Anno XI 
Mercoledì 9 Settembre 2026

Scritto da giancarlo affatato
Politica
19 Agosto 2025

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Un esperto uomo politico che ha attraversato tutte le vicende storiche della cosiddetta prima repubblica, Giulio Andreotti, soleva ripetere, con arguta ironia, che in politica non basta aver ragione, bisogna trovare chi te la riconosca. Una riflessione che può certo assurgere ad epitaffio per l’Unione Europea sul caso della guerra in Ucraina. I paesi del Vecchio Continente hanno certo ragione ad affermare il principio della inviolabilità della sovranità territoriale degli Stati, i cui confini non possono essere modificati a seguito di atti di aggressione. Ancor di più quando insistono perché abbia ad essere realizzato  un "cessate il fuoco" come atto propedeutico ad una pace giusta e duratura. Inoltre, che non vi possa essere una pace degna di questo nome senza il diretto coinvolgimento e l’assenso dell'eroico popolo ucraino e del suo leader Zelensky. Ragioni evidenti al mondo intero ma che a tutt’oggi non trovano chi le riconosca fattualmente come tali e le adotti  come dichiarazioni di principio vincolanti per i contendenti impegnati nella vicenda. Non le riconosce Vladimir Putin che continua imperterrito a distruggere l’Ucraina senza rispetto alcuno per i civili. Non le riconosce Donald Trump che del mondo ha una visione utilitaristica ed egocentrica molto lontana dalla tradizionale politica estera statunitense sempre accorsa, in passato,  ove le libertà occidentali ed i regimi democratici erano in pericolo. Non le riconosce l’Organizzazione delle Nazioni Unite ormai ridotta ad un vuoto simulacro politico, un contenitore socio-assistenziale e multiculturale priva di qualsiasi capacità di dissuasione o condizionamento nelle crisi  mondiali. Non le riconosce la Cina di Xi Jinping che dei valori democratici, delle libertà e dei diritti umani poco o nulla si interessa, essendo egli stesso, politicamente parlando, un tiranno, un despota  imposto al popolo per mezzo del partito egemone: quello  comunista. Se a questo stato di cose ci aggiungiamo un eterogenesi dei fini che alcuni leader europei si prefiggono di raggiungere, pur nell’ambito di una politica unitaria di facciata dell’Unione, quelle asserzioni veritiere  diventano “flatus vocis”, vento di parole inconcludenti. Ed  allora, con un'alzata d’ingegno e di rilancio d’immagine, ecco che Bruxelles si inventa il cosiddetto “gruppo dei volenterosi”, un sinedrio, più o meno ristretto, composto dai capi di Stato o di Nazioni più importanti dell’Unione medesima. E tuttavia pur riunendosi frequentemente, costoro non giungono ad una conclusione operativa che possa conferire al Vecchio Continente un ruolo degno e decisivo nella pur  vicina guerra. Ed è così che, dopo aver proclamato la necessità di dare vita, con urgenza, ad un esercito europeo adeguatamente armato, oppure riarmato come nel caso della Germania, i tempi di realizzazione sono tutti di là da venire. Ed ancora: pur avendo percepito che il ruolo determinante degli Usa e della politica cinico affaristica di Donald Trump dipenda esclusivamente dal tenore degli aiuti economici e militari che gli States conferiscono all’Ucraina, non mettono mano ad un decisivo e massiccio intervento economico e militare in tal senso sostituendosi agli USA. Un atto per depotenziare il ricatto  esercitato del presidente americano sugli Ucraini e la malsana  ed evidente intenzione di quest’ultimo di chiudere la partita cedendo a Putin i territori conquistati dall’Armata Rossa. Che la proposta capestro convenuta ad Anchorage, dai due leader americano e russo, sia la spoliazione dei  territori dell’Ucraina ed il veto, per quest’ultima, di aderire alla Nato, è chiaro anche ai politici sprovveduti. Peraltro gli americani si sono fatti già liquidare in anticipo, sotto forma di licenze di sfruttamento minerarie, ristorandosi in tal modo  di quanto già sborsato finora a Kiev. Ed i volenterosi? Parlano, si confrontano, tentano di trovare una “pezza a colore” che ripari, in qualche misura, la toppa, lo squarcio che già compare sulle lacere vesti dell’Ucraina. Forse la toppa giusta verrà da un altro ente fino oggi inutile: la Nato. Da quell’alleanza militare difensiva che non riesce a svincolarsi dalla subalternità americana, dalla tracotanza di Trump che ne mortifica il ruolo fustigando i suoi aderenti, catechizzandoli e chiedendo loro denaro. La scappatoia? Consisterebbe nel consentire, per l’Ucraina, l’applicazione dell’articolo cinque dello Statuto della Nato, ossia  che un attacco armato contro uno o più Stati membri dell'Alleanza Atlantica sarebbe considerato un attacco contro tutti gli altri membri. Insomma un espediente che consentirebbe all’Ucraina di essere difesa dalla Nato pur non entrandone direttamente a far parte. In tal modo i cosiddetti volenterosi non disturberebbero  i manovratori, né i loro progetti. Concludendo: così facendo, all’Ucraina, in futuro, sarebbe garantita la difesa dalle aggressioni russe, quella stessa che miserabilmente oggi l’Europa non ha saputo o voluto garantire a quella nazione di eroi.

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