«Da parte dell'Amministrazione comunale c'è sempre stata attenzione reale verso le condizioni di lavoro dei cosiddetti "felpati" del Comics, ma anche il dovere di evitare soluzioni affrettate che impegnino il Comune fuori dal quadro normativo e finanziario». Lo dicono i Capigruppo di Maggioranza Lido Fava e Alessandro Di Vito, intervenendo per chiarire quanto riportato sulla stampa dal consigliere Daniele Bianucci dopo la seduta dedicata alle mozioni sul salario minimo.
I due Capigruppo ricordano anzitutto che «la mozione sui lavoratori impiegati durante Lucca Comics and Games era già stata accompagnata, su richiesta dello stesso proponente, dalla proposta di rinvio in commissione». Diverso il percorso previsto per l'altra mozione, relativa ai dipendenti comunali e alle società partecipate, che avrebbe dovuto essere discussa separatamente. Il presidente del consiglio ha invece disposto una trattazione unitaria dei due atti, considerato il comune riferimento al salario minimo, rinviandoli entrambi in commissione.
«Una scelta procedurale che non equivale a un via libera politico, ma alla volontà di approfondire testi che, così come formulati, avrebbero comportato impegni economici diretti o indiretti per l'ente, con riflessi sul bilancio comunale», spiegano. In particolare, la mozione sui dipendenti comunali è stata giudicata priva di basi giuridiche, dal momento che i trattamenti economici sono già regolati dai contratti collettivi nazionali, obbligatori per legge.
La maggioranza rivendica quindi il percorso del confronto come l'unico serio e responsabile su una materia complessa, oggetto di discussione a livello nazionale ed europeo. «Un tema che deve essere affrontato rafforzando la contrattazione collettiva, riducendo il cuneo fiscale e garantendo il rispetto dei contratti individuali, a partire dal contrasto a pratiche distorsive come il lavoro sottodichiarato», sottolineano Fava e Di Vito.
Infine viene ricordato che «condizioni analoghe a quelle denunciate oggi per i felpati erano presenti anche nel periodo 2012–2022, senza che allora fossero adottati atti concreti da parte di chi oggi solleva la questione».



