Anno XI 
Domenica 14 Giugno 2026

Scritto da Redazione
Garfagnana
13 Giugno 2026

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Manca poco all'avvio della ventesima edizione degli Incontri al Teatro di Verzura. Ad inaugurare l'estate borghigiana sarà Sigfrido Ranucci, mercoledì 17 giugno, alle 21: giornalista, autore e conduttore di Report, Ranucci porterà a Borgo a Mozzano il suo libro rivolto ai più piccoli "Navigare senza paura". Un libro-gioco dedicato alla complessità del mondo digitale che, attraverso quattro storie brevi, invita i giovani lettori a provare, sbagliare, compiere delle scelte sapendo di poter tornare indietro: un'occasione per stimolare dialogo e consapevolezza, prima di buttarsi davvero nella rete. Ci sarà spazio anche per raccontare l'ultimo volume di Ranucci, "La scelta", dove ripercorre la sua carriera di giornalista libero, coraggioso e indipendente.
 
Ranucci dialogherà sul palco insieme al sindaco Patrizio Andreuccetti, alla consigliera comunale Greta Orsi e a Francesco Poggi.
 
Gli incontri sono a ingresso libero e inizieranno alle 21. Tutte le info e gli approfondimenti sono reperibili sui canali social degli Incontri al Teatro di Verzura.
La rassegna è organizzata dal Comune di Borgo a Mozzano, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e il patrocinio di ANCI Toscana e Provincia di Lucca.
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Esiste una categoria dello spirito, prima ancora che sociale, che il perbenismo nostrano – quello cresciuto a pane, cartellino e frustrazione – fatica a digerire. È la figura del "fancazzista". Un insulto preconfezionato, scagliato solitamente da chi confonde l'efficienza con la schiavitù e il successo con il logorio. Nel vocabolario del mediocre, il fancazzista è colui che dispone del proprio tempo. Se scrivi, se pensi, se crei i tuoi spazi, se decidi di abbandonare i binari morti di un sistema che ti vuole incasellato per produrre la tua quota di rumore online e indipendente, allora diventi sospetto. Diventi un privilegiato da punire, o meglio, da svalutare. La verità è che per fare i "fancazzisti" a questo livello ci vuole un coraggio che la maggioranza delle persone non può nemmeno concepire. Ci vuole il coraggio di osare, di saltare nel vuoto, di tagliare i ponti con le certezze rassicuranti dello stipendio fisso per costruirsi una libertà su misura. La libertà di alzarsi al mattino e decidere a cosa dare valore. La libertà di essere presente per chi ami, di tendere la mano a chi ha bisogno, di godersi un martedì di sole al mare mentre il resto del mondo timbra una vita in fotocopia. Ed è qui che scatta l'invidia. Un'invidia strisciante, meschina, che spesso si annida proprio nelle pieghe delle relazioni più vicine. Chi non possiede nulla se non un padrone che gli dice cosa fare, chi ha bisogno di un binario rigido per non perdersi, non può tollerare la fluidità di chi invece padrone è solo di se stesso. Non potendo raggiungere quella libertà, il mediocre tenta di degradarla. Accetta i frutti di quel tempo libero – la generosità, l'aiuto concreto, la condivisione del benessere –, ma poi sputa nel piatto definendolo ozio...

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