Anno XI 
Domenica 9 Agosto 2026

Scritto da Carmelo Burgio
Politica
08 Agosto 2026

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È di oggi, alla Versiliana di Marina di Pietrasanta, l’annuncio a sorpresa del gen. Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale, con il quale vien resa nota la mia candidatura – in attesa delle decisioni formali – per la corsa a sindaco di Milano.

Per correttezza, strappato dal divano dal quale rispondevo agli affezionati amici che si congratulavano - neanche so io per cosa, nulla avendo sinora fatto in questo specifico ambito - ho risposto al grido del mio direttore d’”In Lucca Veritas”, che mi chiede poche righe.

Confermo pertanto la notizia, che mi onora.

Mi onora perché non ritengo sia vero il titolo di questo pezzo. E al tempo stesso ritengo che lo sia.

Non lo è perché l’Amico e collega Roberto non ha bisogno di me o di altri. Da solo è arrivato sin qui.

È vero perché l’unione fa comunque la forza, e nell’obbligata diversità fra tutti i rappresentanti dell’umano genere, si può cercare di sublimare il meglio.

Ho scelto questa vita, e ho indossato per quasi cinquant’anni un’uniforme, credendo nella giustizia. Ho pure pagato per difendere cause apparentemente perse o sgradite, ma l’ho fatto se mi sembrava giusto farlo. E non potevo perdere la faccia col personale che m’era stato affidato per paura di un superiore con il quale non ero in sintonia.

Mai ho avuto nulla dalla politica e ne ho diffidato. Per me son sempre e solo esistiti l’Arma, i Reparti in cui ho servito, e il mondo del Paracadutismo Militare, più variegato di quanto si pensi. La “Folgore” m’ha insegnato a vivere, mi ha fatto comprendere che la vita ce la si dovesse giocare, e m’ha dato i mezzi per uscirne vivo. In quella che resta sempre una competizione fra il compito che t’è stato affidato e gl’intendimento dello “inimico”.

Poi pian piano ho capito che qualcosa andasse fatto.

Per dare agli italiani i diritti che ci si affanna a conferire, magari amplificandoli, a chi dovrebbe essere ospite. Riverito, rispettato, ma pur sempre ospite. Che tale è se rispetta il luogo che lo accoglie.

Per meglio difendere chi è onesto, quando sembra che il mondo s’affanni invece per tutelare chi ne approfitta o commette crimini.

Per far capire che una destra sana non ha paura del “diverso” – per etnia, o nella scelta del genere con il quale condividere amore e vita – ma rifiuta colui che delinque. È disposta a trattare nelle patrie galere gl’italici malfattori, e preferisce sbolognare ch’italico non è, perché se lo godano i suoi concittadini, e si goda lui le “proprie” patrie galere. Peggiori di quelle descritteci di recente dall’ex-sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

Ho fin dall’inizio contestato certe descrizioni del collega Roberto Vnnacci, ispirate più a cosa si voleva fosse, che a cosa fosse per davvero. Per un senso di giustizia. Ho affrontato dissenso e persino etichette di “fassista”. Io che – da amante della storia – ho sempre dato un mio taglio tecnico a certe narrazioni. E spiegato perché ritenessi Mussolini uno sprovveduto in materia di strategia globale. Capace di far costruire opere pubbliche e far arrivare i treni in orario, ma poi, con alleanze improvvide, farsi distruggere tutto.

Per questo, quindi, non sono fascista. Né mi batterei mai perché tornasse al potere chi distrugge le libertà del cittadino, e anche le mie.

A meno che volere la legalità e dedicarci la vita, credere nelle regole e nella giustizia equa, sia automaticamente essere “fassista”. E allora lo sono.

Mi si etichetti pure come si vuole.

Mi basta, per ora, non essere mai stato indagato o archiviato, o aver patteggiato.

Mi basta che la magistratura con la quale ho avuto l’onore di collaborare non abbia mai sollevato dubbi sulla mia linearità.

Mi basta che gli uomini e donne, dell’Arma, di altre Forze di Polizia, e persino stranieri, che mi hanno seguito, abbiano compreso che i miei errori – che ci son stati sicuramente – sian nati nella buona fede.

Non conosco a menadito Milano, come non conoscevo Cagliari, o le province di Trapani e Caserta, o il territorio dell’Interregionale Culqualber (Calabria e Sicilia), o quello della Podgora (Lazio, Toscana, Umbria, Marche, Sardegna). O Nassy, Kabul, Beirut, la Bosnia e l’Albania.

Beh, lì son sopravvissuto e mi son guadagnato lo stipendio, non vedo perché non dovrebbe accadere a Milano.

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