Certamente Herbert George Wells (1866 – 1946) fu socialista, ma sempre in maniera problematica, talora contraddittoria, perennemente in ricerca e in polemica con chi non la pensava come lui. Lontano dal marxismo, non condivideva l'ottimismo proprio della cultura positivista e criticava aspramente la società borghese del suo tempo perché impediva la piena realizzazione delle potenzialità umane. Riformista e borghese, Wells, come molti intellettuali del suo tempo, credeva che lo sviluppo della scienza, della tecnica e l'applicazione del metodo scientifico a tutti gli aspetti della società e della vita umana, avrebbero comportato la soluzione delle contraddizioni e dei conflitti di classe. Sarebbe stato compito di un'organizzazione disciplinata e rigorosa - un ordine tra il religioso e il militare - acquisire il potere politico necessario alla costruzione dell'armonia sociale. Lettore in gioventù dei Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, dell'Utopia di Tommaso Moro e delle teorie di Robert Owen, ancora studente Wells era un assiduo frequentatore dei circoli della Fabian Society, ovvero quel movimento politico/culturale di orientamento socialista che era stato fondato nel 1883 da E. Pease, dove si potevano ascoltare e incontrare economisti come Sidney e Beatrice Webb, il drammaturgo George Bernard Shaw, il poeta e pittore preraffaellita William Morris, tra i primi a porre il problema del rapporto tra arte e industria. A sua volta autore di un romanzo utopistico, Notizie da nessun luogo, Morris criticava la prima grande globalizzazione nel segno dell'Impero britannico e ipotizzava una Nuova Era postindustriale nei modi di un'utopia sostanziata di lavoro onesto, buoni propositi e libero amore. Wells si iscrisse alla Fabian Society nel 1903, ma, ben presto con l'ardore che sempre caratterizza i neofiti, assunse da subito un atteggiamento critico e polemico nei confronti dei vertici dell'organizzazione. Il romanziere, infatti, avrebbe voluto che i Fabiani si dessero un'organizzazione più solida, promuovendo un'ampia campagna di reclutamento e aprendo sezioni in tutto il Paese: per Wells, la Fabian Society avrebbe dovuto farsi promotrice di un socialismo di tipo nuovo, fondato sull'assimilazione delle scienze moderne e la loro applicazione alla soluzione dei problemi sociali. Scienziato prestato alla letteratura e alla politica, Wells nel 1905 pubblica
Una moderna utopia, pagine in cui ipotizza la creazione di un ordine tra il guerresco e il religioso, i cui componenti, a metà strada tra i samurai giapponesi e sacerdoti zelantissimi, erano dediti al compito esclusivo di riorganizzare il consorzio umano e a vigilare sui suoi destini: per alcuni anni lo scrittore inglese tentò di ristrutturare la Fabian Society in questo senso. Le sue idee, in fondo, non erano dissimili a quelle di George Bernard Shaw e dei coniugi Webb, ma, come dichiarerà più tardi, lo scrittore si sentiva oppresso dall'idea fabiana di un "socialismo amministrativo": ovvero teso a evitare ogni radicale mutamento politico e, come causticamente affermava il romanziere, "accostarsi furtivamente al socialismo". Contro questa prospettiva mosse l'iniziativa di Wells contro la "vecchia cricca fabiana", come lui la definiva, che, a suo parere, andava sostituita con nuovi dirigenti più aggressivi, più determinati. Di qui violenti contrasti, anche personali, con i "padri fondatori" della Fabian Society che favorirono il progressivo allontanamento di Wells da quella organizzazione, anche se per lui il socialismo rimase sempre il sistema sociale più giusto e razionale, la più moderna forma di umanesimo, la sola veramente conforme alle migliori qualità dell'uomo.
Tra tutti gli scrittori che tra l'Ottocento e il Novecento si cimentarono con le tematiche avveniristiche per raccontare il loro presente, Herbert George Wells spicca per consapevolezza filosofica, per passione argomentativa, per forza di stile e capacità d'evocazione: solo per citare i suoi libri più letti e famosi, ricorderemo, la Macchina del tempo, 1895, l'Uomo invisibile, 1897, la Guerra dei mondi, 1898. Ma Wells non fu solo uno scrittore amato e popolare: perennemente scontento del mondo in cui viveva, per quasi mezzo secolo - tanto si prolungò la sua attività letteraria - cercò sempre di incitare gli uomini a cambiare, mostrando loro il male sociale e quello individuale, suggerendo sempre le soluzioni, anche pratiche, per una ricostruzione ragionevole del consorzio umano.
H. G. Wells: socialista, ma non troppo
Scritto da Luciano Luciani
StoricaMente
07 Gennaio 2026
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