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Scritto da giulia del chiaro
Gazzetta's Got Talent
25 Febbraio 2022

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Appassionato, onesto e sicuro delle proprie scelte. È questo il ritratto del protagonista della settimana per la rubrica Gazzetta’s Got Talent. Si tratta di Gabriele Tolari uno dei primi avventurieri giunto alle Gazzette quando la “madre” dei giornali, La Gazzetta di Lucca, era ancora all’esordio e che, fin da subito, ha creduto nel progetto mettendoci anima e corpo per oltre due anni. Circa due anni e mezzo che gli sono valsi la qualifica di giornalista pubblicista oltre a tutta l’esperienza maturata sul campo che l’ha condotto, da cinque anni, ad occuparsi dell’ufficio stampa, media e relazioni esterne a Conflavoro.

Arrivato al giornale durante il periodo universitario, Tolari, all’epoca ventitreenne, ha avuto sempre chiara la sua aspirazione, quella di lavorare con le parole: “Sono cresciuto – spiega – con il mito delle parole e della politica nobile. Così mi sono iscritto all’università scegliendo proprio la comunicazione pubblica. Ero molto appassionato e fin da subito capì di aver imboccato la strada giusta. Una certezza nuovamente confermata quando, nel 2011, mi trovai a dover scegliere in quale campo fare il tirocinio curriculare: la mia bussola si orientò verso La Gazzetta di Lucca”.

Così, tramite conoscenze in comune, Gabriele riuscì a mettersi in contatto con il direttore: “Aldo mi chiese – confessa – se conoscevo la macchina amministrativa comunale e una serie di altre domande alle quali risposi di sì per quanto mentissi spudoratamente. Io, ancora oggi, sono convinto che avesse intuito le mie menzogne e la mia sfrontatezza, ma, probabilmente, fu proprio per questo che dopo qualche giorno ero già sul pezzo: è quell’approccio spericolato alla Grandi che fa sì che chiunque lo legga, anche quelli che fanno di tutto per negarlo, continui a farlo”.

Nel giro di pochi giorni, infatti, era già alle prese con la quotidianità della vita del giornalista di provincia tra il giro mattutino in caserma e la corsa da una conferenza all’altra per non lasciare scoperto nulla: “Non nego – ammette – che spesso è stata dura, ma credo che miglior scuola di questa non esista. Sono convinto che sia importante, quando si inizia, metterci la faccia, rischiare, sorbirsi le prese in giro e gli sguardi dall’alto in basso che spesso ho dovuto sopportare”.

Un impegno sicuramente non da poco dato che nel 2011-2012 erano pochi i collaboratori del giornale e questo obbligava i presenti a saltare da una cosa all’altra occupandosi di tutto dalla nera, alla bianca, fino all’economia e allo sport: “Prima ho parlato di scuola e lo penso davvero. Il grande carico di impegni e le difficoltà incontrate in quella fase della mia vita nel quotidiano me le ritrovo ancora oggi nel lavoro sia dal punto di vista mentale che gestionale”.

Oggi Gabriele lavora per Conflavoro Lucca occupandosi della comunicazione a tutto tondo e passando, quindi, “dall’altra parte”. “Il lavoro che faccio oggi – spiega – è sicuramente diverso da quello del giornalista nelle Gazzette. Con Aldo mi sono sempre sentito libero con coscienza. Il mio ruolo attuale, invece, richiede di mantenere uno standard diverso e più diplomatico. L’imprinting avuto all’epoca continua a seguirmi e guidarmi ogni giorno, sia nella vita privata che in quella lavorativa. D’altro canto – conclude – io penso che il vero giornalismo, quello dal quale partire e apprendere veramente la professione sul campo, sia proprio quello di provincia. Quel giornalismo che è fatto di tanti sacrifici e rinunce e che, in alcuni casi, ti fa maledire la scelta fatta, ma che alla fine ti ripaga di tutto! Mi porto dietro tanti ricordi e aneddoti divertenti. Non mi scorderò mai quando – con simpatia s’intende – Aldo ci invitata a fare di più e a correre, sia per il giornale che per noi stessi, dicendo o la mia gallina fa due uova o le tiro il collo”.

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