Cultura
Agata, santa tosta
Terra di sante indomabili, la Sicilia. Non solo la siracusana Lucia, ma anche e prima di lei, Agata, Sant’Aita, patrona di Catania e protettrice dei suoi cittadini dalle…

Francesco Ermini Polacci presenta il concerto "Tutto Mozart" al Teatro San Girolamo domenica 8 febbraio alle ore 18
Francesco Ermini Polacci – già ideatore per il Teatro del Giglio Giacomo Puccini della rassegna di incontri con il pubblico "Raccontare l'Opera" – sarà protagonista domenica 8…

Stagione dei concerti: lo straordinario violinista Andrea Cicalese per la prima volta a Lucca
Dopo il grandissimo successo del concerto di sabato scorso, il pianista Filippo Gorini torna sul palco dell'auditorium del Conservatorio "Boccherini" a Lucca e stavolta lo fa in compagnia…

Mariano Rigillo al Teatro del Giglio con "Giuda", tragedia di Enrico Pea
Mariano Rigillo, unanimemente riconosciuto come uno dei più raffinati interpreti della scena italiana, con una carriera che attraversa oltre sessant'anni di teatro e cinema, è il protagonista…

Athos Careghi firma la copertina 2026 dell'antologia del Premio Racconti nella Rete
L'antologia, edita da Castelvecchi, accoglierà i venticinque racconti vincitori della 25^ edizione del Premio. L'immagine verrà utilizzata anche per il manifesto della trentaduesima edizione del festival LuccAutori in…

Occupazione, Resistenza, I tre inverni della paura: Adele Grisendi porta a Lucca "La figlia di Nora", ospite della Società dei Lettori
Si tratta del proseguo della vicenda di Nora, già protagonista del romanzo di Giampaolo Pansa "I tre inverni della paura"

Siegfried de Rachewiltz, nipote di Ezra Pound, a Lucca lunedì 26 gennaio per la conferenza sul Sacro nell'opera poundiana
Siegfried de Rachewiltz, nipote di Ezra Pound, sarà a Lucca, al Teatro San Girolamo, lunedì 26 gennaio alle ore 16.00, ospite della seconda edizione di "PPP – Pea…

Alla biblioteca Agorà ecco il programma 2026 della rassegna "Oltre il Ricordo. Itinerari storici e culturali attraverso la frontiera orientale"
Dopo l'ottima riuscita delle prime due iniziative, svoltesi in ottobre e novembre, il Comune di Lucca comunica il calendario degli autori e dei titoli della rassegna "Oltre il Ricordo" che saranno presentati alla Biblioteca Civica Agorà in questa prima parte del 2026

A Roma con il giornalista Paolo Mieli la presentazione dell'edizione del carteggio tra Carlo Ludovico Ragghianti e Bruno Zevi
Martedì 13 gennaio alle ore 17 la Fondazione Bruno Zevi di Roma e la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti di Lucca presentano, nella sede della Fondazione…

Il Cineforum Ezechiele 25,17 organizza un evento speciale per festeggiare i 130 anni del Cinema
Martedì 30 dicembre - a partire dalle ore 17.00 al Cinema Artè di Capannori - il Cineforum Ezechiele 25,17 organizza un evento speciale per festeggiare i 130 anni del Cinema

Gli Italian Harmonists protagonisti dei Lucca Puccini Days 2022 con il concerto “37573 Enricocaruso”
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Direttamente dal Coro del Teatro alla Scala, con un concerto dedicato a Enrico Caruso, arrivano gli Italian Harmonists per l’edizione 2022 dei Lucca Puccini Days. L’appuntamento è al Teatro San Girolamo domani – mercoledì 14 dicembre – alle ore 21. Andrea Semeraro (tenore), Giorgio Tiboni (tenore), Luca Di Gioia (tenore), Michele Mauro (tenore), Sandro Chiri (basso) e Jader Costa (pianoforte) sono gli Italian Harmonists, e ci condurranno nella vita del grande Maestro Enrico Caruso, icona dell'Italia, dell'opera lirica e di Puccini nel mondo, attraverso introduzioni biografiche e curiosi aneddoti… Ad esempio, la scoperta nel 1989 dell’asteroide 37573 dedicato al grande tenore, da cui il titolo del concerto.
Il progetto di riproporre ai giorni nostri un quintetto di voci maschili armonizzate, accompagnate dal pianoforte, nasce nel 2003 sull'onda di una felice intuizione di Andrea Semeraro; l'entusiasmo prodotto dalle armonizzazioni e dallo stile interpretativo dei berlinesi “Comedian Harmonists” (gruppo vocale che negli anni '30 ebbe folgorante ma breve carriera internazionale a causa delle leggi razziali che colpirono metà dei suoi componenti) ha trovato “terreno fertile” anche in altri amici e colleghi del Teatro alla Scala, e in breve tempo il contagio è stato totale. Dopo un avvio artistico che si proponeva come ri-evidenziazione musicale e stilistica dei grandi successi dei capostipiti tedeschi, gli “Italian Harmonists” (il nome scelto ha voluto rappresentare un chiaro omaggio) decidono di estendere il proprio repertorio rivisitando alcune tra le più belle canzoni italiane che, a cavallo tra i '30 e i '50, hanno reso memorabili “gli anni della radio”, e questo grazie soprattutto alle indiscutibili capacità di musicista ed arrangiatore del pianista Jader Costa.
Da quel momento in poi, a testimonianza sempre di più evidente della eccellenza artistica del progetto, l'attività del gruppo è un susseguirsi di successi e gratificazioni: l'incisione del primo disco (“Quando la radio...”), l'assegnazione del “Premio Carosone 2007” (grazie a una personale rilettura del classico “Tre numeri al Lotto”, eseguita all'Arena Flegrea di Napoli il 21 settembre) e una memorabile esibizione al glorioso “Teatro Derby” di Milano, storico palcoscenico del panorama teatral-musicale milanese. Siamo sulla strada giusta, e nel 2008 il gruppo varca la soglia della Sala A di Via Asiago in Roma per eseguire in diretta su RAI Radio3 l'intero spettacolo “Quando la Radio…” per “Radio3 Suite”, il cui successo procura l'invito a replicare presso la Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale, in occasione de “I Concerti del Quirinale”, sempre con diretta radiofonica su RAI Radio3 e ulteriore contemporanea diffusione su circuito Euroradio. Negli anni a seguire l'attività concertistica porta il gruppo ad esibirsi in diverse città e province d'Italia (Bolzano, Trapani, Cremona, Messina, Savona, Palermo, Trieste, Torino, Ravenna, Pavia) senza dimenticare, ovviamente, Milano, dove con orgoglio si ricorda il “sold out” nel tempio del jazz: il BLUE NOTE, con una memorabile serata nell'Aprile 2011. Presenze significative anche nell'ambito di congressi e conventions come, ad esempio, la partecipazione al BEA (Best Events Awards) 2012 presso la sede milanese del Sole24Ore. Nel 2013 un prestigioso riconoscimento: la medaglia d'argento della Regione Lombardia, “Per aver saputo conciliare ironia teatrale e duttilità vocale con il rigore tecnico e la scrupolosa preparazione, realizzando un progetto musicale che da quasi 10 anni continua ad affermarsi come unico nel proprio genere". Il 2016 è l'anno della svolta artistica e musicale: una sfida vocale impegnativa, fatta di brani tratti dal repertorio lirico/sinfonico, eseguiti sempre con l'ausilio delle sole voci e del pianoforte. I grandi autori classici, romantici e moderni, quali Boccherini, Rossini, Schubert, Verdi, Brahms e Puccini, le grandi pagine liederistiche, gli intermezzi, le ouverture e i brani più suggestivi delle opere più famose, trovano oggi posto nel nuovo “Classicheggiando”.
Biglietti: per assistere al concerto degli Italian Harmonists il biglietto (posto unico numerato) ha il prezzo di 10,00 euro (ridotto 7,00 euro), e può essere acquistato sia alla biglietteria del Teatro del Giglio che su TicketOne.it. La biglietteria è aperta al pubblico dal mercoledì al sabato con orario 10.30-13 e 15.30-18, e un’ora prima di ogni rappresentazione (tel. 0583.465320 in orario di apertura, email
I Lucca Puccini Days 2022 proseguiranno giovedì 15 dicembre (ore 21, Teatro San Girolamo) con il concerto di Yasko Sato (soprano) e Koji Ishizaka (pianoforte) dal titolo “Liriche da camera del ‘900 giapponese”: brani di autori giapponesi che attingono a melodie tradizionali – fonte originaria di ispirazione per Giacomo Puccini – coniugandole con una sensibilità armonica raffinata e moderna, che strizza l’occhio all’impressionismo europeo.
Tutte le informazioni sul calendario completo degli eventi sono consultabili sul sito internet www.teatrodelgiglio.it
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Qualsiasi Cosimo, al sud, è Mimmo. Di Mimmo Cavallo, però, ce n’è uno solo: unico e inimitabile.
Nato a Lizzano nel giorno di capodanno di 71 anni fa, oggi divide il suo cuore tra Taranto e Milano: i mesi caldi li trascorre, con sua moglie, nella casa al mare giù al sud; poi, a svernare, sale al nord per adempiere ai suoi doveri di padre e di nonno. In Lombardia raccoglie le idee, in Puglia le realizza.
Questo – molto sommariamente – il suo palmarès: sette dischi all’attivo, un riconoscimento come migliore autore al premio Tenco, una comparsa al Festivalbar e svariate apparizioni in trasmissioni televisive. Sua è la firma del tormentone estivo del 2011 di Zucchero: “Vedo Nero”. Ha collaborato, infine, con la grande Mia Martini - sua ‘compagna di viaggio’ - alla quale, il 20 settembre (data scelta non a caso, in quanto compleanno di Mimì), ha dedicato un estratto dal suo nuovo (l’ottavo) disco in uscita.
Non crede alle dicerie e alle maldicenze. Si definisce un ‘cantautore regionale’ che strimpella la chitarra e dice le cose come stanno. Non si sente un musicista, ma un buon costruttore di melodie. È uno che mentre fa un disco pensa già a quello dopo. La Gazzetta lo ha raggiunto telefonicamente per conoscerlo da vicino.
Che ragazzo era Mimmo Cavallo?
“Ero molto ‘rockettaro’. Non ero attratto dalla scena cantautoriale dai testi politici e sociali. Ascoltavo gruppi come i Jethro Tull e - in Italia - seguivo Battisti, Baglioni. Cercavo, insomma, un costrutto musicale nelle canzoni: ero affascinato dalle linee melodiche”.
Cos’è che non la attraeva dei cantautori – cosiddetti – ‘impegnati’?
“Cantavano, spesso, liriche bellissime ma non suffragate da un costrutto musicale decente. Un po’ come fossero poesie con la forzatura della rima. Quasi dei brani scritti su commissione, con parole già preordinate, senza pescare nel proprio cratere melodie diverse. La loro musica era asservita al testo”.
A quando risale il suo debutto discografico?
“Ho esordito nel 1980 con “Siamo meridionali”, un brano un po’ divisivo: al nord non lo passavano, al sud mi rimproveravano perché ormai si sentivano integrati. Al tempo vendetti 40 mila dischi, oggi sarebbe disco di platino. Ritengo il dialetto una lingua dell’anima”.
C’è un simpatico aneddoto legato all’uscita del suo primo disco “Siamo meridionali”. Vuole raccontarcelo?
“Sì (ride). Innanzitutto, al tempo, non si faceva più il disco a due facce; quindi, per me, riadattarono le macchine per stampare la copertina. Poi fecero 1.500 valigette di cartone, con lo spago sopra, e con su scritto: “Addo’ arrive chiande u zippe” (dove arrivi metti un segno) da destinare alle emittenti, alle radio e a tutti i personaggi influenti del mondo dello spettacolo. Dentro – oltre a foto e dischi – c’erano anche vari gadget tra cui: la pasta Voiello, un litro di vino, un litro d’olio, le noci, i fichi secchi e la nota culturale di Napoli e di Marotta. Fu un evento, insomma. Lucio Dalla arrivò addirittura a dirmi: “Ma chi cavolo sei tu, Gesù Cristo?”
Nel 1981, ovvero l’anno successivo, uscì con un’altra grande canzone: “Uh, mammà!”
“Esatto. È il mio brano di maggior successo con “Stancami stancami musica” del mio terzo album. Essendo forse più ‘ecumenico’ e meno ‘divisivo’ ha superato “Siamo meridionali” in termini di consenso. Sono questi, ancora oggi, i miei cavalli di battaglia”.
Come vive attualmente la sua meridionalità?
“Certamente oggi sono più gli immigrati a sentirsi ‘meridionali’ che non noi. Anche perché, ormai, abbiamo egemonizzato il nord (sorride)”.
Celebre è il suo sodalizio – artistico ed umano – con Mia Martini. Può raccontarci qualche aneddoto su di voi?
“Da ragazzo conobbi, ad una festa, sua sorella più piccola: Olivia. Quando mi rivelò il suo legame con Mia Martini, io le chiesi subito il numero di telefono promettendole che l’avrei chiamata. Purtroppo, dopo una settimana, persi il numero. Dopo dieci anni mi ritrovai a cena con Mimì a casa di un nostro amico. Lei stava parlando al telefono con Olivia, la quale le stava dicendo di starsi per sposare. Così presi la palla al balzo e mi complimentai: “Che bello, si sposa Olivia?” Mia mi rispose: “Ma che, la conosci?” Le dissi: “Caspita se la conosco!” Così Mimì me la passò. Olivia però, lì per lì, non si ricordò di me. Così feci una pessima figura”.
E poi come finì?
“Quando facemmo il concerto insieme a Taranto, io e Mia, andammo tutti a mangiare in un ristorante vicino al ‘ponte girevole’. In quell’occasione c’era anche Olivia. Mimì mi mise subito in guardia: “Guai a te se ritiri fuori quella storia!” A tavola però fu più forte di me: la ritirai fuori. Le accennai ad una signora bionda che era sulla porta quella sera alla festa in cui ci incontrammo, e a quel punto Mia si illuminò: “Ma quella è mamma!” Così si scoprì finalmente che la mia storia della sorella non era inventata, era vera!”
Il 20 settembre è uscito con un brano intitolato “Oh Mimì”. Cosa voleva dirle?
“Che mi manca. Come, d’altronde, manca a tante persone. Mancano soprattutto cantanti che hanno qualcosa dentro e che trasmettono messaggi da decifrare quando interpretano una canzone. Mia aveva questa forza. Io la consideravo il mio alter-ego femminile. Era tutto per me. Quando scrivevo, mi accorgevo che le mie canzoni erano costruite su di lei. Tanto che il brano “Guarirò guarirò”, che avevo scritto per Loredana Berté nel 1980, volle interpretarlo a tutti i costi Mimì. Oggi, dopo tanti anni, Loredana ha deciso di inciderlo. Per me è un cerchio che si chiude”.
Una curiosità prima di concludere: ma è vero che lei ha scritto la hit “Vedo nero” di Zucchero?
“È vero. Era un mio pezzo, ma il produttore – dovendo fare un album – lo scartò. Poi una sera, mi trovai ad una cena con degli amici. C’era anche Marina Testori, che allora faceva l’ufficio stampa di Fornaciari. Le accennai ad alcuni miei pezzi che volevo far sentire a Zucchero – perché, comunque, il suo mondo mi un po’ mi appartiene. Lei mi fornì un indirizzo e-mail e mi disse: “Tu mandagliele, vedrai che lui le ascolta”. A me sembrò una risposta diplomatica. “Figurati se Zucchero ascolta gli allegati di una mail” pensai. Invece, ho scoperto che Zucchero le cose le ascolta (sorride)”.
E quale fu la genesi del pezzo?
“Quel pezzo lo voleva anche Noemi. Aveva sentito una decina di canzoni mie e le era piaciuta proprio quella: “Vedo nero”. Le risposi, però, che quella canzone ormai era già stata prenotata da Zucchero. Lo raggiunsi e lavorammo insieme sul brano. Lui propose gli arrangiamenti giusti e scrisse la parte finale “Ora, che ore sono? Ora…” Poi prese il mio inciso “Vedo nero…” e ci fece l’inizio. Quando mi fece sentire il provino, rimasi scettico: il mio era un pezzo funky, lui lo aveva rifatto con la cassa in quattro! Poi però, quando vidi tutta la gente alzarsi ballando e battendo le mani, ebbi i brividi. Pensai: aveva ragione…”
Per finire: cosa può dirci sul suo nuovo disco?
“Si intitolerà “Marenauta” ed uscirà nei primi mesi del nuovo anno. Mi sono immaginato come se fossi su un fondo marino e stessi cercando di riemergere dopo essere affondato con una piccola barca che ho denominato “Lanterna verde”. I due brani usciti – “'U Vurpe” e “Oh Mimì” - sono un po’ come le bolle di ossigeno che vengono a galla”.
Andrea Cosimini


