Politica
Lega Provincia Lucca, caro carburanti: "Taglio accise, risposta concreta voluta dalla Lega per famiglie e imprese"
"Un ringraziamento al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri Matteo Salvini per l'impegno determinante che ha reso possibile questo risultato che porterà…

Question Time del sindaco che ribadisce: "Gli spalti per il Lucca Summer Festival non si toccano"
Notizie sull’ex Campo Balilla, la presentazione del nuovo Palasport e curiosità sulle prossime elezioni comunali. Questi sono stati i principali argomenti di cui Mario Pardini, sindaco di Lucca, ha parlato alla “Question Time” di oggi

Referendum sulla giustizia: le liste civiche Lucca Futura e Lucca Civica-Volt-Lucca è popolare invitano a votare no
I gruppi civici del centrosinistra invitano le cittadine e i cittadini a votare no al referendum sulla riforma della magistratura del 22 e 23 marzo. I gruppi consiliari…

Lo sceriffo scende in campo: "Il campo sportivo di Santa Maria a Colle completamente riqualificato e messo a norma e affidato temporaneamente alle Nuove Pantere Baseball & Softball Lucca"
È stata firmata questa mattina la consegna ufficiale del Campo sportivo di Santa Maria a Colle all'Associazione sportiva dilettantistica Baseball & Softball Nuove Pantere di Lucca secondo quanto…

Consiglio comunale aperto sulla sanità, al centro il piano integrato di salute: “Buoni propositi, ma sembra un libro dei sogni”
“La paura è che finisca per essere un libro dei sogni”: questo il dubbio espresso da più partecipanti all’ultimo consiglio comunale aperto di Lucca circa il Piano integrato…

Stefano Baccelli tra soddisfazione e amarezze: "Sconfitto con onore, ma che ne sarà della richiesta di espulsione dal Pd avanzata da Brocchini e Ciucci?"
L'ex consigliere regionale e partecipante in qualità di ipotetico candidato a sindaco alle primarie del partito democratico per Viareggio ringrazia i suoi elettori e guarda avanti per l'immediato futuro

Referendum costituzionale: iniziativa pubblica per il NO al Referendum in piazza San Francesco
Il lungo viaggio del comitato lucchese Società civile per il "No" al referendum costituzionale sulla magistratura si chiuderà giovedì 19 marzo, alle 17, in piazza San Francesco con un'iniziativa aperta a tutte e tutti

Referendum Giustizia: il Pd Lucca per il NO. “La giustizia non si estrae a sorte”
"Il 22 e 23 marzo i cittadini saranno chiamati alle urne per esprimersi su una riforma che potrebbe modificare profondamente l'assetto della magistratura nel nostro Paese, indebolendo fortemente anche…

Con questa sinistra radical chic e choc, c'è bisogno di riavere Mercanti nel tempio
Prima assessore in comune a Lucca, quindi consigliere regionale a Firenze. Adesso è arrivato il momento di prendersi un momento di pace e fermarsi. Ne abbiamo approfittato per intervistarla, lei che alla Gazzetta e a chi scrive, non ha mai negato la disponibilità a farlo

Ridere per non piangere
Lo sgangherato “campo largo”, perde pezzi come Calenda e (forse) Renzi, e altri di maggior pregio, quali politici di spessore come Marco Minniti e Arturo Parisi e anche magistrati come Antonio “checc’azzecca” Di Pietro

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Finite le scaramucce verbali ed i sottintesi sberleffi che il centrodestra ha dedicato alla sinistra ed a quella parte di stampa che aveva previsto e tifato apertamente per la vittoria di Kamala Harris, sul voto americano è tempo di ragionare a bocce ferme. Il neo eletto presidente Donald Trump, la cui base culturale e politica è improntata al populismo, non si è smentito avendo già annunciato una raffica di ben 300 emendamenti alle leggi vigenti negli States. Si tratta di atti già predisposti per essere adottati non appena il rappresentante repubblicano avrà varcato la fatidica soglia dello studio ovale della Casa Bianca. Come in un cielo carico di nubi l’orizzonte minaccioso lascia prevedere l’imminenza del temporale, le prime dichiarazioni del miliardario newyorchese già lasciano intravedere propositi che paiono turbolenti se non proprio tempestosi . Tutto già ampiamente previsto da coloro che avversavano l’elezione del “tycoon” in ragione delle dichiarazioni già rese dal medesimo in campagna elettorale, oltre che per fatti pregressi maturati durante la sua prima presidenza Usa. La sensazione è che il nuovo presidente intenda attuare drasticamente ed irriflessivamente i suoi propositi. A cominciare dalla politica interna, con i riflettori puntati sul rimpatrio di ben 11 milioni di immigrati entrati clandestinamente negli States!! Un sforzo biblico e oneroso, avendo, un apposito studio sullo sforzo economico necessario, calcolato la spesa per il rimpatrio di ogni milione di clandestini in 800 milioni di dollari!! Basterà decuplicare quella cifra per avere la dimensione esatta del salasso finanziario che necessita l’operazione. Sul piano interno, Trump ha anche promesso il taglio delle tasse come strumento di rilancio delle imprese nord americane e la produzione di ricchezza, con il concomitante taglio dei tassi di interesse del dollaro. Altro cambio di rotta si profila in Sanità con il probabile affidamento di quel Ministero a Robert F. Kennedy Jr., ex democratico, noto esponente dell’arcipelago “No Vax” e della lotta alle Istituzioni sanitarie, compresa l’Organizzazione Mondiale della Sanità e le Corporation Farmaceutiche. Resta infine da definire anche la funzione e l’influenza che avrà sul governo Elon Musk l’uomo più ricco del mondo e re della rete social. Parimenti per un altro super ricco come il boss di Amazon Jeff Bezos proprietario, tra l’altro, del Washington Post che, pur essendo da sempre di tradizione democratica, non potuti fare, il solito “endorsement” per la Harris. Insomma, se si sono mossi i plutocrati mondiali qualcosa si parerà, prossimamente, all’orizzonte economico e non è da escludere che dazi e guerre commerciali con la Cina possano servire a costoro per mantenere la predominanza sui mercati per le loro mega imprese ed i prodotti di proprio interesse. Ma difficoltà ed incognite sulla politica interna a parte, quel che maggiormente crea turbamenti è la rivoluzione copernicana in politica estera paventata dal nuovo esecutivo di governo. Un poker calato sul tavolo composto da: gabelle sulle merci straniere, pace imposta, ob torto collo, all’Ucraina (pena la sospensione degli aiuti economici e militari), pace in Medio Oriente con probabili analoghe condizioni dettate ad Israele ed infine il disimpegno degli Usa per la difesa di Taiwan, il che significa consegnare l'isola, con un bagno di sangue, alla Cina di Xi Ping dopo oltre settant'anni di indipendenza di quella isola. Solo Dio sa cos'altro il neo presidente americano abbia in testa nella sua furia iconoclasta, tendente a cancellare le tracce dell’era Biden ora che la maggioranza del Senato è divenuta repubblicana. Infatti quell'assemblea ha potestà legislative, insieme alla Camera, ma gode anche di poteri speciali quali la ratifica dei trattati internazionali e l'approvazione delle nomine di molti alti funzionari e dei giudici federali. Per un presidente che ha molti inciampi giudiziari in itinere, nominare magistrati ed alti funzionari non è cosa di poco conto!! Per la vecchia cara Europa ci sarà anche da pagare l’impegno - finora gratuito - militare Usa nella Nato. Quest’ultima uscirebbe comunque indebolita dalle eventuali, estemporanee, intese tra Trump e Putin. Insomma di carne a cuocere ce n'è in abbondanza. Di conseguenza oggi si può solo affermare, con certezza, che l’elezione del tycoon è chiara per dimensione elettorale, voluta dal popolo sovrano americano e che spesso ha orizzonti che non spaziano oltre il proprio portafoglio, il rimanente conta poco. Il simbolo dei Repubblicani è un elefante, quello dei Democratici un asino, ma l’elefante Donald vuole infilarsi in un angusto negozio che vende porcellane, mentre all’asino democratico non resta che ragliare. Danni e lamenti sono assicurati.
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Mi è tornata alla mente la celebre frase "E' la stampa, bellezza e tu non puoi far niente" che il giornalista Ed Hutcheson, alias Humprey Bogart, pronunciò nel celebre film del 1952 "L'ultima minaccia". Parafrasandola, ho semplicemente sostituito la parola "stampa" con "democrazia", essendo, in entrambi i casi, la libertà di stampa uno dei pilastri dello Stato democratico. E l’ho concepito appena appresa la notizia della vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane. Diciamoci la verità: ad uscire piuttosto malconcio dalla cavalcata trionfale del "Tycoon" è stato proprio il mondo dei media che, per larghissima, parte ha tifato apertamente per Kamala Harris, l'avversaria democratica dell'esponente repubblicano. A dispetto di tutti i sondaggi, che pure davano i due pretendenti "testa a testa" ed al netto dell'esame del voto, che richiederà analisi approfondite e valutazioni complesse sugli umori e sulle preferenze dell'elettorato, occorre dire, a caldo, che è stata proprio la stessa democrazia a determinare questi esiti, affidando i medesimi più alla quantità che alla qualità. I voti infatti si "contano" e non si pesano. Ora, proprio in virtù di questo, poco conta che la parte più politicamente e culturalmente "avveduta" del popolo d'Oltreoceano poco avrebbe gradito un successo del rude, se non proprio rozzo, modo di essere di Trump, del suo linguaggio "politicamente scorretto" ma capace comunque di arrivare agli strati più bassi e numerosi della popolazione. A cominciare dalla necessità di porre un argine all'immigrazione clandestina che affligge quella grande nazione, fenomeno che desta preoccupazione per la sicurezza e per il lavoro dei cittadini americani. Per poi proseguire su altri temi come quello di un maggiore rigore, fosse anche dai connotati repressivi, nei confronti della criminalità. Senza dimenticare altre tematiche divisive come la pratica abortiva ed il disimpegno dell'esercito dai vari focolai di guerra esistenti nel mondo, fino ai dazi protezionistici per favorire i prodotti "made in Usa" a tutela dei livelli occupazionali. Insomma il magnate newyorkese ha parlato alla pancia dell'elettore medio, del cittadino qualunque che vuole continuare a vivere agiatamente ed in un clima di maggiore sicurezza sociale, e per il resto se la sbrighino gli altri!!. Un messaggio che anche in Europa e’ passato consentendo la vittoria dei partiti di destra, nazionalisti e sovranisti, che intendono arginare la deriva permissiva di una politica dell'accoglienza a tutto tondo, che fa assumere al fenomeno migratorio dimensioni epocali. La natura umana è la medesima in ogni parte del globo e la paura che altri insidino le certezze alle quali siamo abituati, sono identiche in ogni contesto. Ha vinto quindi il diffuso sentimento di doversi proteggere da queste insidie e da un governo che si offre al multiculturalismo, ai pericoli di quel che non si conosce e non si comprende appieno, per paradosso nella nazione che fu fondata da migranti. Sul fronte internazionale la gente comune non è più disposta a ritenere gli States i "guardiani" dell'ordine mondiale se questo costa vite umane e miliardi di dollari destinati agli armamenti e quindi sottratti ad altri impieghi. La sensazione è che l'America abbia esaurito la spinta propulsiva ideale, perduto i valori tradizionali che l'avevano indotta a ritenersi la garante della democrazia e della libertà nel mondo. Che la mediocrità della classe politica, insomma, non abbia più saputo alimentare e coltivare, nel popolo, quell'idea così alta e generosa che pure ha fatto degli States il primo difensore di uno stile di vita tipicamente occidentale, prodigo nei confronti di chiunque fosse oppresso da politiche dittatoriali e da soprusi. Finito il pericolo portato dal terrorismo jihadista con la liquidazione dell'Isis e della minaccia talebana di Bin Laden, una volta disimpegnatosi dall'Afghanistan, l'americano medio, da Est a Ovest, ha preferito concentrarsi su tematiche più concrete e che lo riguardassero direttamente. La maggioranza degli elettori non vuole più sentire parlare di lotte alle cosiddette "forze del male", di esportazione della democrazia, di egemonia della libertà occidentale. Ancor meno è interessato a che altri tramino per instaurare un nuovo ordine mondiale (Russia, Brasile, Cina, India, Sud Africa, Emirati Arabi) che leggi i rispettivi interessi commerciali alle ambizioni di conquiste territoriali. Insomma: siamo arrivati alla fine dell'idea di del loro presidente Theodore Roosevelt “ sul randello più lungo" che consente di dettare legge nel mondo. Gli americani oggi non avvertono più il pericolo che altri sostituiscano gli Usa, né gli sviluppi della vicenda Russo-Ucraina è stata trattata, ancorché sia parte di quella stessa strategia. Argomento di basilare importanza, questo ultimo, mai affrontato in campana elettorale dai due contendenti che si sono perlopiù insultati e derisi a vicenda. Ma diciamoci la verità: Trump e Harris non avevano certo la statura politica e la visione globale sia politica che economica di Roosevelt, Truman, Eisenhower, Kennedy, Reagan. Il terzo millennio evidentemente non sembra epoca per giganti del pensiero politico né per statisti di razza. Per l’Europa e per la Nato la vittoria di Trump non ha buone prospettive: troppo bizzoso, imprevedibile e rudimentale il nuovo presidente USA !! Oltre a diminuire l’ombrello militare, pagheremo anche un caro dazio sulle nostre merci. Ebbene sì: ha vinto il popolo nella ha accezione più comune e forse meno acculturata, ma è la democrazia, bellezza. E non possiamo farci proprio niente!!


