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Scritto da irene decorte
Comics
31 Ottobre 2025

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Un uomo che è un autentico mito, come quelli su cui ha scritto libri che continuano a far sognare intere generazioni: Rick Riordan, autore della serie fenomeno Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo e di molte altre che rielaborano le mitologie mondiali per farne storie entusiasmanti e commoventi, è tornato in Italia per la prima volta in quasi dieci anni a Lucca Comics & Games 2025. 
In attesa degli attesissimi eventi di domani e di sabato 1° novembre e dei firmacopie in programma per questi giorni, oggi pomeriggio lo “zio Rick”, com’è noto tra i fan della serie, ha incontrato la stampa per parlare del nuovo libro La corte dei morti, presentato a Lucca insieme alla nuova edizione integrale dell’intera saga di Percy Jackson, e per discutere di passato e futuro, aneddoti curiosi e l’esperienza della serie tv tratta dai suoi libri. 
“In questo libro ho voluto esplorare chi sono i mostri, e chi sono gli eroi: può darsi che sia diverso da quello che ci aspettiamo. Parla di amore, di amicizia e di famiglia- ha dichiarato l’autore, in un italiano a dir poco sorprendente- La mitologia è sempre un buon modo di affrontare queste idee: gli eroi sono come noi. Le generazioni di oggi provano un senso di disperazione che mi rende triste, perché non vedono un futuro, e non so esattamente perché; si domandano chi sono, cosa possono diventare e come sconfiggere i mostri che dovranno affrontate. La mitologia ha un fascino eterno, e la lettura ha la capacità di farci ripensare le nostre idee e i nostri preconcetti, e forse diventare persone migliori. L’importante è sempre fare la cosa giusta al momento giusto”.
Tanti ragazzi e giovani adulti sono cresciuti con la serie di Percy Jackson, il cui primo libro ha compiuto quest’anno vent’anni dall’uscita in libreria e quindici anni dalla prima edizione italiana, come hanno già testimoniato in questi giorni le lunghe file per accaparrarsi i libri di Rick Riordan e il pass per avere l’opportunità di incontrarlo. “Ho tante storie carine di incontri con i fan. Una volta ero al supermercato e ne ho incontrato un paio all’improvviso; è stato divertente, perché mi hanno riconosciuto e volevano farmi firmare qualcosa, ma non avevano niente, quindi alla fine ho firmato una scatola di involtini primavera congelati. È stato molto strano, ma ho apprezzato l’esperienza- ha raccontato sorridendo Riordan- Ogni libro è una lezione in cui esploriamo la possibilità di diventare un eroe. La capacità di combattere non è quella più importante: il potere di Orfeo ad esempio è la musica, la bellezza. Anche Percy ha tanti difetti, però ha un buon cuore, sa fidarsi dei suoi amici, e ha i suoi sentimenti e la sua mente”. 
“La serie è nata come una favola della buonanotte al mio figlio maggiore quando aveva otto anni. A quei tempi aveva problemi a causa dei disturbi specifici dell’apprendimento, la dislessia e l’ADHD, ma gli piaceva la mitologia greca, e io insegnavo proprio la mitologia alle scuole medie; allora, ho deciso di creare un nuovo mito per lui, con un ragazzo con i suoi stessi disturbi dell’apprendimento che scopre di essere un semidio- ha proseguito a ricordare- Mio figlio mi dice spesso che la storia originale che raccontavo a lui è molto diversa dai libri, e che è molto meglio; ad esempio, mi ha detto che nell’originale Luke Castellan, il primo antagonista, non c’è, e io non capisco come sia possibile. Adesso mio figlio è adulto, ed è diventato un esperto di disturbi dell’apprendimento: sono molto fiero di lui”.
Anche i meccanismi del processo creativo dietro alla scrittura sono stati affrontati, soggetti a tante variabili come la modalità del lavoro e le caratteristiche del medium di approdo: “Con Mark Oshiro, il co-autore di questa nuova serie, ho vissuto un’esperienza nuova: collaborare. Nel caso del primo libro ho approntato uno schema e l’ho inviato a lui, e da lì c’è stato un avanti e indietro tra noi due per molte volte- ha spiegato l’autore- Per quanto riguarda la serie tv di Percy Jackson, per cui mi sono occupato della sceneggiatura, è stato molto difficile perché è stato come imparare un’altra lingua. La differenza che mi ha colpito di più è che scrivere è un atto solitario, mentre i film e la televisione sono un gioco di squadra: è impossibile che una sola persona abbia controllo di tutto”.
Ancora di altro Rick Riordan ha conversato con la stampa, dal desiderio di scrivere un giorno qualcosa sulla mitologia irlandese alla predilezione per gli dei Dioniso ed Ermes, fino alla fonte di ispirazione che per lui sono stati la saga de Il Signore degli Anelli e i romanzi di Ursula Le Guin; tutte questioni che lo scrittore avrà sicuramente modo di affrontare con il pubblico negli incontri programmati per venerdì 31 ottobre e sabato 1° novembre. Infine, in risposta alla domanda se abbia mai pensato di smettere di scrivere, ha reagito con sorpresa e quasi leggera offesa: “Smettere di scrivere, ma perché? Come faccio se non scrivo? Mi piace molto il mio lavoro, sono fortunato: fino a quando sarò troppo stanco per scrivere, non smetterò”. 

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