Anno XI 
Martedì 3 Febbraio 2026

Scritto da francesco pellati
Politica
03 Febbraio 2026

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Grazie Alessandro Calista, da parte mia, delle mie figlie, di tutti i tuoi compatrioti che detestano i delinquenti che ti hanno circondato in dieci e ti hanno ferito, né sopportano le dissociazioni di comodo dei sepolcri imbiancati di ogni genere, specie e provenienza. Guarisci, torna dalla tua famiglia e se te la sentirai, se non sarai indagato per eccesso di legittima difesa, torna a difenderci dai delinquenti.  

L’onorevole Schlein è preoccupata per la ”strumentalizzazione che le destre” fanno delle vicende torinesi.

Non è preoccupata per le violenze contro chiunque, poliziotti, reporter, passanti e contro qualunque cosa, vetrine, automobili, cassonetti, panchine, selciato, né per l’impunità finora riservata da molti giudici ai delinquenti non solo italiani che a Torino, Roma, Milano, Pisa, Bologna, Genova hanno “manifestato”.

Costoro non sono più ”compagni che sbagliano”, sono ombre, schegge anonime con cui andare ai cortei “pacifici”, condannarne poi le gesta nelle conferenze stampa, tacere su quello che accade dopo: gli uomini feriti, le cose distrutte, le sentenze benevole.

Una condanna formale dei “violenti” e solidarietà ai feriti si nega solo agli ebrei, non alla polizia italiana pur repressiva e fascista come la americana ICE di Minneapolis. Entrambe ben peggiori di Hamas che è invece una coorte di eroi oppressi, pacifici e democratici per cui spendersi in piazza e in piazzate.   

Anzi è occasione per ribadire che Il rischio vero sono i neofascisti, quelli che volevano parlare della remigrazione ma non poterono farlo perché 12 parlamentari “di sinistra”(più un paio dello zoo politico M5S) occuparono democraticamente la sede naturale di ogni confronto: una sala di Montecitorio.

Le violenze andrebbero comprese e prevenute da uno Stato che invece le destre hanno ridotto a patrigno insensibile e sordo al grido di dolore che proviene da questi miti giovani democratici che sfogano la loro rabbia per essere stati lasciati nella solitudine sociale con pestaggi e distruzioni.

Nel corteo pacifico di Torino c’era Zerocalcare, il cantore degli oltre 150 Centri sociali di Sinistra (gli unici due di Destra non dispongono di cantori), ha illustrato lo striscione di apertura: “Askatasuna vuol dire libertà. Torino è partigiana. Contro governo, guerra e attacchi agli spazi sociali».

il signor Michele Rech, nome d’arte Zerocalcare, è un fumettista aretino di chiara fama, ha titolo per dire quello che dice, la Toscana ha fatto la sua parte per conferirgli autorevolezza premiandolo a settembre 2014 a Forte dei Marmi (premio “satira politica, categoria disegno satirico”), a ottobre 2017 al Lucca Comics & Games, col Gran Guinigi per la migliore storia breve, da ultimo a novembre 2025, al Lucca Comics & Games 2025, ospite di Netflix con la nuova serie Due spicci, con governo e sindaco di centro destra, che tuttavia restano colpevoli di discriminare chi la pensa diversamente da loro, come denuncia Anneliese Baldaccini, di Amnesty International Italia (per citare una delle tante voci angosciate per la perdita della libertà):  “La normativa approvata in tema di “sicurezza” è il sintomo che l’autoritarismo si appresta a prendere piede anche nel nostro paese: come non definire autoritarie ….. le modalità con cui, attraverso l’uso eccessivo e della forza e l’utilizzo dei fogli di via contro le persone attiviste, è stato gestito l’ordine pubblico durante le ricorrenti manifestazioni….”

Capito?  

C’erano CGIL e ANPI, immancabili nelle manifestazioni pacifiche e democratiche, c’era Rifondazione Comunista con l’immarcescibile Paolo Ferrero, c’era il deputato Marco Grimaldi di AVS, c’era Nicoletta Dosio l’eroina dei No Tav, c’era Francesco Ramella, professore ordinario di Cultura politica e società dell'Università di Torino,  che spiegava: “dalle 16 di ieri pomeriggio (30 gennaio) Palazzo Nuovo, una delle sedi universitarie di Torino,  si è trasformato definitivamente nell’hub degli antagonisti. Tutte le attività si sono fermate, … dentro sono rimaste solo le persone che oggi scenderanno in piazza. Una lunga notte di preparativi: striscioni, cartelli, logistica». L’ateneo diventato dormitorio e laboratorio degli “antagonisti”, ben più nobile compito che insegnare agli studenti.

In tutto erano 15.000 (o peggio 50.000 come dicono loro): nessuno si è accorto che in mezzo a loro c’erano più di 1.000 violenti che venivano da tutta Europa, pronti alla guerriglia urbana, come in tutti gli altri cortei della sinistra impegnata, sempre, ovunque, senza eccezioni.

Tutti immemori, ottimisti, forse anche un po’ concordi (solo nella ideologia, per carità!), insieme hanno marciato, hanno cantato Bella ciao, hanno condiviso l’inno ad Hamas aggiungendovi quello a Maduro, l’ultimo eroe sinistro (in tutti i sensi), sono vissuti per qualche ora nel Paese delle Meraviglie, e poi il brusco risveglio: il mio vicino incappucciato nella nera divisa di ordinanza, magari con la spranga che spuntava dallo zainetto, che assieme a me  marciava per la libertà, ha cominciato a correre, a incendiare, a distruggere, a picchiare i poliziotti e i giornalisti.

Che però un po’ se lo meritano, dai!:

lo ha detto tante volte anche la nostra Schlein, lo dicono sempre Bibì e Bobò, lo dice perfino Conte che è pur sempre l’avvocato del popolo, ne è sicura la signora Dosio che da anni combatte anche per me in Val di Susa dove ne ha picchiati parecchi di poliziotti, lo dicono i nostri giornalisti, i Travaglio, i Pucciarelli, le Gruber, per dirne solo tre, lo dice il professor Zanella, l’ANPI, la CGIL, lo dichiara perfino il neofita della storia professor Barbero, dal pulpito de La 7 TV, del milionario torinese Urbano Cairo, democratico e di sinistra, il che lo rende un pò meno milionario.

Tanto poi dichiariamo che siamo stati sorpresi dai violenti, che noi non condividiamo, che siamo solidali con la Polizia, che ci sta a cuore solo la libertà, la democrazia, gli articoli 4, 5, 11 e la XII disposizione transitoria della Costituzione.

Così alle sette e mezza/otto mettiamo le gambe sotto il tavolo e fra una cucchiaiata di minestra e una forchettata di spaghetti, guardiamo alla TV quello che il nostro mite vicino di corteo sta facendo,

Ci penseranno i giornalisti, i professori, i sindacalisti, i politici a spiegare che noi ci dissociamo, ma che, in difesa della libertà e della democrazia in pericolo, siamo pronti a ricominciare domani.

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