Un tempo le nostre squadre di calcio erano tacciate d’essere “catenacciare”, sulla scorta della tattica del grande Nereo Rocco, che inventò il libero, ruolo che ebbe maestri Picchi, Maldini padre, Salvadore, Cera. Era un difensore aggiunto dietro la linea e – un po’ per supplire all’inferiore italica stazza, frutto di pane e pasta in luogo di steak and eggs – le nostre squadre si difendevano alla disperata, anche per 90’. E poi, se andava bene, scattava il contropiede che ci permetteva di vincere Coppe dei Campioni, e di cogliere il 14 settembre 1973 la prima vittoria a Wembley: rete di Capello dalle gambe corte e culo basso, e parate – di cui si è perso il conto – di Zoff.
Insomma, la difesa paga, ma prima o poi devi attaccare.
Immaginate la 2^ guerra mondiale, se Montgomery si fosse limitato a difendersi ad Alamein, e l’Armata Rossa avesse fatto lo stesso davanti a Mosca.
Quel che dirò non è quindi frutto d’ideologia, né di malinconico “ai miei tempi”. Mi limito ad analizzare, in modo tecnico, tattica e fatti.
Se vai in piazza, e l’avversario si dota di armi per colpirti da lontano, e per non essere riconosciuto s’incappuccia e si veste uniformemente di nero, hai un bel da fare a schierarti in stile “Leonida alle Termopili” e attendere a pie’ fermo la carica, che mai arriverà. Al contrario, “lo inimico” ti fa a pezzi piano piano – 60 ieri a Bologna, 100 l’altro ieri a Torino, 70 passa oggi a Chiomonte di Val di Susa – e la tua truppa si logora inutilmente. Nel numero, e nei nervi.
La miseria di 3-4 arresti – subito rilasciati come prevede la legge – e le decine di identificazioni, fanno sorridere. Anche se li hai identificati, se poi non porti al giudice le prove che quello scassava le balle, non te li condannano. E non perché son “toghe rosse”, ma perché sarebbe assurdo chiedere la condanna di qualcuno e non sostenere la richiesta con delle evidenze.
Almeno i persiani di Serse erano così idioti da lanciarsi vestiti di stracci addosso agli opliti spartani, che facevano mattanza e riequilibravano la situazione dei costi reali, vendendo cara la pelle. Qui i neri incappucciati idioti non sono. Per cui la roboante risposta di Leonida a chi minacciava d’oscurare il cielo di frecce: “bene, noi Spartani combatteremo all’ombra!” aveva un senso.
Mi spiace, ma l’attuale replica del governo, che dice che chi distrugge auto delle FF.P. e ferisce agenti, carabinieri e finanzieri sarà punito, un senso non ce l’ha, se non si cambiano strategia e tattica. Non ci sarà praticamente mai chi punire. E – ripeto – non faccio ideologia, mi limito ad analizzare tecnicamente il problema.
Un nemico elusivo e irriconoscibile, che sta a distanza e ti lapida e bersaglia di bombe carta e razzi, o lo attacchi, o è meglio ripiegare. Perché solo se lo attacchi lo puoi acciuffare e inchiodare alle sue responsabilità. Del resto, se ripieghi, gli lasci fare a pezzi l’area dove vuole portarsi, che stai proteggendo in buona sostanza con degli scudi umani. Tali sono agenti, carabinieri e finanzieri. E se devi fargliela distruggere, allora meglio non schierarsi proprio.
E allora, e non sto esortando nessuno “a reprimere”: se si vuole vincere s’ha da cambiare strategia e tattica.
La strategia non può essere quella di subire, difendere la linea del Piave, vantarsi di non aver ferito nessuno e di aver subito un sacco di perdite “mantenendo il controllo dei nervi”. Bensì va ricercato l’annichilimento dell’avversario, che non deve ripetere il gioco, perchè tale è, visto che viene condotto a rischio prossimo allo “0”.
Inciso storico: Piave e Grappa furono difesi fra novembre 1917 e giugno 1918, ma per vincere si dovette montare l’offensiva di Vittorio Veneto alla fine d’ottobre 1918.
La tattica non può continuare a essere rinunciataria, preoccupata più di rompere un braccio a un manifestante vestito di nero, piuttosto che di subire 20 fratture fra i propri uomini. Occorre la ricerca del successo sul terreno. Che si consegue tenendo conto di perdite inflitte e subite e, solo secondariamente – dell’essere rimasti “padroni del campo”. Per cui se l’avversario si tiene lontano, lo si va ad attaccare. E se si avvicina troppo, lo si attacca a fondo per spazzarlo via. In questo caso – ovviamente – per catturarne il maggior numero possibile e consegnarli alla magistratura.
Son convinto che i vertici delle FF.P. tali concetti li conoscano, e che nel segreto delle “perdute stanze”, li abbiano esplicitati a chi di dovere.
Sarebbe ora il turno di chi giustamente ha il potere politico di definire come intervenire in piazza, di studiare un po’ di tattica – magari aiutato dalla sempiterna Storia Militare – e impartire disposizioni realistiche. Mantenere questa strategia e questa tattica, porta a perdere.
Ultimo input: lo scontro si accetta per vincere. Quasi 300 feriti in uniforme son 150 pattuglie in meno per strada per qualche po’ di tempo. Quanto si potrà reggere?



