Anno XI 
Martedì 8 Settembre 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
02 Novembre 2025

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La recente bagarre parlamentare che ha portato all’approvazione della “Madre di tutte le riforme”, quella della Giustizia, impone qualche sommessa riflessione. Fesserie e teorie ne girano tante, per cui faccio ricorso al sistema matematico per ricostruire il problema.
DATO 1: Nella maggior parte dei paesi democratici le carriere dei magistrati addetti a rappresentare la pubblica accusa e a giudicare sono separate. Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna con hanno assetti costituzionali ispirati per questo a modelli totalitari.
DATO 2: Quando l’On. Massimo D’Alema, sicuramente di sinistra, condusse i lavori della Bicamerale negli anni ‘90, nell’agenda vi era questa riforma, condivisa. Peraltro con l’introduzione nel 1988 del nuovo Codice di Procedura Penale e del processo in stile “ammmericano” appariva a tutti abbastanza logica.
DATO 3: Pochissimi sono i magistrati che hanno mosso dall’uno all’altro settore, quindi lo spettatore ingenuo ha motivo per dire: a me me par’ tant’ – parafrasando lo scollacciato Drive In – ‘na strunzata?
DATO 4: Il Consiglio Superiore della Magistratura decide di nomine, trasferimenti, sanzioni disciplinari. A proposito di queste ultime la nota giornalista Milena Gabanelli, già conduttrice di Report, ha di recente evidenziato una serie di episodi che dimostrano un esercizio della funzione disciplinare che desta perplessità. Per la tenuità o l’inesistenza dei provvedimenti … quando appariva logico dovessero essere adottati.  
DATO 5: Oggi i Magistrati accedono al Consiglio Superiore della Magistratura per via elettiva. Ovvio che se non si dispone d’adeguato sostegno nella categoria, non si abbiano speranze. Altrettanto ovvio che per ottenere un sostegno occorra avvalersi di formazioni associative, autorizzate dalla Costituzione, con una loro inclinazione politica.
DATO 6: Accanto alla separazione delle carriere, in effetti un pannicello caldo, la riforma prevede che al CSM si acceda con estrazione a sorte, e venga istituito un organismo con competenze disciplinari, anch’esso composto da elementi estratti a sorte. In sintesi: fine (apparente) del rilievo delle correnti politiche.
DATO 7: Un magistrato di gran caratura, come Giovanni Falcone, auspicava la separazione delle carriere.

Orbene, deve preoccuparci che a decidere trasferimenti dei magistrati e sanzioni per loro comportamenti men che commendevoli, siano loro rappresentanti eletti a sorte, piuttosto che indicati dalle “correnti”, legate a ben precisi gruppi politici? Non credo. A meno che non si ritenga che il controllo di un gruppo politico sull’organo di autogoverno della Magistratura sia auspicabile, atteso che si è allineati su quelle stesse posizioni ideologiche.
Pertanto – al di là dei risultati di campagne di stampa che hanno fornito della Magistratura immagine sicuramente falsata in negativo, facendo assurgere a norma l’errore – al cittadino medio pensante sottrarre la magistratura alle sirene della politica non dovrebbe dispiacere. Per questo non mi esprimo più di tanto, e preferisco invece guardare avanti: che succederà?
Le correnti, all’interno dell’Associazione Magistrati, continueranno ad esistere e operare. Saranno loro a consigliare e “sconsigliare” ai colleghi di candidarsi o meno all’estrazione a sorte, per cui al CSM e all’organismo disciplinare approderanno, più o meno, elementi che ne reitereranno la colorazione attuale. E le decisioni. Chi penserà solo a lavorare, o non riterrà di volersi accollare l’onere di scendere nell’arena dello scontro politico interno, non si candiderà. Certo, sarà un tantino più complicato per l’ANM esercitare il controllo attualmente in atto, ma dopo un po’ d’assestamento ci dovrebbe riuscire.
Qual è quindi il vero timore dell’oppiosuzione, al momento? Che il referendum non riesca neppure stavolta a mandare a casa il premier di turno. Come non vi riuscì con “pinocchio” Renzi, anche se l’esito gli fu sfavorevole. Con la differenza che stavolta le proiezioni ci dicono che il PdC abbia un sostanziale sostegno popolare, sull’argomento.
Penso piuttosto che l’unica vera riforma che potrebbe incidere per darci una magistratura “terza”, indipendente, libera da influssi della politica, dovrebbe incidere sull’accesso e la selezione.
Ove i miei genitori fossero stati mafiosi o attivisti di partiti d’estrema destra o sinistra, e nel caso anch’io avessi seguito le loro orme, iscrivendomi a questa o quella formazione politica o inserendomi nel crimine organizzato, mi sarebbe stata preclusa la carriera che ho seguito per quasi 50 anni.
Lo stesso vale per chi fa parte delle Forze Armate e di Polizia. 
L’accesso alla Magistratura, oggi, non prevede alcuno screening che sbarri la strada a chi ha avuto il padre condannato per mafia, o ha espresso in modo forte e chiaro il proprio orientamento politico. Forse è giusto così, ma a questo punto perché non togliere questo ostacolo a chi vuole accedere a FF.AA. e FF.P.?
Il rispetto del principio della divisione dei poteri credo imponga che chi punta a farsi strada nella politica, o militi in essa, non possa accedere alle istituzioni che esercitano il potere impositivo dello Stato. Il cittadino non deve neppure temere che sarà accolto, assistito e giudicato da chi esercita il potere dello Stato, in relazione alle proprie idee. O che costui appartenga a famiglia priva di specchiate virtù.
Difficile? Lo so, molto. Ma i mali gravi si sanano con cure radicali e invasive.

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