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Scritto da Redazione
Piana
07 Marzo 2024

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Un pomeriggio per conoscere da vicino la cultura islamica e in particolare il ruolo della donna nella società afghana attraverso la testimonianza di chi lavora per favorirne la formazione e l'indipendenza. Sabato (9 marzo) alle 17 gli spazi del Palazzo di Vetro di piazza Felice Orsi a Porcari, sede della Fondazione Giuseppe Lazzareschi, ospiteranno il secondo appuntamento organizzato dal Comune e sostenuto dalla Commissione pari opportunità per celebrare la Giornata internazionale della donna.

La conversazione Donne nel mondo islamico – questo il titolo dell'appuntamento – sarà moderata da Claudia Samia Berti, consigliera comunale di Capannori e operatrice della Caritas diocesana di Lucca. Con lei dialogherà una rappresentante di Fondazione Pangea, l'organizzazione impegnata a sostenere la tutela e l'emancipazione delle donne in Italia, India e Afghanistan. In particolare il progetto Jamila di Pangea, attivo dal 2003 nell'area urbana di Kabul, si rivolge a donne estremamente povere, per la maggioranza analfabete e con problemi familiari (vedove, orfane con disabilità, con famiglie estremamente numerose o con mariti malati) ma fortemente motivate ad avviare un'attività di microimprenditoria familiare o individuale.

Le donne afghane possono così frequentare corsi, come quello, voluto proprio dalla comunità femminile locale, per diventare parrucchiere o estetiste attraverso la disponibilità di professionisti della bellezza italiani; ma anche ricevere assistenza e, vero elemento che fa la differenza, possono accedere al programma di microcredito, messo a disposizione di quante vogliono avviare o incrementare attività lavorative.

"È profondamente preoccupante assistere al regresso dei diritti delle donne in seguito alla ripresa del potere da parte dei talebani – commenta l'assessora alle pari opportunità del Comune di Porcari, Eleonora Lamandini – e ringraziamo Pangea per il coraggio e l'impegno. In questo momento alle donne afghane è impedito l'accesso alle scuole superiori, caso unico al mondo. Abbiamo il dovere di conoscere e non tacere, perché non importa quanto certe situazioni possano apparire distanti da noi: le battaglie di ogni donna sono le nostre battaglie. Occorre uno sforzo collettivo, che parta dalle piccole comunità e arrivi fino alle organizzazioni internazionali, per l'istruzione, l'accesso ai servizi sanitari e l'empowerment economico delle donne".

L'ingresso è libero fino a esaurimento posti.

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