Anno XI 
Lunedì 10 Agosto 2026

Scritto da loreno bertolacci
Politica
09 Agosto 2026

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Non è stata una semplice serata come tante altre. È stato un segnale forte, sempre più forte e chiaro, impossibile da ignorare. Alla Versiliana la gente non solo c'era, ma era in piedi, accaldata ma entusiasta di seguire il suo generale. E quando questo accade, significa una cosa sola: qualcosa si sta muovendo davvero, fuori dai palazzi e lontano dai giochi di potere, qualcosa di inconcepibile e sottovalutato fino a pochi mesi fa.

Roberto Vannacci non chiede spazio ma se lo prende; non si adegua ma rompe gli schemi, puntualizzando l'invalicabilità delle sue "linee rosse" del programma. Gli altri discutono e lui dice: "noi andiamo avanti come treni". Eh si, chi oggi storce il naso lo fa per un motivo preciso: quel treno non riesce più a fermarlo, quel treno Vannacci spesso deriso nei primi momenti dopo la partenza dalla stazione della Versilia, oggi viaggia come un direttissimo verso le prossime elezioni. E per noi la stazione di partenza è stata la presentazione del libro al Bagno Biondetti. Ne è passato di tempo ma l'intuizione, chiamiamola così, del vero direttore (ir)responsabile Aldo Grandi si è rivelata giusta. C'era qualche cosa di innovativo in quel libro. A onore del vero nessuno però avrebbe pensato a quello che di lì a poco avrebbe prodotto.

E tutto accade mentre il sistema politico continua a galleggiare tra accordi di convenienza e paure di perdere posizioni. Futuro Nazionale avanza velocemente con numeri e percentuali bulgare, tesseramenti record, quasi epidemiologici. Una vero e proprio "contagio politico", altro che Covid, altro che le mascherine di Conte. Qui non ci sono maschere, c'è solo un modo reale e limpido di fare politica per l'Italia e per gli italiani che finalmente si vedono rappresentati. Senza padrini, senza compromessi, senza inchini. Un generale a ruota libera con un Sallusti  che ci prova ad incalsarlo ma le sue domande ricevono risposte prima che vengano fatte. Alla domanda del noto giornalista: e le alleanze? Il generale risponde in modo secco: "se ne parlerà a ridosso delle elezioni". Tradotto: prima viene il consenso reale, non le manovre di palazzo. Chi vuole capire, capisca.

E sull'Europa il generale, stanco del linguaggio codificato dei burocrati dice: "non uscire, ma cambiare tutto". È una linea di rottura, non di continuità, è la fine dell'accettazione passiva di regole scritte altrove. È poi il ritorno della politica come scelta, non come esecuzione.

Sulla sicurezza si arriva al punto decisivo. Ceuta è stata l'ennesima prova di un sistema che non funziona. E mentre altri si accontentano di misure "ordinarie", Vannacci dice quello che milioni di italiani pensano: "frontiere blindate". In tempi non sospetti ce lo confidò personalmente: io ho scritto un libro pieno di banalità, un libro che riporta il pensiero di tutti che però non viene detto. In altre parole tutti lo pensano ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Senza tanti giri di parole, senza paura di essere attaccati. Perché il problema non è essere criticati; è continuare a non risolvere nulla per non sollevare critiche.

Poi si arriva, con grande soddisfazione di chi scrive e di tutto lo staff del nostro giornale: il nodo delle elezioni a Milano. E qui si passa dalle parole ai fatti. Il candidato è Carmelo Burgio, generale dei Carabinieri e uomo delle istituzioni. Uno che ha combattuto fino ad ora sul campo come Vannacci, non nei talk show. E su un punto Vannacci non ha lasciato spazio a sfumature: se c'è da intervenire in zone fuori controllo come il parco di Rogoredo, serve un'azione dura, totale, senza esitazioni, un vero e proprio "rastrellamento" con forze dell'ordine ed esercito per ripristinare legalità e presenza dello Stato. Un messaggio che rompe ogni ambiguità e segna una linea precisa, una spartiacque chiaro: tolleranza zero.

Ma soprattutto per noi, scribacchini si provincia come spesso usa definirsi il collega Aldo Grandi, è questo che conta ancora maggiormente. Burgio è una firma di In Lucca Veritas. Uno che i nostri lettori conoscono da tempo, perché su queste pagine ha già detto ciò che oggi altri scoprono in un secondo tempo per convenienza. Anche qui intuizione niente male del nostro "vero Direttore" volutamente con da D maiuscola.

E lo stesso vale per Vannacci. Quando Il mondo al contrario uscì, il coro era uno solo: silenzio o attacco. Noi no, le nostre testate lo hanno portato al centro del dibattito quando era scomodo farlo, contro tutto e contro tutti, convinti che c'era qualcosa di nuovo, se vogliamo all'epoca anche fuori dal coro, che avrebbe avuto successo tra la gente comune. Abbiamo creduto nel Generale quando non c'erano platee piene, ma solo resistenze e pregiudizi. Oggi quelle idee riempiono le piazze. E qualcuno ancora fa finta di niente, poverini.

La realtà è semplice: il vento sta cambiando. E chi continua a negarlo rischia di essere spazzato via. Vannacci parla a un'Italia che non si riconosce più nelle mezze misure, nei compromessi al ribasso, nelle parole vuote, nella paura della critica, nella voglia di mantenere il più possibile lo status quo.

Alla Versiliana non si è visto entusiasmo costruito dalle parole, si è visto il consenso reale, quello vero che apparteneva a epoche passate, magari da qualche lustro. E mentre nei palazzi si continua a discutere, fuori la gente ha già scelto da che parte stare. Meditate gente di sinistra, meditate, se siete ancora in grado di farlo.

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