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Scritto da Redazione
Cultura
09 Ottobre 2020

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Impronte, matrici di gemme incise, placchette e medaglie. Un repertorio eccezionale in una doppia mostra dal titolo “La memoria del bello” che dal 10 ottobre 2020 al 31 maggio 2021 si svolgerà nel Museo della Zecca di Lucca e nel ‘Museino’ retrostante la Chiesa di San Francesco.

La Fondazione Antica Zecca di Lucca e la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca hanno dato vita qui a un’esposizione molto particolare, con una storia altrettanto singolare. Il repertorio infatti è tornato alla luce solo pochi anni fa grazie ad un ritrovamento fortuito, da parte dell’architetto Raimondo del Soldato, all’interno di un metato nei boschi sopra Calavorno, nel Comune di Coreglia.

Un’incredibile raccolta che l’allora Magister monetae Giuliano Marchetti volle acquistare per la Zecca, dove Roberto Orlandi si occupò di ordinare i pezzi e metterli in sicurezza: oltre settemilacinquecento elementi tra impronte in gesso, in pasta vitrea e in zolfo e altro ancora dai soggetti più disparati, comunque riferibili ad una manifattura ottocentesca di alto livello. Dalle immagini votive, di carattere religioso, a una serie di temi legati alla numismatica antica e alla mitologia classica e tanti personaggi celebri – abbondano i profili di Napoleone – molto apprezzati dal mercato francese dell’epoca.

Un repertorio che, grazie alla mediazione di Maria Stuarda Varetti, ha attratto l’attenzione anche di un grande cultore della materia come Gabriele Vangelli de Cresci, autore di un volume ampio e definitivo sulla collezione, pubblicato nel 2018 e intitolato “A minima ad maxima”.

“Se si parla di impronte di questo genere – afferma con soddisfazione Alessandro Colombini, Presidente della Fondazione Antica Zecca di Lucca – siamo di fronte alla collezione più ampia conosciuta al mondo. Un ‘tesoro ritrovato’ che con questa esposizione trova il giusto momento di divulgazione”.

Un’esposizione, curata da Franca Maria Vanni, in cui è presente una selezione, attenta e altamente rappresentativa, di questa vasta raccolta, in cui i temi cari al mercato internazionale d’arte del XIX secolo, prendevano vita attraverso la sapiente manifattura del gesso che nella Valle del Serchio vanta una tradizione secolare. 

Una bella occasione per un viaggio attraverso i gusti, i motivi e le passioni delle famiglie nobiliari, e probabilmente anche reali, dell’Europa di inizio Ottocento, raccontate da piccoli elementi di gesso, in zolfo o in pasta vitrea, lavorati da mani abili e pazienti nel tempo sospeso delle valli lucchesi.

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