dirci l’ala della CEI che non ha supportato la deriva “navigatrice”, un pizzico anche “scafista” della fazione “progressista”. La consapevolezza di rischiare di perdere il mondo conservatore, checché se ne dica forte in Italia, e di rimanere comunque tagliata fuori dai centri sociali. Le generazioni che fecero forte la DC stanno consumandosi.

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