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Scritto da tiziana noccioli vergori
lettere alla gazzetta
27 Luglio 2022

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Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di una paziente, Tiziana Noccioli Vergori, che spera possa essere d'aiuto sia ai degenti che ai dipendenti del pronto soccorso di Lucca:

"Domenica 24 luglio, mattina presto, mio padre di 80 anni sviene improvvisamente e riporta un trauma alla testa, chiamiamo l'ambulanza, viene portato al pronto soccorso di Lucca dove rimarrà su una barella in corridoio per 3 lunghi giorni. Martedì sera, stremato e per fortuna sempre vigile, firma per essere dimesso volontariamente alle 20.30. Lo andiamo a prendere e viene accompagnato da 2 infermieri all'uscita del p.s. perché dopo 3 giorni di barella si è indebolito e cammina male.
Tre giorni nel corridoio del pronto soccorso, prima gli esami di routine e la medicazione alla ferita in testa, poi in osservazione per due giorni, su una barella.

Noi familiari non possiamo entrare, non abbiamo sue notizie se non da lui per telefono. Dopo due giorni e notti insonni e dopo esami vari ancora non si sa niente. Mi racconta che è come essere al fronte, entrano pazienti in continuazione, non ci sono posti letto,  mancano le barelle, lui già fortunato ad averne una, c'è chi in preda al dolore e alla paura è costretto su una poltrona o su una sedia da ore ed ore. Medici ed infermieri ridotti all'osso non si fermano mai, affannano, cercano di seguire tutti ma non riescono, la situazione è ormai al collasso e a farne le spese sono i pazienti sofferenti e i dipendenti che non possono lavorare in tali condizioni.

3 giorni in corridoio su una barella, 80 anni, familiari in ansia che non ricevono aggiornamenti. A lui è andata bene. È vigile e non soffre apparentemente.

Ma gli altri che sono ancora dentro al Soccorso, che adesso purtroppo non può più dirsi Pronto, che fine faranno?

E i medici e gli infermieri? Osannati giustamente da tutti come eroi e poi pero' lasciati soli a lavorare sotto organico, in condizioni non adeguate a garantire un servizio essenziale, unico filtro per chi arriva e pone la propria vita nelle loro mani.

So che c'è chi lotta da anni per un rafforzamento del pronto soccorso, manca personale e a questo punto mancano anche i letti. Lo so perché 10 anni fa mia madre ha passato gli ultimi anni tra ospedali e sale emergenza e mi ricordo che già allora la situazione era drammatica.

Oggi 2022: su una barella per 3 lunghi giorni, 80 anni, firma e viene via. Non si devono ripetere episodi del genere. Mi appello ai diritti del malato ma anche ai diritti di chi deve essere messo nelle condizioni di lavorare in maniera adeguata e necessaria. Ringrazio lo staff del pronto soccorso a nome di mio padre, ringrazio coloro che ogni giorno fanno da parafulmine per un'intera azienda sanitaria, con coraggio e tenacia. 

E ho nel cuore chi è rimasto lì a lottare".
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