1. La nostra intervista inizia con una breve scheda sull'Osservatorio Astronomico di Monte Agliale. Quando nasce, perché, chi ne fa parte, quale il suo progetto...
La costruzione dell'Osservatorio Astronomico di Monte Agliale iniziò nel 1995, dalla passione e dall'iniziativa di un gruppo di appassionati di astronomia che vollero trasformare un interesse personale in un progetto scientifico e culturale aperto a tutti. Si trova nel territorio del Comune di Borgo a Mozzano, sulle colline della Media Valle del Serchio, a circa 760 metri di altitudine, nella località di Cune.
La sua storia è quella di un'esperienza cresciuta progressivamente, grazie all'impegno volontario di persone che hanno creduto nella possibilità di fare astronomia anche lontano dai grandi centri di ricerca, grazie anche all'impegno degli amministratori del Comune di Borgo a Mozzano, che credettero nell'impresa. Oggi l'Osservatorio è gestito dal Gruppo Ricerche Astronomiche (GRA), un'associazione senza fini di lucro che si occupa sia dell'attività scientifica sia della divulgazione.
Il nostro progetto ha una doppia anima: da una parte la ricerca astronomica, dall'altra la diffusione della cultura scientifica. Vogliamo avvicinare le persone all'astronomia, soprattutto i giovani, ma anche dimostrare che un piccolo osservatorio può contribuire concretamente alla ricerca internazionale.
Monte Agliale non è soltanto un luogo dove si osservano le stelle: è un punto d'incontro tra scienza, conoscenza e territorio. E forse proprio questa è la sua caratteristica più importante.
2. Oltre al lavoro di educazione alle scienze astronomiche e alla divulgazione portate avanti anche qualche progetto di ricerca?
Certamente. La ricerca è una componente fondamentale della nostra attività e non si limita all'osservazione amatoriale del cielo.
Nel corso degli anni l'Osservatorio ha ottenuto risultati importanti nella ricerca di supernovae e nella scoperta di asteroidi. Tra il 2000 e il 2026 abbiamo individuato 80 supernovae extragalattiche e scoperto 56 nuovi asteroidi. Sono risultati che ci hanno permesso di collaborare con la comunità astronomica internazionale e di inserire il nostro lavoro in un contesto scientifico ben più ampio di quello locale.
La ricerca sulle supernovae, per esempio, ci consente di individuare stelle che stanno concludendo la propria esistenza con esplosioni di enorme energia, spesso in galassie lontanissime. È un'attività che richiede strumenti adeguati, automazione, competenze tecniche e soprattutto continuità.
Ci occupiamo anche di astrometria, cioè della misurazione precisa della posizione degli oggetti celesti, seguendo asteroidi e comete. A queste attività si affiancano esperienze di spettroscopia astronomica, che permettono di studiare la luce degli oggetti celesti e ricavarne informazioni sulla loro composizione e sulle loro caratteristiche fisiche.
È importante sottolineare che oggi la ricerca astronomica non è più appannaggio esclusivo dei grandi osservatori professionali. Grazie alla tecnologia e alle reti di collaborazione internazionali, anche una struttura come la nostra può dare un contributo scientifico riconosciuto.
3. Fornisci ai Lettori di "In Lucca Veritas" qualche ulteriore informazione sui componenti della tua squadra...
Dietro un osservatorio astronomico ci sono soprattutto le persone. E nel nostro caso il gruppo è composto da appassionati che, nel tempo, hanno acquisito competenze tecniche e scientifiche anche molto specialistiche.
Il direttore scientifico è Fabrizio Ciabattari, che coordina l'attività osservativa e di ricerca. Accanto a lui lavorano Emiliano Mazzoni, Mauro Rossi, Riccardo Simonetti, Fabio Biagini e Giorgio Petroni, ciascuno con le proprie competenze e il proprio contributo alle attività del gruppo.
Non siamo una struttura universitaria né un centro di ricerca con personale retribuito. Il nostro è un lavoro basato prevalentemente sul volontariato, sulla condivisione delle conoscenze e sulla passione. Questo non significa, naturalmente, che il lavoro sia meno rigoroso. Al contrario, quando si fa ricerca astronomica, anche da una struttura non professionale, le misure devono essere attendibili e i risultati verificabili.
Personalmente, oltre a occuparmi della presidenza dell'associazione, seguo in particolare gli aspetti legati alla divulgazione e alla comunicazione scientifica, cercando di mettere in relazione il lavoro dell'Osservatorio con il territorio e con le persone.
Credo che il valore più grande della nostra squadra sia proprio questo: mettere insieme esperienze e capacità diverse, senza che nessuno debba necessariamente essere un astronomo di professione per dare un contributo significativo.
4. Prova a formulare un bilancio delle attività svolte in questo 2026 che volge al termine.
Il bilancio del 2026 è positivo, con la scoperta di due nuove supernove, anche se preferisco valutare il lavoro di un osservatorio non soltanto in base al numero delle osservazioni o ai risultati scientifici ottenuti.
Abbiamo proseguito le attività di ricerca, il monitoraggio degli oggetti del Sistema Solare e le osservazioni astronomiche, mantenendo i contatti con la comunità scientifica internazionale. Parallelamente abbiamo continuato il lavoro di divulgazione, che considero una parte essenziale della nostra missione.
L'Osservatorio deve essere un luogo vivo, capace di accogliere persone di età e formazione diverse. Le occasioni d'incontro con il pubblico, le visite, le serate astronomiche e le iniziative rivolte alle scuole sono altrettanto importanti delle attività scientifiche vere e proprie.
Ma guardando al futuro, il 2026 è stato soprattutto un anno nel quale abbiamo lavorato per consolidare e sviluppare il ruolo dell'Osservatorio nel territorio. Stiamo ragionando su un progetto di valorizzazione che coinvolga il Comune, il mondo universitario e altre realtà locali, con l'obiettivo di far crescere Monte Agliale e, contemporaneamente, creare nuove opportunità culturali per il borgo di Cune.
Non vogliamo trasformare questo luogo in una meta di turismo di massa. Vorremmo piuttosto contribuire a costruire un modello di sviluppo culturale e scientifico, nel quale l'astronomia diventi anche uno strumento per valorizzare un territorio e la sua comunità.


